Progettare il curricolo verticale con le nuove Indicazioni. Una guida operativa per i collegi docenti
Ogni volta che cambiano le Indicazioni nazionali, nelle scuole si riapre il cantiere del curricolo. Si costituiscono commissioni, si distribuiscono discipline, si confrontano i testi precedenti con quelli nuovi e si aggiornano tabelle che spesso finiscono per assomigliare più a un inventario ministeriale che a uno strumento capace di orientare l’insegnamento.
Le nuove Indicazioni per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo, adottate con il decreto ministeriale 9 dicembre 2025, n. 221, entrano in vigore dall’anno scolastico 2026-2027. Il nuovo quadro modifica linguaggi, accenti culturali e formulazioni degli esiti attesi, chiedendo alle scuole di rivedere il proprio curricolo.
Il rischio è affrontare questo passaggio come una semplice operazione di sostituzione. Si cancellano i vecchi traguardi, si inseriscono le nuove competenze attese, si aggiornano gli obiettivi e si considera concluso il lavoro. Un curricolo verticale, però, non nasce dalla trascrizione ordinata delle prescrizioni. Nasce dalla capacità del collegio di trasformarle in una progressione coerente di apprendimenti, esperienze e responsabilità.
Prima leggere, poi compilare
La prima fase non dovrebbe essere affidata immediatamente ai gruppi disciplinari. Prima di suddividere il lavoro occorre una lettura comune del testo, perché il curricolo non è la somma dei programmi delle singole materie.
Il collegio dovrebbe interrogarsi sulle finalità generali, sull’idea di persona, sul rapporto tra conoscenze e competenze, sulla centralità attribuita alla lingua, alla matematica, alla storia, alle scienze, alle arti e alla formazione civica. È necessario comprendere che cosa cambi realmente, che cosa rimanga in continuità con il quadro precedente e quali passaggi richiedano una particolare attenzione pedagogica.
Per questa prima lettura può essere utile il volume Erickson Nuove Indicazioni Nazionali per la Scuola. Domande e risposte: cosa cambia alla scuola dell’infanzia e nel primo ciclo, curato da Francesco Zambotti, Sara Franch e Ricerca e Sviluppo Erickson. Il testo accompagna i docenti attraverso una lettura critica e operativa, organizzata per domande e risposte e articolata anche nei diversi ambiti disciplinari. Non sostituisce il documento ministeriale, ma aiuta a decodificarne il linguaggio, riconoscere continuità e discontinuità e discutere le possibili conseguenze didattiche.
Il collegio potrebbe utilizzarlo in gruppi di lettura, assegnando a ciascun dipartimento alcuni capitoli e chiedendo di restituire non un riassunto, ma tre elementi essenziali: ciò che cambia, ciò che va preservato e ciò che richiede una scelta d’istituto.
Partire dal profilo in uscita
La progettazione verticale dovrebbe procedere a ritroso. Prima di elencare contenuti e attività, occorre chiarire quale alunno la scuola intenda accompagnare al termine del primo ciclo.
Il profilo in uscita non deve essere trattato come una pagina introduttiva da citare nel PTOF. Deve diventare il criterio attraverso cui selezionare le esperienze. Quali capacità linguistiche, logiche, scientifiche, sociali e operative dovrebbero caratterizzare lo studente al termine della terza media? Quali autonomie dovrebbe avere costruito? Come dovrebbe saper utilizzare le conoscenze di fronte a un problema nuovo?
Solo dopo avere discusso queste domande è possibile tornare indietro e individuare che cosa debba essere sviluppato nella scuola secondaria, quali fondamenta vadano consolidate nella primaria e quali disposizioni debbano essere promosse fin dalla scuola dell’infanzia.
La verticalità non consiste nell’anticipare verso il basso i contenuti dei gradi successivi, ma nel riconoscere le radici precoci delle competenze mature.
Individuare i nuclei fondanti
Il passaggio successivo riguarda la selezione dei nuclei fondanti. Un curricolo non può contenere tutto con la stessa importanza. Deve individuare concetti, procedure e pratiche che attraversano più anni e che consentono agli alunni di organizzare progressivamente il sapere.
In matematica possono assumere questa funzione il numero, lo spazio, la misura, le relazioni e i dati. Nelle scienze materia, viventi, energia, ambiente, trasformazione e sistema. Nell’italiano ascolto, oralità, lettura, scrittura, lessico e riflessione linguistica. Nella storia tempo, fonte, cambiamento, permanenza e interpretazione.
