Caldo nelle scuole, studenti in protesta davanti al MIM: ‘Temperature folli e edifici inadeguati’
Il nuovo anno scolastico riparte e i fari sono puntati sull’emergenza caldo nelle aule. Temperature elevate e edifici scolastici spesso ritenuti inadeguati ad affrontarle sono tra le prime ragioni che hanno portato gli studenti a protestare davanti al Ministero dell’Istruzione. Ma il caldo è soltanto uno dei nodi sollevati: dal costo crescente dei libri alle condizioni degli edifici, dalla qualità della didattica alle disuguaglianze nell’accesso all’istruzione, fino alla precarietà e alla crisi abitativa, la Rete degli Studenti Medi chiede che il ritorno sui banchi diventi l’occasione per riaprire una discussione più ampia sul presente e sul futuro delle nuove generazioni.
“Torneremo in classe con temperature folli, edifici inadeguati e il costo dei libri scolastici sempre in crescita che rende sempre più inaccessibile il diritto allo studio: serve tornare ad investire in istruzione”. A dirlo è Simone Montori, della Rete degli Studenti Medi del Lazio, durante il presidio organizzato nel pomeriggio dello scorso 9 settembre davanti al Ministero dell’Istruzione.
Il caldo nelle aule apre la protesta
La questione delle temperature diventa così, alla vigilia del ritorno in classe, uno dei simboli delle difficoltà denunciate dagli studenti. Il problema viene legato direttamente alle condizioni degli edifici scolastici: strutture che, secondo la Rete, in troppi casi non sarebbero adeguate a garantire ambienti rispondenti alle esigenze di chi ogni giorno vi studia e lavora.
È da qui che prende le mosse la mobilitazione Il nostro tempo è ora, alla quale hanno partecipato alcune decine di giovani. Una protesta che parte dalle condizioni concrete nelle quali si torna a fare scuola, ma che allarga rapidamente il campo al diritto allo studio e alle prospettive future degli studenti.
“In questi giorni milioni di studenti tornano nelle aule, ma insieme a noi tornano anche tutti quei problemi che da anni denunciamo e che continuano a essere considerati strutturali, quasi inevitabili”, ha dichiarato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi.
Non solo caldo: edifici, spazi e una didattica da ripensare
Il tema dell’edilizia scolastica è infatti soltanto uno dei fronti aperti. Secondo gli studenti, il ritorno a scuola significa fare nuovamente i conti anche con spazi insufficienti e con una didattica giudicata ancora troppo legata a modelli del passato.
“Torniamo a scuola e troviamo edifici che in troppi casi non sono all’altezza di un luogo che dovrebbe rappresentare il futuro del Paese, una didattica ancora troppo spesso ancorata a un modello vecchio e incapace di rispondere alle trasformazioni della società”, ha spiegato Verdecchia.
La critica riguarda anche l’idea stessa di scuola, che secondo la coordinatrice continua a essere vissuta troppo spesso “più come un luogo di trasmissione di nozioni” che come uno spazio di crescita, partecipazione e formazione della cittadinanza.
La richiesta è dunque quella di non derubricare questi problemi a emergenze che si ripresentano ciclicamente, per poi scomparire dal dibattito. Per la Rete si tratta invece di questioni strutturali, che richiederebbero investimenti altrettanto strutturali.
Libri, trasporti e materiali: quanto costa oggi il diritto allo studio?
Tra le ragioni della protesta c’è poi il peso economico che accompagna il percorso scolastico. Il costo crescente dei libri viene indicato dagli studenti come uno degli ostacoli che possono rendere meno accessibile il diritto allo studio.
A questo si aggiungono le difficoltà legate ai trasporti, ai materiali scolastici e alla disponibilità degli spazi. Questioni diverse, ma che secondo gli studenti hanno un denominatore comune: il rischio che le condizioni economiche e territoriali di partenza incidano sempre di più sulla possibilità di vivere pienamente l’esperienza scolastica.
“Non possiamo continuare a raccontare la scuola italiana come se i problemi fossero soltanto emergenze temporanee”, ha sottolineato Verdecchia, ricordando le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione e quella che la Rete considera un’assenza di investimenti strutturali.
L’obiettivo indicato dagli studenti è “una scuola pubblica che sia davvero accessibile, inclusiva e capace di prepararci al presente”, anziché un sistema educativo costretto a inseguire trasformazioni sociali che procedono più velocemente della sua capacità di adattarsi.
La protesta guarda oltre il diploma: precarietà e autonomia
Le rivendicazioni non si fermano però alla scuola. Per gli studenti il diritto all’istruzione è strettamente connesso alle possibilità che si aprono – o si chiudono – una volta terminato il percorso scolastico.
“Quando parliamo di scuola parliamo inevitabilmente anche del futuro che ci viene consegnato”, ha osservato Verdecchia. E il quadro tracciato dalla Rete comprende precarietà lavorativa, salari insufficienti, difficoltà nell’accesso all’università e ostacoli sempre maggiori nel raggiungimento dell’autonomia.
“Il diritto allo studio non può essere considerato separato dal diritto a vivere, a spostarsi, a trovare una casa e a costruire la propria indipendenza”, ha aggiunto la coordinatrice.
Crisi abitativa, gli studenti: “Studiare fuori città non diventi un privilegio”
È proprio la casa uno degli altri temi sui quali si concentra la mobilitazione. Affitti difficili da sostenere e scarsità di alloggi accessibili possono infatti condizionare la possibilità di trasferirsi in un’altra città per studiare e, di conseguenza, la libertà di scegliere il proprio percorso formativo.
Per la Rete degli Studenti Medi la crisi abitativa è quindi una questione pienamente studentesca e generazionale. Da qui anche il sostegno alla comunità di SpinTime Labs e l’adesione alla manifestazione nazionale prevista a Roma il 19 settembre.
“Non possiamo accettare che studiare in un’altra città diventi un privilegio riservato a chi può permettersi affitti insostenibili, né che gli spazi sociali vengano considerati un problema invece che una risorsa per le comunità”, ha concluso Verdecchia.
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