Bilancio del PNRR scuola. Valditara soddisfatto, ma la spesa è ferma al 50%. E i benefici saranno duraturi?
Giovedì 8 ottobre il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, in una conferenza stampa tenuta in viale Trastevere, ha tracciato un bilancio assai positivo sull’impiego dei finanziamenti per l’istruzione del PNRR (circa 17 miliardi di euro a cui sono stati aggiunti quasi 6 miliardi di fondi nazionali), ma l’avanzamento della spesa, che secondo uno studio della Fondazione Agnelli nel febbraio 2026 era fermo al 45%, non supera ancora ora il 50%.
Lo ha ammesso indirettamente lo stesso ministro quando ha ricordato che “veniamo da 50 anni di inerzia e abbandono sostanziale, e in tre anni e mezzo siamo riusciti a completare un percorso straordinario”. Ma non tanto da modificare in profondità la sicurezza degli edifici scolastici visto che, come evidenziato dall’ultima indagine di Tuttoscuola (settembre 2026), l’eredità ricevuta è disastrosa: solo una scuola su dieci, per fare un esempio, possiede tutti e tre i certificati di sicurezza obbligatori.
Molti lavori sono ancora in corso: per la messa in sicurezza e riqualificazione degli istituti scolastici sono stati stanziati 3,9 miliardi del PNRR, a cui sono stati aggiunti 1,6 miliardi di risorse nazionali. Gli interventi conclusi, secondo le cifre diffuse dal Ministero, sono stati 2.786, e molti altri sono a metà strada: secondo Legambiente a giugno solo il 43% dei progetti previsti era arrivato a termine e il 35% si trovava in fase di collaudo. Quanto alle scuole nuove (215 in tutto, come riferito da Valditara), sempre a giugno solo il 2% degli istituti previsti era pronto ad aprire a settembre.
Interventi di estrema importanza, che non si vedevano da anni. Ma per dare un’idea di quanto sia ancora lunga la strada, gli edifici che nell’a.s. 2023-24 risultavano privi di almeno una delle tre certificazioni fondamentali per la sicurezza erano oltre 35 mila. E quelli senza alcuna certificazione erano ben 14.512 (il 36,3% del totale).
Più pervasivi e incoraggianti sono i risultati raggiunti con gli investimenti sulla dispersione scolastica (circa 1,5 miliardi), apprezzati anche a livello internazionale: il tasso della dispersione scolastica è sceso dal 14,2% del 2020 al 7,3% di quest’anno, e anche la dispersione implicita (mancato raggiungimento delle competenze minime a 14 anni), è calata fino al 6,3%. “Un risultato straordinario – ha rimarcato Valditara – Per la prima volta, in Matematica abbiamo risultati più virtuosi di Francia, Svezia e Germania. Si è lavorato molto, attraverso interventi di mentoring e altre forme di accompagnamento sugli studenti più fragili, che ne hanno sicuramente beneficiato: ma si sono create le condizioni affinché le successive coorti di studenti entrino in un modello di scuola più forte e adatto alle loro caratteristiche? Lo scrivevamo “a inizio corsa” nel 2022: PNRR e dispersione: accompagnare le scuole verso modelli educativi efficaci. Se così non fosse, senza la futura riproposizione dei costosi interventi di recupero “ad personam”, il rischio è che la curva della dispersione con il tempo si rialzi.
Altri 2,1 miliardi di euro sono stati spesi per la “Scuola 4.0” (il decreto, per memoria, che ha fornito fondi alle scuole – con obbligo di acquisto di dispositivi e altre attrezzature – indipendentemente dallo stato di ogni singolo istituto, da quello più “sgarrupato” a quello già dotato di ogni dispositivo tecnologico allo stato dell’arte e di ambienti di apprendimento avveniristici): 155.952 aule, secondo le stime del Ministero, “sono state trasformate in innovativi ambienti di apprendimento”. Infine 1,5 miliardi sono andati agli ITS Academy, che sono arrivati a 40.854 iscritti. “A questo ritmo – nota Valditara con un ottimismo non disgiunto da cautela – raggiungeremo le necessità del mondo delle imprese nel 2035”.
In generale, il vero punto della questione è se questi investimenti realizzati con gli irripetibili fondi del PNRR sono stati e saranno in grado di far fare un vero salto di qualità al sistema di istruzione, con effetti duraturi. E’ un po’ la differenza che c’è tra spesa corrente e investimenti, cioè spese con effetto pluriennale che producono benefici per periodi lunghi. Le spese del PNRR sono stati grandi investimenti per il futuro? Altrimenti questa grande opportunità si tradurrà solo in una “riassettata” con effetto transitorio. E gli studenti di domani potrebbero trarne poco beneficio, mentre è sicuro che si troveranno a sostenere l’onere della restituzione di questi fondi, perché – ricordiamolo – i due terzi dei 17 miliardi spesi per il PNRR sono a debito, cioè vanno rimborsati con gli interessi nei prossimi anni fino addirittura al 2056 (non solo, per la quota a fondo perduto, pari a circa un terzo, l’Unione europea ha dovuto emettere titoli di debito comune: l’Italia contribuirà al rimborso anche di questa quota insieme agli altri Stati membri).
Insomma speriamo che questi “benedetti” fondi PNRR – una parte dei quali ogni istituzione scolastica ha speso direttamente – siano stati impiegati bene. Altrimenti non saranno stati tanto benedetti…
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