I nuclei non coincidono con i titoli dei capitoli del libro. Rappresentano strutture profonde che ritornano nel tempo con livelli crescenti di complessità.
Il collegio dovrebbe, quindi, chiedere a ogni gruppo disciplinare di indicare pochi nuclei realmente generativi. Un elenco troppo lungo riproduce il programma; una selezione rigorosa costruisce il curricolo.
Costruire la progressione
Una volta individuati i nuclei, occorre descrivere come cambino dall’infanzia alla secondaria. Il criterio non può essere soltanto quantitativo. Non basta aggiungere ogni anno nuovi contenuti. Deve crescere il livello di autonomia, precisione, formalizzazione e capacità di trasferimento.
Un bambino dell’infanzia osserva e descrive un cambiamento. Nella primaria confronta condizioni, misura e registra. Nella secondaria utilizza dati e modelli per formulare una spiegazione. La pratica è riconoscibile lungo l’intero percorso, ma diventa progressivamente più rigorosa.
Lo stesso vale per la scrittura. All’inizio il bambino racconta attraverso parole, disegni e dettatura all’adulto. Successivamente costruisce testi brevi e coerenti. Più avanti pianifica, revisiona, argomenta e adatta il registro al destinatario.
La progressione dovrebbe essere formulata attraverso azioni osservabili. Espressioni come “conoscere”, “comprendere” o “acquisire consapevolezza” sono troppo generiche se non vengono accompagnate da ciò che l’alunno sarà concretamente capace di fare.
Usare modelli senza diventarne prigionieri
Per tradurre il testo ministeriale in una struttura operativa può essere particolarmente utile il portale di Franca Da Re, che mette a disposizione modelli di curricolo per competenze riferiti alle Indicazioni nazionali 2025 per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo. La risorsa è stata pubblicata nel giugno 2026 e offre alle scuole materiali già organizzati per competenze, discipline e segmenti scolastici.
Il valore di questi modelli consiste nel fornire una base strutturata dalla quale partire, evitando che ogni istituto debba reinventare da zero categorie, progressioni e formulazioni. Possono sostenere il lavoro delle commissioni, facilitare il raccordo tra ordini e offrire un linguaggio comune.
Non dovrebbero però essere copiati integralmente e inseriti nel PTOF senza discussione. Un modello nazionale o professionale diventa curricolo d’istituto soltanto quando viene confrontato con il contesto, con le caratteristiche degli alunni, con le risorse disponibili e con le scelte educative della scuola.
Il portale di Franca Da Re può, quindi, costituire la struttura operativa di riferimento, mentre il volume Erickson può accompagnare la lettura interpretativa. Il primo aiuta a organizzare il curricolo, il secondo a comprenderne il nuovo quadro culturale e disciplinare.
Separare il curricolo dalla programmazione annuale
Uno degli errori più frequenti consiste nel trasformare il curricolo verticale in una programmazione estremamente dettagliata. Si indicano contenuti mese per mese, attività, verifiche e perfino pagine del libro. Il documento diventa rapidamente obsoleto e limita l’autonomia didattica.
Il curricolo dovrebbe stabilire ciò che la scuola garantisce a tutti gli alunni. Deve descrivere competenze attese, nuclei fondanti, progressioni, esperienze irrinunciabili e criteri di valutazione. La programmazione annuale appartiene invece ai consigli di classe, che traducono queste scelte dentro gruppi concreti.
Questa distinzione consente di mantenere una direzione comune senza produrre uniformità. Tutte le classi devono perseguire gli stessi esiti essenziali, ma possono utilizzare testi, problemi, metodologie e percorsi differenti.
La verticalità non richiede che tutti facciano la stessa cosa nello stesso momento. Richiede che nessun alunno attraversi il primo ciclo incontrando ripetizioni casuali, vuoti o improvvisi salti di complessità.
Individuare le esperienze irrinunciabili
Un buon curricolo non dovrebbe contenere soltanto formulazioni astratte. Deve indicare alcune esperienze che ogni alunno ha diritto di vivere.
Nella scuola dell’infanzia possono essere l’esplorazione dell’ambiente, la narrazione, il gioco simbolico, la manipolazione e la documentazione delle scoperte. Nella primaria possono includere la lettura quotidiana, la scrittura progressivamente autonoma, il laboratorio scientifico, la misura, la ricerca storica attraverso le fonti e la produzione artistica.
