Alunni stranieri. Un decreto-legge anti-Vannacci
Perché è stata scelta la forma del decreto-legge, anziché quella del disegno di legge, per introdurre la nuova disciplina degli studenti stranieri in classe? E perché nel testo approvato dal Consiglio dei ministri compare una serie di condizioni e limitazioni che rendono assai flessibile l’attuazione della norma, riducendone l’impatto a un migliaio di classi sulle oltre 369.000 attivate nel corrente anno scolastico?
Alla prima domanda si può rispondere notando che per rendere operative le nuove disposizioni nel prossimo anno scolastico (2027-2028) – che riguardano anche altre materie, come la decisione di chiamare “licei” tutti gli indirizzi di scuola secondaria superiore – il MIM deve cominciare subito a prendere le necessarie decisioni organizzative. I tempi lunghi di un disegno di legge avrebbero fatto slittare l’applicazione delle nuove norme al 2028-2029.
Alla seconda domanda si può rispondere solo ricorrendo a motivazioni tutte politiche. In primo luogo la necessità per il governo di ottenere il via libera del Presidente della Repubblica alla forma del decreto-legge, via libera ottenuto solo restringendo a pochi casi estremi l’applicazione delle nuove norme. In secondo luogo l’urgenza per il governo (e per la premier Meloni, scesa in campo in prima persona) di opporre all’estremismo dell’ex generale Vannacci, favorevole alle classi separate e alla remigrazione, un modello comunque inclusivo, come resta quello che prevede il tetto del 30% (derogabile in casi eccezionali), e che è stato in tempi diversi sostenuto da diversi governi, in uno dei quali era stato ministro della PI Sergio Mattarella (anche se allora non si parlava di percentuali).
Difficile comprendere, se non nel quadro di un dibattito politico che favorisce l’esasperazione delle contrapposizioni, per quale ragione un partito come il PD debba sottrarsi a un confronto costruttivo (al quale si è detto invece disponibile Carlo Calenda, leader di Azione, come anche l’ex ministro PD Fioroni) su un provvedimento che favorisce l’inclusione degli alunni stranieri che non parlano l’italiano, isolando gli avversari del principio di inclusione, ben radicato nella Costituzione italiana antifascista. Per questo, tenuto conto delle dinamiche politiche in corso, il decreto legge va considerato in primo luogo come un decreto anti-Vannacci, personaggio verso il quale Meloni sta erigendo di fatto un “cordone sanitario” come quello che altrove è stato realizzato verso l’estrema destra.
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