IA a scuola, non solo tecnologia: ‘Serve metodo, pensiero critico e laboratorio’. Intervista al prof. Cinotti (ITIS Galilei)

Dall’esperienza nelle telecomunicazioni fino al 5G alla didattica in classe: il prof. Maurizio Cinotti racconta come l’intelligenza artificiale possa entrare nella quotidianità scolastica senza stravolgerla, ma potenziando il lavoro docente e rendendo l’apprendimento più accessibile. L’intervista si inserisce nel progetto nazionale “Generazione IA” promosso dall’ITIS Galilei di Roma, che punta a sostenere la transizione digitale del personale scolastico con un approccio concreto e multidisciplinare.

Molti docenti percepiscono l’Intelligenza Artificiale come qualcosa di distante o complesso. Dal suo punto di vista tecnico e formativo, quali applicazioni dell’IA possono entrare già oggi nella didattica quotidiana senza stravolgerla?

“L’errore più comune è far percepire l’IA come una nuova, ingombrante competenza da acquisire, quando dovremmo presentarla come un assistente capace di potenziare il nostro lavoro. Nella didattica quotidiana, uso l’IA per organizzare i contenuti, per rielaborare testi e renderli più accessibili, o per estrarre rapidamente concetti chiave da lunghi manuali d’uso e creare dispense sintetiche. È un supporto che mi facilita nel diversificare i materiali, aiutandomi ad adattare le spiegazioni alle diverse velocità di apprendimento della classe senza dover riscrivere tutto da zero. Quest’anno, ad esempio, ho uno studente non vedente in classe e l’IA mi ha permesso di trasformare i materiali didattici in podcast, rendendo gli appunti accessibili e coinvolgenti. In fondo, l’IA serve a gestire la sovrabbondanza di informazioni, liberandoci dai compiti più meccanici di ricerca e formattazione, permettendoci di concentrarci su ciò che le macchine, almeno per ora, non sanno fare: curare la relazione umana, guidare la classe e ispirare gli studenti — magari facendo appassionare qualcuno — attraverso la propria esperienza”.

Nel progetto Generazione IA si intrecciano telecomunicazioni, elettronica, robotica, sistemi embedded. Perché l’IA non è solo “materia da informatici”, ma un ambito multidisciplinare che coinvolge anche le aree scientifiche e umanistiche?

“Il punto è capire che l’IA non è un territorio solo per nerd. L’uso del linguaggio, la logica, l’etica e il modo in cui gestiamo i dati richiedono un pensiero critico che va molto oltre il codice. Non si tratta solo di saper implementare un algoritmo, ma di chiederci perché lo stiamo facendo e quali limiti dobbiamo darci. Credo che l’IA sia una disciplina che ci interroga su come impariamo e come ragioniamo come collettività. Se questa tecnologia finisce per cambiare il modo in cui viviamo insieme, allora la consapevolezza critica diventa importante quanto la competenza tecnica, se non di più”.

Lei ha lavorato su sistemi reali fino al 5G e oggi insegna: come possiamo trasformare l’IA da argomento teorico a esperienza laboratoriale concreta per gli studenti?

In realtà gli studenti hanno già un’esperienza concreta con l’IA, ma solo attraverso lo schermo, spesso quello del del telefono. Oltre questo però non c’è nulla: bisogna iniziare a ‘toccarla’ nei laboratori per capirne il valore nel lavoro. Bisogna far vedere a uno studente, ad esempio, una telecamera che non si limita a riprendere, ma diventa l’occhio di un sistema capace di distinguere in autonomia i componenti difettosi su un nastro trasportatore e scartarli; oppure vedere all’opera un algoritmo che analizza le vibrazioni di un motore e ci segnala un’anomalia prima ancora che si verifichi un guasto. Quando l’intelligenza artificiale risolve un problema fisico reale smette di essere teoria o pura fruizione passiva e diventa uno strumento del mestiere tangibile. Proprio quello che succede quando introduciamo un pezzo di realtà a lezione”.

Qual è, secondo lei, il ruolo del docente in un’epoca in cui gli studenti hanno accesso a strumenti intelligenti?

“Il ruolo del docente sta cambiando un po’ come successe con l’arrivo delle calcolatrici. Negli anni ’80 c’era chi gridava al disastro: ‘Gli studenti non sapranno più fare le operazioni!’. In realtà, delegare il calcolo alla macchina ha permesso, almeno a chi ne ha colto l’opportunità, di concentrarsi sul problem solving e sull’analisi del senso di quei numeri. Oggi accade la stessa cosa. Il docente non è più colui che ‘consegna’ il sapere — perché le risposte sono già tutte a portata di click — ma diventa quello che insegna il metodo. In un mondo di risposte istantanee, il nostro compito dovrebbe essere quello di insegnare a fare le domande giuste e a non fidarsi ciecamente della macchina. Se l’IA può scrivere un riassunto o risolvere un’equazione, noi dobbiamo spingere gli studenti a fare un salto di qualità: chiedersi se quel risultato ha senso, connettere materie diverse e riformulare le domande per scavare in profondità. In fondo, saper fare la domanda corretta è la prova concreta che hai capito davvero l’argomento”.

Dal suo osservatorio tra industria e scuola, l’IA rappresenta più una sfida o una grande opportunità per rilanciare l’attrattività degli istituti tecnici come il Galilei?

“Probabilmente darà una nuova identità al percorso tecnico. Gli istituti tecnici sono il luogo dove l’astrazione digitale incontra la realtà fisica, ed è proprio il campo dove l’IA produrrà le applicazioni più significative. Formare giovani capaci di integrare l’IA nelle soluzioni meccaniche, elettroniche o domotiche significa prepararli davvero per il domani. Gli istituti tecnici sono, per vocazione, il laboratorio ideale per maturare competenze pratiche e teoriche; se l’IA cambierà il modo di produrre, come ci si aspetta, allora il tecnico diventerà la figura centrale di questa trasformazione”.

I corsi del Galilei: innovazione, responsabilità e formazione gratuita per tutto il personale scolastico

All’interno del progetto formativo nazionale “Generazione IA: crescere e apprendere nell’era dell’intelligenza artificiale”, l’Istituto Galilei di Roma offre un’ampia gamma di percorsi gratuiti dedicati alla transizione digitale e aperti a tutto il personale scolastico.

I corsi spaziano dall’intelligenza artificiale alla robotica, dal pensiero computazionale alla sicurezza digitale, fino allo immersive learning, alla gestione amministrativa e alle discipline STEAM. Si tratta di un’occasione unica per aggiornarsi, sperimentare e progettare la scuola del futuro.

I percorsi vengono erogati con modalità flessibili e innovative, sia sincrone che asincrone, in presenza, a distanza o in formula mista. Sono inoltre disponibili corsi completamente online secondo la metodologia MOOC (Massive Open Online Course), così come esperienze residenziali e immersive.

Un’iniziativa pensata per costruire una comunità professionale consapevole e capace di affrontare le sfide dell’intelligenza artificiale con competenza e visione.

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