Intelligenza Artificiale a scuola, gli studenti corrono più veloci delle regole: 8 su 10 usano i chatbot ma pochi ricevono indicazioni dai docenti
L’intelligenza Artificiale è arrivata nelle aule italiane prima ancora che la scuola riuscisse a definirne pienamente regole, metodologie e percorsi formativi. Mentre il sistema scolastico si prepara a una fase di introduzione più strutturata della tecnologia – con linee guida ministeriali e investimenti dedicati alla formazione dei docenti – gli studenti stanno già utilizzando quotidianamente chatbot e assistenti digitali per studiare, approfondire e organizzare il proprio lavoro. A fotografare questo divario tra pratiche degli studenti e capacità della scuola di accompagnarle è l’indagine dell’Osservatorio “Giovani e Lavoro” di Skuola.net e Gi Edu, la divisione di Gi Group dedicata al collegamento tra scuola, università, ITS e mondo del lavoro. La ricerca ha coinvolto 2.500 studenti delle scuole superiori al termine dello scorso anno scolastico.
Il dato più evidente è quello della diffusione: 8 studenti su 10 dichiarano di utilizzare strumenti di Intelligenza Artificiale nello studio, mentre soltanto una minoranza afferma di aver ricevuto dalla scuola indicazioni precise su modalità, opportunità e rischi.
L’IA è già una compagna di studio per la maggioranza degli studenti
L’utilizzo degli strumenti generativi non appare più un fenomeno marginale. Secondo la rilevazione, soltanto il 18% degli studenti non utilizza chatbot basati sull’Intelligenza Artificiale. Tra coloro che invece li impiegano, il rapporto con questi strumenti è diversificato: il 21% li ha inseriti nella propria routine quotidiana di studio, il 37% li usa con regolarità per alcune materie, mentre il 24% ricorre all’IA soprattutto quando incontra difficoltà particolari.
Un elemento interessante riguarda le modalità di utilizzo. Il quadro restituito dall’indagine non coincide con quello dello studente che delega completamente alla macchina il proprio lavoro. Una parte consistente degli intervistati dichiara infatti di verificare le informazioni prodotte dall’IA: il 24% controlla sempre le fonti, mentre il 30% lo fa molto spesso.
Anche il modo di dialogare con i chatbot sembra mostrare un livello crescente di consapevolezza: il 32% utilizza richieste articolate e strutturate, mentre il 55% procede attraverso più domande successive per migliorare la risposta ottenuta.
Resta comunque una quota di studenti che utilizza questi strumenti in modo meno critico: il 13% si limita a porre una domanda semplice accettando la prima risposta, mentre il 17% dichiara di non verificare mai l’accuratezza delle informazioni ricevute.
Dalle spiegazioni semplificate ai compiti svolti: come viene usata l’IA
Per la maggior parte degli studenti l’Intelligenza Artificiale rappresenta soprattutto un supporto alla comprensione. Il principale utilizzo indicato, infatti, riguarda la richiesta di spiegazioni più semplici di argomenti complessi, pratica scelta da circa due studenti su tre.
Seguono altri impieghi legati all’organizzazione dello studio: il 46% utilizza l’IA per sintetizzare testi e creare materiali di supporto, come mappe concettuali o strumenti utili al ripasso; il 32% la usa per generare quiz ed esercitazioni; il 24% chiede suggerimenti per elaborati e lavori scolastici; il 10% la impiega per costruire piani di studio personalizzati.
Non manca però un uso più problematico dello strumento. Il 20% degli studenti ammette di aver utilizzato l’IA per svolgere compiti al posto proprio, il 22% per correggere testi già prodotti autonomamente, mentre il 17% la usa per tradurre testi in lingua straniera.
La distinzione tra supporto all’apprendimento e sostituzione del lavoro cognitivo dello studente diventa così uno dei nodi centrali per la scuola.