Nella secondaria diventano centrali l’argomentazione, l’interpretazione di testi complessi, la progettazione sperimentale, l’uso critico delle fonti, il confronto tra modelli e la produzione di elaborati destinati a interlocutori reali.
Queste esperienze costituiscono una garanzia di equità. Non possono dipendere soltanto dall’interesse del singolo docente o dalla presenza occasionale di un progetto finanziato.
Collegare curricolo e valutazione
Le Indicazioni attribuiscono alla valutazione una funzione formativa e richiamano il valore dell’osservazione e della documentazione, che consentono di raccogliere e interpretare informazioni attraverso indicatori espliciti.
Il collegio deve, quindi, chiedersi fin dall’inizio quali evidenze permettano di riconoscere lo sviluppo delle competenze. Se il curricolo afferma che l’alunno sa argomentare, progettare una prova o utilizzare fonti, la valutazione non può limitarsi a domande di riproduzione nozionistica.
Occorrono compiti, conversazioni, testi, prodotti, osservazioni e prove capaci di rendere visibili i processi. Le rubriche possono descrivere la progressione, ma devono rimanere essenziali e comprensibili.
La valutazione non si aggiunge al termine della progettazione. È il banco di prova della chiarezza del curricolo. Quando non sappiamo come osservare una competenza, probabilmente non l’abbiamo ancora definita in modo sufficientemente preciso.
Organizzare il lavoro del collegio
Per evitare riunioni dispersive è utile costruire un percorso in fasi. Una prima fase collegiale può essere dedicata alla lettura delle finalità e del profilo. Seguono i gruppi verticali, composti da docenti dell’infanzia, della primaria e della secondaria, incaricati di lavorare sui nuclei fondanti e sulle progressioni.
I dipartimenti disciplinari intervengono successivamente per verificare la coerenza epistemologica. I consigli di intersezione, interclasse e classe possono infine sperimentare alcune parti del curricolo, raccogliendo criticità e proposte.
Il documento non dovrebbe essere approvato senza una fase di prova. Utilizzare per alcuni mesi una progressione, applicare una rubrica o sperimentare un compito comune permette di comprendere se le formulazioni siano realistiche e comprensibili.
Il curricolo è un’ipotesi professionale che deve essere verificata nella pratica, non una deliberazione destinata a rimanere immutata fino alla successiva riforma.
Il ruolo del dirigente scolastico
Il dirigente non può limitarsi a nominare una commissione e attendere la consegna del documento. Deve proteggere i tempi, chiarire il mandato e impedire che la progettazione venga ridotta a un adempimento formale.
Ha inoltre il compito di garantire la partecipazione dei diversi ordini, evitando che il curricolo venga scritto soprattutto dal segmento numericamente o culturalmente più forte. La scuola dell’infanzia non deve essere trattata come preparazione alla primaria, né la primaria come semplice premessa della secondaria.
Il dirigente può orientare il lavoro attraverso poche domande strategiche. Che cosa deve essere garantito a tutti? Quale progressione è realmente visibile? Quali ripetizioni vogliamo evitare? Quali competenze risultano oggi più fragili? In che modo sapremo se il nuovo curricolo sta funzionando?
La leadership curricolare consiste soprattutto nel mantenere queste domande al centro, quando la discussione tende a perdersi nelle singole formulazioni.
Un documento da usare
Il curricolo verticale riesce quando entra nelle decisioni quotidiane. Deve essere consultato per progettare le unità, analizzare gli esiti, organizzare il recupero, accompagnare i passaggi tra ordini e scegliere le priorità formative.
Se viene aperto soltanto durante le visite esterne o gli aggiornamenti del PTOF, non è un curricolo, ma un documento amministrativo.
Le nuove Indicazioni offrono ai collegi l’occasione per rivedere ciò che la scuola insegna, ma soprattutto il modo in cui gli apprendimenti crescono nel tempo. Il volume Erickson può sostenere una lettura critica e accessibile del nuovo quadro, mentre i modelli di Franca Da Re possono offrire una base operativa solida per la costruzione delle progressioni.
Nessuno strumento, però, può sostituire il lavoro professionale del collegio. Copiare una tabella richiede poche ore; costruire una visione condivisa richiede confronto, selezione e responsabilità.
Il nuovo curricolo non sarà riconoscibile dal numero delle pagine, ma dalla capacità della scuola di rispondere a una domanda semplice e decisiva. Che cosa cresce realmente, anno dopo anno, nell’esperienza dei nostri alunni?
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