Coronello, il virus birbantello. La favola della maestra per spiegare il Coronavirus ai bambini

In Italia in poche settimane sono già 95 i docenti (dall’Asilo Nido all’Università) ad essere stati riconosciuti Insegnanti per la Gentilezza. Ilaria Flauto è tra le prime insegnanti per la gentilezza in Lombardia, insegna in una classe seconda della Scuola Primaria Sauro – Via Perti di Como, dell’IC Como Borgovico.  In questo periodo in cui l’emergenza Coronavirus tiene chiuse molte scuole italiane, lei e i suoi alunni sono a casa, così ha pensato a come poter aiutare a tirare su di morale i propri bambini. 

“La città non è in quarantena, ma si  percepisce una situazione di inevitabile paura”, ha detto la maestra.  Così ha preso carta e penna ed ha scritto una favola dal titolo “Coronello, il virus birbantello”, in cui i protagonisti della sconfitta del virus sono gli stessi bambini. Anche l’idea che non ci fosse cattiveria in questo piccolo virus ma solo curiosità di vedere il mondo è stato un insegnamento che ha voluto trasmettere. Grazie al web la favola è già stata letta da tutti i suoi alunni con il compito a casa di illustrarla. Uno di loro ha già risposto che non vedeva l’ora di dare un volto a Coronello. Poiché la gentilezza è anche condivisione la favola è stata diffusa tramite social con un grande riscontro. La favola è per tutti i bambini, che se vogliono possono provare a disegnare Coronello. La pubblichiamo mettendola a disposizione di tutti.

Coronello, il virus birbantello

Ascolta la favola

C’era una volta, in un paese lontano, un piccolo virus: Coronello. Era famoso per il suo caratterino: ribelle, dispettoso, disubbidiente. Lo chiamavano, scherzosamente, “Coronello il virus birbantello”!

Ma il sogno più grande di Coronello era di girare il mondo. Passava giornate intere a sognare paesi lontani: “La Grande Muraglia la conosco, è nel mio paese! Vorrei vedere i mari caldi del sud del mondo, le montagne altissime in tutti i continenti! E poi monumenti famosi come la Tour Eiffel, il Colosseo, il Big Ben, l’Empire State Building!”

La sua corona da principe dei virus e il suo rango reale gli permettevano di poter andare ovunque volesse, ma non aveva ancora capito in che modo sarebbe riuscito ad andare molto lontano.

Per un periodo studiò i comportamenti delle persone e capì che per andare lontano doveva utilizzare il canale della “gentilezza”: “Se voglio passare da una persona all’altra in modo silenzioso e sicuro, mi devo intrufolare nei loro abbracci, nelle strette di mano. Nei baci che accompagnano i saluti affettuosi, Sì! Farò così! Approfitterò della “gentilezza” per andare da una persona all’altra e girare il mondo”.

Inconsapevole dei danni che avrebbe causato, Coronello partì dalla Cina e arrivò fino al Lago di Como. Nella lunga strada percorsa, però, fece danni, procurò malanni, paure, al punto da far abbandonare agli esseri umani le loro “abitudini gentili”.

Ma una classe di piccoli bambini di seconda elementare della città di Como capì che lavandosi le mani in modo accurato, starnutendo e tossendo nella piega del gomito, mantenendo accesa la loro vivacità e continuando, con queste piccole accortezze, a stare insieme e a praticare i gesti gentili a cui erano abituati, avrebbero fermato il viaggio di Coronello che, da semplice curiosità di vedere il mondo, era diventato un flagello per le popolazioni.

I nostri piccoli eroi mandavano in giro per Como “biglietti gentili”, frasi di conforto a chi era ammalato, a chi non usciva di casa per paura di contagiarsi. Pian piano le persone di Como, poi della Lombardia, poi dell’Italia, poi dell’Europa e infine del mondo intero cominciarono a dedicare gesti gentili agli altri, facendo diventare “virale” la gentilezza.

Coronello a quel punto dovette fermarsi, tolse la corona da principe dei virus e scrisse una lettera di saluto ai bambini della seconda elementare che, con atti prudenti e fermamente “gentili” lo avevano sconfitto.

“Cari bambini, guerrieri della gentilezza, mi arrendo a vado via. Grazie a voi ho capito che per inseguire i propri sogni non bisogna fare del male agli altri, ma praticare gentilezza.”

Il mondo fu salvo e i bambini della classe seconda di Como furono ufficialmente proclamati “guerrieri della gentilezza”.