Banda Osiris: ‘Sogniamo una scuola che avvicini di più i giovani alla musica’

Di Sara Morandi

La Banda Osiris, un ensemble nato quasi per scherzo, ha saputo trasformare la propria storia in un inarrestabile successo. Originariamente un gruppo di musicisti di strada, nel corso degli anni è riuscito a conquistare i principali teatri italiani ed europei con il suo stile unico che amalgama comicità, satira, teatro, mimo e abilità musicale. La loro è un’arte in continua evoluzione che cattura il pubblico con un turbinio di gesti, musica e parole, unendo sorpresa, velocità ed energia in uno spettacolo che diverte e fa riflettere. Il 02 luglio 2026, la Banda Osiris si è esibita al Monferr’Autore Festival, un evento ricco di cultura e di musica che rappresenta un’importante occasione di incontro e scambio con artisti di alto calibro. Sempre con il sorriso e la leggerezza che li contraddistingue, la Banda non smette mai di stupire e coinvolgere il pubblico, suscitando al contempo risate e pensieri. Il sogno della Banda Osiris è quello di una scuola che avvicini i giovani alla musica in modo innovativo e interattivo. Una scuola che non solo insegni a suonare, ma che sia anche un luogo di crescita personale e sociale, promuovendo la cooperazione e l’inclusione attraverso la musica, e utilizzandola come strumento per discutere di temi importanti come l’ambiente, la sostenibilità e la responsabilità sociale.

Avete iniziato come un ensemble di musicisti di strada ed è riuscita a conquistare i principali teatri italiani ed europei. Quali sono stati, secondo voi, i fattori determinanti per questo successo e come è cambiata la vostra arte nel corso degli anni?

“Era il 1980 ed eravamo gli organizzatori di una rassegna teatrale che si svolgeva in vari luoghi della nostra città, Vercelli. Dovendo trovare un espediente per spostare il pubblico da una piazza a un’altra ci inventammo una mini-banda che, come il Pifferaio Magico, catturasse l’attenzione e invogliasse gli spettatori a seguirla. La cosa buffa era che il pubblico, alla fine delle nostre esecuzioni, forse per la stranezza della proposta, ma soprattutto per la nostra mancanza di bravura, invece di applaudire, rideva. A quel punto capimmo che era meglio abbandonare ogni velleità di diventare seri musicisti e trovare una via più consona alle nostre incapacità. La strada quindi, dal punto di vista artistico è stata la nostra unica e importante scuola. Abbiamo applicato al nostro modo di “fare spettacolo” le regole fondamentali del teatro di strada: sorpresa, velocità ed energia. In pratica stupire continuamente il pubblico con un turbinio di gesti, musiche e parole, il tutto sostenuto da un elevato dispendio fisico. In più, non essendo né attori né musicisti (nessuno di noi proviene da prestigiosi studi musicali o da scuole di teatro importanti) abbiamo dovuto inventare una formula spettacolare nuova e originale che è rimasta pressoché identica per oltre 45 anni di carriera”.

Siete considerati la massima espressione in Italia della comicità applicata alla musica. Qual è il segreto per mantenere sempre fresco e innovativo il vostro stile che unisce teatro, satira, mimo e abilità strumentale?

“La Banda Osiris è nata un po’ per caso e un po’ per gioco. Probabilmente nessuno di noi avrebbe immaginato di poter vivere facendo questo mestiere. Forse è per questo che affrontiamo il domani senza troppi calcoli e con le stesse motivazioni degli inizi: fare musica divertendoci. Se sul palco ci divertiamo noi, si diverte anche il pubblico.  Siamo un po’ clown, un po’ mimi, un po’ cartoni animati, ma non solo, c’è un anche un livello di lettura più “impegnato”: battute non scontate, accostamenti musicali insoliti, similitudini illogiche, parodie. Un divertimento che fa anche “pensare”. In un momento della storia in cui il processo cognitivo è sempre più demandato all’artificiale proviamo a risvegliare le menti assopite di chi viene a guardarci e ad ascoltarci. O almeno questo è ciò che ci ha detto di rispondere ChatGPT…”.

Cosa ha significato per voi, esservi esibiti al Monferr’Autore Festival e, in che modo un evento così ricco di cultura e di musica, ha influito sulla vostra performance?

Siamo estremamente felici di essere stati invitati ad una prestigiosa rassegna con protagonisti di così alta qualità artistica.  Siamo stati estremamente felici di incontrare dopo i trascorsi al Premio Tenco, il direttore, nonché giornalista, nonché operatore culturale, nonché amico, Enrico Deregibus.  Siamo stati estremamente felici di esibirci esibiti a Balzola, a soli 18 km dalla nostra città natale nonché sede legale, Vercelli, e di incontrare le migliaia di zanzare che ci hanno sostenuto fin dalla tenera età”.

 Come desiderereste la vostra scuola dei sogni per i giovani del futuro?

Vorremmo che la nostra scuola avvicinasse di più i giovani alla musica, che si tratti di laboratori, corsi, concerti, progetti, costruzione di strumenti o attività varie.  La musica può aiutare i giovani a comprendere culture differenti, a maturare uno sguardo più aperto sul mondo, stimolare nuove conoscenze e, suonando insieme ad altri, a rafforzare lo spirito di cooperazione, l’inclusione e l’ascolto reciproco. Se, insieme a tutto ciò, si aggiunge uno sguardo concreto sul mondo che ci circonda trasformando la musica come mezzo per parlare anche di ambiente, sostenibilità, biodiversità, responsabilità…”.

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