Raffrescamento delle aule: bene i 20 milioni di euro, ma servirebbero 2 miliardi
Lunedì 7 settembre ore 9. Parte il “click day” per i condizionatori. La nota del MIM n. 63557 del 4/9/26 assegna 20 milioni di euro. Il contributo medio è pari a circa 2.800 euro per Istituto, e a poco più di 500 euro a edificio scolastico. Che ospita in media 9 classi, più laboratori, mensa, palestra (dove ci sono), uffici amministrativi, etc. Tutte le istituzioni scolastiche possono partecipare all’avviso pubblico (purché gli edifici scolastici “non siano di nuova costruzione e non siano stati oggetto di interventi di efficientamento energetico nei cinque anni precedenti”). Dalla caldissima Sicilia fino alla un po’ meno calda Val d’Aosta. Chi primo arriva…
Sullo sfondo delle tragedie causate dal surriscaldamento terrestre e delle difficoltà della comunità internazionale di mettere in atto azioni concrete per attuare gli impegni assunti per contenere e diminuire i gas serra, causa principale del riscaldamento globale, in Italia, bloccata da mesi da una bolla di calore che non dà tregua, l’imminente apertura delle scuole pone, forse per la prima volta, il problema dell’immediato raffrescamento delle aule.
La questione delle aule incandescenti è in un crescendo.
Il 24 agosto Tuttoscuola ha pubblicato, nell’ambito del “check-up” a puntate sullo stato dell’edilizia scolastica, un quadro preoccupante: oltre nove edifici scolastici su dieci sono privi di impianti di condizionamento. E dove ci sono, si trovano soprattutto negli uffici e non nelle classi dove passano la giornata gli studenti con i loro docenti. Solo i nuovi edifici costruiti con i fondi del Pnrr sono allo stato dell’arte. Ma sono pochi.
I dati del nostro “check-up” sono stati rilanciati da moltissimi media; sono seguite le proteste dei sindacati, e qualche forza politica di opposizione si è fatta sentire; alcuni medici (come quelli della Società italiana di medicina ambientale) hanno lanciato l’allarme. Qualcuno è arrivato a chiedere di ritardare l’inizio delle lezioni (che non sembra certo la soluzione, come spiega in questo intervento Laura Scalfi).
A quel punto, ed eravamo all’1 settembre, il ministro Valditara ha annunciato la messa a disposizione di quei 20 milioni di euro per l’installazione di condizionatori di raffrescamento dell’aria.
Al di là dei tempi e delle modalità con i quali le scuole vengono chiamate alla “questua”, e sui tempi che richiederanno le procedure burocratiche di assegnazione, acquisto e messa in esercizio, in quale misura la (tardiva) iniziativa può contribuire alla soluzione? Facciamo qualche calcolo.
Le stime tecniche raccolte nel rapporto di Tortuga Policy Report – giugno 2026 “L’estate adesso” indicano che “per una pompa di calore reversibile (considerata la soluzione tecnologicamente migliore, ndR), comprensiva di tubazioni, unità interne, posa in opera e regolazione, il costo si colloca attorno a 3.000-5.000 euro per aula; il sistema di ricambio d’aria con recupero di calore aggiunge circa 2.000-3.000 euro per aula, cui si somma una spesa una tantum di circa 2.000 euro per scuola per il sistema di controllo centralizzato (più poche decine di euro a classe per il tastierino). Il totale “tutto compreso” è quindi nell’ordine di 5.000-8.000 euro per aula. Due fattori possono ridurre questi importi: una filiera produttiva europea — oggi la tecnologia è importata da Cina e Giappone, con un sovrapprezzo — e il fatto che la pompa di calore sostituisce comunque la caldaia, così che la funzione di raffrescamento si ottiene a costo marginale ridotto”.
Probabilmente esistono altre stime tecniche autorevoli come questa, ma, per concretizzare il problema, assumiamo queste stime tecniche per avviare, quanto meno, una riflessione da cui partire.
Pertanto, a un costo medio di circa 6.500 euro di un condizionatore per aula, i 20 milioni di euro consentirebbero l’acquisto di circa 3 mila condizionatori per altrettante aule in cui installarli.
Il fatto è che le aule presenti all’interno delle scuole statali sono 365.973 (a.s. 2024-25), e una stima per eccesso (v. speciale “Verso il ritorno a scuola/1”) è che non siano più di 26 mila quelle provviste di condizionatore per il raffrescamento.
Insomma con i 3 mila nuovi impianti di raffrescamento che si potrebbero acquistare con questi 20 milioni, resterebbero oltre 300 mila aule ancora da dotare di apparecchiature di raffrescamento.
Pertanto, servirebbero più di 2 miliardi di euro per acquistare i condizionatori da installare prima del prossimo maggio, perché ormai siamo certi che la stagione torrida ci accompagnerà ancora una volta già nei mesi finali dell’anno scolastico. Senza considerare che nella maggior parte degli edifici, che sono vecchi, bisognerebbe intervenire anche sui quadri elettrici per sostenere il carico necessario. E pochi Comuni e Province se lo potrebbero permettere.
E nelle aule delle scuole paritarie? Dovranno arrangiarsi con qualche ventilatore di emergenza?
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