“Aule fresche”/1. Soluzione strutturale, come proposto da Tuttoscuola

In occasione della conferenza stampa a Palazzo Chigi per la presentazione della legge di bilancio 2027, varata poche ore prima dal Consiglio dei ministri, la premier Meloni, si è soffermata, tra l’altro, sulla questione spinosa del rinfrescamento delle aule scolastiche, sollevata per prima da Tuttoscuola all’inizio dell’estate.

Ricostruiamo i fatti. Il 24 agosto scorso Tuttoscuola pubblicava un quadro preoccupante: oltre nove edifici scolastici su dieci sono privi di impianti di condizionamento. E dove ci sono, si trovano soprattutto negli uffici e non nelle classi dove passano la giornata gli studenti con i loro docenti.

I dati del nostro “check-up” furono rilanciati da moltissimi media; sono seguite le proteste dei sindacati, e qualche forza politica di opposizione si è fatta sentire; alcuni medici (come quelli della Società italiana di medicina ambientale) hanno lanciato l’allarme.

A quel punto, ed eravamo all’1 settembre, il ministro Valditara annunciava la messa a disposizione di 20 milioni di euro per l’installazione di condizionatori di raffrescamento dell’aria.

Meglio di niente, ma molto poco rispetto alle reali esigenze. In quei giorni scrivevamo che le stime tecniche raccolte nel rapporto di Tortuga Policy Report – giugno 2026 “L’estate adesso” indicano che “per una pompa di calore reversibile (considerata la soluzione tecnologicamente migliore, ndR), comprensiva di tubazioni, unità interne, posa in opera e regolazione, il costo si colloca attorno a 3.000-5.000 euro per aula; il sistema di ricambio d’aria con recupero di calore aggiunge circa 2.000-3.000 euro per aula, cui si somma una spesa una tantum di circa 2.000 euro per scuola per il sistema di controllo centralizzato (più poche decine di euro a classe per il tastierino). Il totale “tutto compreso” è quindi nell’ordine di 5.000-8.000 euro per aula”.

Qualcuno deve averci riflettuto. Infatti, a distanza di due mesi, la premier Meloni ora annuncia climatizzatori e pompe di calore in tutte le scuole italiane: “Abbiamo deciso di utilizzare una parte delle risorse della National Escape Clause, parte energetica, per dotare tutte le scuole italiane di climatizzatori e pompe di calore”, ha annunciato Meloni, spiegando che l’intervento risponde a un’esigenza ben nota.

“È una richiesta che arriva dalle famiglie, dagli insegnanti, dai ragazzi. È una questione oggettivamente di civiltà, nessuno dovrebbe studiare al freddo o a 35 gradi a giugno”.

È finalmente la soluzione strutturale auspicata. Da apprezzare, senza dubbio. Ma i fondi basteranno per tutte le classi? E da quando ci saranno aule fresche d’estate e calde d’inverno?

Approfondiamo nelle successive notizie.

Per approfondimenti:

Raffrescamento delle aule: bene i 20 milioni di euro, ma servirebbero 2 miliardi

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