Il rischio della delega: gli studenti temono di diventare dipendenti dall’IA
L’indagine mostra anche una consapevolezza diffusa rispetto ai possibili effetti negativi di un uso eccessivo dell’Intelligenza Artificiale.
Il 73% degli studenti dichiara di avere il timore che un utilizzo troppo frequente dell’IA possa ridurre la propria capacità di svolgere autonomamente alcune attività. Per il **18% questa situazione si sarebbe già verificata.
Anche sul rendimento scolastico gli studenti non riportano un miglioramento generalizzato: soltanto il 24% afferma di aver ottenuto voti migliori grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, mentre il 25% non rileva cambiamenti significativi e il 6% segnala un peggioramento.
Una parte degli studenti sembra quindi aver già individuato alcune strategie di equilibrio: il 28% dichiara di utilizzare l’IA soltanto per attività meno impegnative, mentre il 13% limita intenzionalmente il ricorso agli strumenti digitali per evitare forme di dipendenza.
Un dato che richiama una delle questioni educative più rilevanti: non si tratta soltanto di insegnare a usare l’Intelligenza Artificiale, ma di educare a mantenere attive quelle competenze che rendono significativo l’apprendimento umano.
La scuola tra apertura, cautela e assenza di regole condivise
Se gli studenti hanno già adottato questi strumenti, la scuola sembra ancora alla ricerca di una posizione comune.
Solo il 7% degli intervistati racconta di aver utilizzato spesso l’Intelligenza Artificiale in classe insieme ai docenti. Per il 29% è accaduto raramente, mentre per molti non è mai successo.
Il rapporto con gli insegnanti appare ancora molto diversificato: il 19% degli studenti considera i docenti prevalentemente aperti all’utilizzo dell’IA, mentre il 49% descrive un atteggiamento di tolleranza senza particolari indicazioni, il 12% parla di sostanziale disinteresse e il 20% riferisce di divieti o minacce di sanzioni in caso di utilizzo.
Alla base di questa situazione c’è soprattutto l’assenza di riferimenti chiari: secondo la ricerca, il 50% degli studenti afferma di non avere ricevuto regole ufficiali dalla scuola, mentre il 28% parla di indicazioni generiche o poco definite.
Eppure gli studenti sembrano chiedere un ruolo più attivo alla scuola: il 38% vorrebbe una formazione specifica per i docenti, il 20% propone di integrare l’IA come competenza trasversale nelle discipline, mentre un altro 20% chiede regole chiare sul suo utilizzo. Solo un quinto degli studenti preferirebbe una scuola senza strumenti di assistenza artificiale.
La sfida educativa: usare l’IA senza perdere ciò che è umano
“L’Intelligenza Artificiale rappresenta una delle trasformazioni più rilevanti con cui il sistema educativo e il mondo del lavoro sono chiamati oggi a confrontarsi”, osserva Alessandro Nodari, Responsabile di Gi Edu, commentando i risultati della ricerca.
“Gli studenti hanno già iniziato a utilizzarla – aggiunge – e proprio per questo è importante che la scuola li aiuti a comprenderne opportunità e limiti, accompagnandoli verso un approccio consapevole, critico e responsabile”.
Secondo Nodari, la prospettiva futura non può essere affidata soltanto alla tecnologia: “Pensiero critico, capacità relazionali, creatività ed empatia saranno competenze sempre più decisive in un mondo del lavoro in cui l’IA sarà uno strumento quotidiano”.
Il tema, dunque, non è soltanto introdurre nuovi strumenti digitali nelle scuole, ma interrogarsi su quale ruolo debba avere l’educazione nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale.
La sfida per il sistema scolastico sarà costruire un equilibrio: formare studenti capaci di utilizzare strumenti potenti senza rinunciare alla capacità di ragionare, creare, collaborare e imparare autonomamente. Perché la questione centrale non è se l’IA entrerà nella scuola, ma come la scuola riuscirà a governarne l’ingresso.
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