Compiti assegnati all’ultimo minuto, Valditara annuncia nuove regole: ‘Non si può caricare il lavoro alle 20 per il giorno dopo’

I compiti assegnati in serata attraverso il registro elettronico, magari poche ore prima della giornata scolastica successiva, tornano al centro del dibattito sulla scuola. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato l’intenzione di emanare una nuova circolare, dopo quella già diffusa lo scorso anno scolastico, per richiamare le scuole al rispetto di alcune indicazioni sulle modalità di comunicazione dei compiti agli studenti. “Non si possono assegnare i compiti alle 20 di sera per la mattina dopo”, ha dichiarato il ministro, spiegando che le attività da svolgere a casa dovrebbero essere comunicate con tempi adeguati e annotate sul diario cartaceo.

L’intervento arriva dopo diverse segnalazioni da parte di famiglie e studenti che hanno evidenziato come, nonostante le precedenti indicazioni ministeriali, in alcune scuole sia rimasta la pratica di caricare consegne sul registro elettronico nelle ore serali.

Una nuova circolare dopo le indicazioni dello scorso anno

Il ministero aveva già richiamato le scuole alla necessità di una maggiore attenzione nella programmazione del lavoro domestico degli studenti. Ora Valditara annuncia un ulteriore intervento, definito “più stringente”, sottolineando che le indicazioni ministeriali devono trovare applicazione concreta. “Le circolari vanno rispettate”, ha affermato il ministro, rispondendo alle osservazioni sulla permanenza di comportamenti non uniformi nelle scuole.

Verifiche e interrogazioni: il tema della programmazione

Nel suo intervento Valditara ha affrontato anche il tema della distribuzione delle prove di valutazione. Il ministro ha invitato i docenti a evitare la concentrazione di verifiche e interrogazioni nella stessa giornata. “È evidente che la preparazione non sarà affrontata con la serietà e la tranquillità necessarie”, ha osservato, richiamando il principio di una valutazione più equilibrata e sostenibile per gli studenti. La questione si inserisce in un dibattito più ampio sul carico di lavoro scolastico e sulla necessità di conciliare il diritto allo studio con tempi adeguati di apprendimento, approfondimento e recupero.

La critica di “Basta compiti!”: il nodo non è solo la quantità

A rilanciare il tema era stato nei mesi scorsi Maurizio Parodi, ex dirigente scolastico e fondatore del movimento “Basta compiti!”, con una lettera aperta rivolta al ministro. Parodi, autore del volume “Basta compiti! Non è così che si impara”, sostiene da tempo che il problema non riguardi soltanto la quantità di esercizi assegnati, ma il modello educativo alla base del lavoro domestico.

Secondo questa prospettiva, il compito della scuola non dovrebbe essere quello di trasferire una parte consistente dell’attività didattica fuori dall’aula attraverso un aumento delle consegne, ma quello di insegnare agli studenti un metodo di studio efficace, favorendo autonomia, motivazione e capacità di apprendimento. Il confronto resta aperto: da una parte la necessità, rivendicata dai docenti, di consolidare conoscenze e competenze anche attraverso il lavoro individuale; dall’altra l’esigenza di evitare un sovraccarico che rischia di trasformare lo studio a casa in un adempimento meccanico.

Sindacati divisi sull’assistenza sanitaria integrativa

Nel frattempo, nel mondo della scuola si apre un altro fronte di confronto, questa volta sul tema dell’assistenza sanitaria integrativa per il personale scolastico. La Flc Cgil ha contestato l’utilizzo delle risorse destinate alla polizza sanitaria, sostenendo che una parte dei finanziamenti deriverebbe da fondi sottratti al funzionamento delle istituzioni scolastiche.

Una posizione contestata dagli altri principali sindacati del comparto. Cisl Scuola, Snals, Gilda e Anief hanno respinto questa ricostruzione, parlando di una rappresentazione “strumentale” e sostenendo che la copertura sanitaria integrativa rappresenti un risultato ottenuto attraverso la contrattazione, in linea con quanto avviene in altri settori del lavoro pubblico e privato.

Due questioni diverse – la gestione dei tempi scolastici degli studenti e il welfare del personale – che riportano entrambe al centro un tema comune: come utilizzare al meglio risorse, regole e strumenti per migliorare la qualità della vita nella comunità scolastica.

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