Alunni stranieri: cosa si fa in Europa e negli USA
I principali Paesi europei e gli USA adottano modelli organizzativi diversi (negli USA anche tra Stato e Stato) per accogliere gli alunni stranieri che non conoscono la lingua nazionale, ma quasi tutti partono dall’accertamento del loro livello di partenza.
In Francia non esiste alcun limite percentuale riferito al numero studenti stranieri in classe, ma gli alunni di nuova immigrazione che non parlano francese vengono inseriti in apposite classi di accoglienza della durata di un anno dove seguono corsi intensivi di francese, mentre possono frequentare le lezioni ordinarie per le materie in cui la lingua non è indispensabile, come educazione fisica. In alcuni casi particolarmente complessi, come nelle aree socialmente svantaggiate, è consentita la formazione di classi meno numerose, con un minimo di 12 alunni.
Anche in Spagna, dove la materia è di competenza dalle Comunità Autonome, non sono previsti tetti percentuali per classe, ma esistono come in Francia classi di accoglienza dove gli studenti stranieri che non parlano lo spagnolo (una minoranza, perché la maggior parte degli immigrati viene da Paesi sudamericani ispanici) imparano lo spagnolo e vengono man mano inseriti nelle classi ordinarie.
Nemmeno in Germania, dove la scuola è di competenza dei singoli Länder, sono previsti tetti percentuali per gli studenti stranieri, ma prima dell’iscrizione gli alunni neo-immigrati devono sostenere un test linguistico, e se non dimostrano un livello sufficiente di conoscenza del tedesco vengono iscritti in apposite classi preparatorie, che tengono conto dei livelli di partenza, della durata di uno o due anni. Possono tuttavia partecipare ad alcune attività delle classi ordinarie come l’educazione fisica e le ore di ricreazione.
Nei Paesi Bassi non esiste un tetto al numero di studenti stranieri per classe, ma viene applicato un complicato modello a più variabili che attribuisce a ogni alunno una classificazione e un rilievo (Gewicht, letteralmente “peso”) a seconda del livello socio economico della famiglia, del grado di istruzione dei genitori e di altri fattori, a partire ovviamente dal grado di conoscenza della lingua olandese. Le scuole accolgono anche gli studenti con “peso” elevato nelle classi ordinarie, e in tal caso ricevono fondi aggiuntivi, che utilizzano per offrire supporto linguistico, tutoraggio e programmi di inclusione.
Anche nel Regno Unito è previsto l’inserimento diretto degli alunni stranieri nelle classi ordinarie con un finanziamento aggiuntivo per la scuola che li accoglie, erogato sulla base del programma EAL (English as an Additional Language), che comporta interventi personalizzati tra cui l’affiancamento in classe di un teaching assistant, corsi pomeridiani gratuiti e varie attività di potenziamento del lessico.
Negli Stati Uniti d’America, come nel Regno Unito, gli studenti stranieri che non parlano inglese vengono normalmente inseriti nelle scuole pubbliche e vengono supportati con programmi linguistici specifici chiamati English Language Learners (ELL) o English as a Second Language (ESL).
In pratica gli insegnanti ordinari vengono affiancati da insegnanti specializzati che offrono agli stranieri ore di inglese aggiuntive in immersione totale aiutandoli gradualmente a seguire anche le materie curriculari tramite un’istruzione facilitata (sheltered instruction).
Ci sono però approcci diversi da parte degli Stati. Nei due a maggior tasso di immigrazione, California e Texas, per esempio, si fanno scelte opposte per quanto riguarda il bilinguismo: nella progressista California è stato finora vietato, nel conservatore Texas invece è da tempo la scelta preferita: se in una scuola ci sono 20 alunni che parlano la stessa lingua straniera (in genere lo spagnolo) si formano classi bilingue: classi dove metà degli studenti parla inglese e metà l’altra lingua, in genere lo spagnolo, e le lezioni si svolgono in entrambe.
Il modello scelto in Italia dal decreto legge è monolingue, come avviene quasi dappertutto nel mondo, ma senza classi preparatorie o di accoglienza: si punta sull’apprendimento diretto dell’italiano in classi nelle quali la maggioranza degli studenti parla già italiano e può interagire con una minoranza alloglotta. Il decreto stanzia comunque 14 milioni di euro per il potenziamento dell’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri nelle situazioni più difficili.
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