Inclusione/2. Serve un cambio di paradigma
Della necessità di un “cambio di paradigma” per assicurare la continuità del rapporto tra docenti di sostegno e alunni ne parlavamo già nel 2017 in questa notizia, che ci sembra contenere spunti ancora di stretta attualità. Il paradigma da cambiare è sempre lo stesso, ed è la logica dell’integrazione (che sottintende che esistano alunni e classi “normali” nelle quali integrare i “diversi”), da sostituire con quella dell’inclusione (che implica il diritto soggettivo di tutti all’educazione).
Il pedagogista Italo Fiorin proponeva, nel citato articolo del 2017, di “consolidare l’organico degli insegnanti di sostegno utilizzando come unità di misura il rapporto ormai stabilizzato da più di un decennio che è di 1/2 (un insegnante di sostegno ogni due alunni con certificazione)” trasformando il profilo del docente “da specializzato nel sostegno a specializzato in inclusione, con competenze riferite a tutti gli alunni che presentano situazioni di bisogno particolare” e formando “in maniera adeguata (master dopo l’abilitazione) un contingente limitato di insegnanti specializzati nelle disabilità importanti (ad esempio, il 20% dell’organico previsto per l’inclusione)”.
Da un assunto simile, ma facendo un passo più radicale si è mosso più recentemente un altro pedagogista come Dario Ianes, che è giunto a teorizzare addirittura l’eliminazione della figura del docente di sostegno, che diventerebbe inutile (salvo pochi casi di superspecializzati) se tutti gli insegnanti fossero formati a gestire tutti gli alunni a prescindere dalla loro diversa capacità/attitudine ad apprendere. E’ la proposta della cosiddetta “cattedra inclusiva”.
Proposte coraggiose ma realistiche – anche se da sottoporre a un rigoroso studio di fattibilità tecnico-economica – che sul piano politico e parlamentare, almeno sulla carta, non dovrebbero incontrare ostacoli insormontabili (salvo la dichiarata ostilità del generale Vannacci, che va in direzione esattamente opposta), visto che il ministro Valditara, proprio in polemica con Vannacci, ha rilanciato la sua nota tesi (sostenuta anche nel volume La scuola dei talenti) che “ogni giovane ha dei talenti straordinari e la vera scuola che valorizza i talenti dei giovani è quella che personalizza la formazione”.
Una convergenza no partisan su questa materia suonerebbe anche come un positivo segnale di responsabilità condivisa in un tempo di conflittualità esasperate.
Per approfondimenti:
– Sostegno: quella scorciatoia per il posto fisso (e vicino a casa)
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