Burqa a scuola, Valditara punta al divieto nel ddl Sicurezza. Si apre il confronto tra Governo, opposizioni e sindacati
l Governo valuta di inserire nel disegno di legge Sicurezza una norma che vieti l’utilizzo del burqa negli istituti scolastici. L’ipotesi, rilanciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, si inserisce nel più ampio dibattito sull’integrazione degli studenti di origine straniera e sul ruolo della scuola nella promozione dei valori costituzionali. Una proposta che, ancora prima di tradursi in un emendamento, ha già acceso il confronto politico e sindacale.
Valditara: “Una misura per affermare uguaglianza e dignità”
Secondo il ministro, il divieto del velo integrale rappresenterebbe uno strumento per tutelare i principi sanciti dalla Costituzione, a partire dall’uguaglianza tra uomini e donne. “Consentire a una ragazza di frequentare la scuola con il burqa – ha sostenuto Valditara – significa accettare un modello culturale incompatibile con i principi costituzionali e ostacolare un’autentica integrazione”. Per il ministro, il volto coperto limiterebbe anche la possibilità di costruire relazioni e partecipare pienamente alla vita scolastica. Valditara ha inoltre dichiarato di voler valutare ulteriori misure nei confronti delle famiglie che, in caso di approvazione del divieto, decidessero di non far frequentare la scuola alle figlie, ipotizzando anche conseguenze sul permesso di soggiorno nei casi previsti dalla normativa.
Il tema era già arrivato in Parlamento
La questione del velo integrale a scuola era stata affrontata anche nelle scorse settimane alla Camera, dove la Commissione Cultura ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a valutare iniziative per vietarne l’uso negli istituti scolastici. L’eventuale inserimento della misura nel ddl Sicurezza rappresenterebbe quindi un ulteriore passo verso una disciplina nazionale su un tema che, finora, è stato gestito soprattutto attraverso regolamenti interni e procedure adottate dalle singole scuole.
Le critiche: “Serve integrazione, non assimilazione”
Le dichiarazioni del ministro hanno suscitato immediate reazioni da parte delle opposizioni e delle organizzazioni sindacali. La segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, ha espresso forte perplessità, sostenendo che le proposte illustrate dal ministro non favoriscano l’inclusione ma un modello di assimilazione culturale. Secondo il sindacato, inoltre, il riferimento al ddl Sicurezza e l’impostazione sanzionatoria rischiano di spostare il dibattito educativo su un piano prevalentemente repressivo. Sulla stessa linea la senatrice del Partito Democratico Simona Malpezzi, che invita a partire dalle esigenze concrete delle scuole. A suo giudizio, prima di intervenire con nuove norme sarebbe opportuno verificare l’effettiva diffusione del fenomeno, osservando come i casi di studentesse che indossano il burqa o il niqab negli istituti italiani risultino numericamente molto limitati.
Le scuole tra riconoscimento e inclusione
Negli ultimi anni alcuni istituti hanno già affrontato situazioni legate all’identificazione di studentesse con il volto coperto, adottando procedure specifiche per il riconoscimento dell’identità nel rispetto della privacy e della sicurezza. Tra i casi più noti figura quello di una scuola del Friuli Venezia Giulia, dove il controllo dell’identità veniva effettuato da personale femminile in uno spazio riservato. Si tratta però di episodi circoscritti, che hanno riacceso il confronto su come conciliare libertà religiosa, sicurezza, diritti individuali e principi di inclusione all’interno della comunità scolastica.
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