Liliana Cavani: ‘Sogno una scuola che promuova tra i giovani la cultura della pace’

Credits by Maria Laura Antonelli
Di Sara Morandi

Il Lucca Film Festival si prepara a celebrare una delle figure più emblematiche del cinema italiano, Liliana Cavani. La regista e sceneggiatrice sarà omaggiata con il prestigioso Premio alla Carriera il prossimo 02 ottobre 2026, riconoscimento che testimonia una vita dedicata all’arte cinematografica e alla narrazione di storie che lasciano un segno indelebile nella mente e nel cuore degli spettatori. Durante il festival, saranno presentati due dei suoi celebri film dedicati a San Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della scomparsa del Santo, sottolineando ancora una volta l’importanza del suo messaggio di pace e fraternità. Nata a Carpi, Liliana Cavani ha saputo coniugare la passione per la storia e la cultura con il linguaggio cinematografico, realizzando opere che esplorano le complessità dell’animo umano e sfidano le convenzioni. Dai suoi primi documentari per la Rai ai successi internazionali come “Il portiere di notte”, Cavani ha sempre cercato di stimolare il dibattito su temi cruciali, dimostrando come il cinema possa essere uno strumento potente per la riflessione e il cambiamento. Liliana Cavani immagina una scuola del futuro dove i giovani possano crescere con una consapevolezza profonda dei temi della pace e della non-violenza. Per la regista, è fondamentale che le scuole superiori educhino i ragazzi a comprendere gli orrori della guerra attraverso filmati e documentari, promuovendo una cultura della pace in collaborazione con le famiglie. In questo modo, la scuola diventa un luogo di crescita non solo intellettuale, ma anche etica, preparando le nuove generazioni ad affrontare le sfide di un mondo in continua trasformazione con empatia e responsabilità.

Riceverà il Premio alla carriera in occasione della ventiduesima edizione del Lucca Film Festival, che si terrà nella città toscana dal 26 settembre al 04 ottobre 2026. Ha avuto una carriera straordinaria nel mondo del cinema, lavorando su film che hanno esplorato tematiche complesse e attuali. Qual è stata la sua esperienza nel vedere l’evoluzione del cinema italiano e internazionale nel corso degli anni e, come pensa che il Suo lavoro, abbia contribuito a tale evoluzione?

“È una domandona (sorride)… Non sono certa se i miei film abbiano veramente contribuito a tale progresso, ma una cosa è sicura: ho sempre dato il massimo nel mio lavoro. In passato si producevano più film, perché prima dell’avvento della televisione, la gente usciva più spesso per andare al cinema. Un tempo, il cinema era il mezzo che ci portava fuori casa per scoprire cosa accadeva nel mondo o cosa era successo nel passato. Era il protagonista di tante notizie, informazioni ed emozioni che si contrapponevano alla routine quotidiana. Ho realizzato molti documentari per la televisione, specialmente sulla storia del ventesimo secolo. La televisione ha un ruolo immenso, grazie ai vari documentari. Tutta la guerra è stata documentata e per me, fare cinema, significava dover raccontare quelle storie, oltre al fatto che era interessante farlo. Perché lo facevo? Perché comunicava; ci faceva riflettere, ci regalava piacere o dispiacere. Era un mezzo che, insieme alla televisione, ci permetteva di sentirci tutti connessi. Sono entrata in questo mondo vincendo un concorso alla RAI. Per me, la diffusione di notizie, il cinema e la televisione sono, ancora oggi, strumenti essenziali per mantenerci tutti in contatto, per sapere cosa accade nel mondo e cosa è avvenuto in passato, per conoscere più a fondo la storia. Questo ci permette di riflettere su come affrontare eventi disastrosi, pericolosi e imprevisti per i quali non siamo preparati. Riflettendo su ciò che accade nel mondo, vediamo come, purtroppo, la guerra e la violenza stiano avanzando…”.

I suoi film spesso si concentrano su figure storiche che pongono interrogativi profondi sulla società e la moralità, come San Francesco e Galileo. Che cosa l’ha spinta a scegliere queste figure e in che modo pensa che il loro messaggio sia rilevante per il pubblico di oggi?

“Galileo e San Francesco sono due figure fondamentali: uno per la scienza e l’altro per l’etica. Sono personalità uniche e rarissime, di grande rilevanza, delle quali possiamo vantarci. Dovremmo conoscerle a fondo per imparare da loro. Galileo ci insegna l’importanza di conoscere e partecipare alla scienza. La sua eredità ci sprona a esplorare il mondo naturale e a comprendere le leggi che lo governano. San Francesco ci invita a comprendere e ad essere consapevoli di ciò che accade nel mondo e a tanti altri popoli. Egli sosteneva che chi desiderava seguirlo doveva prima di tutto diffondere il messaggio di pace. La pace è un valore enorme, fondato sulla necessità di considerarci tutti fratelli, come specie umana. La rivoluzione del Santo consiste nella necessità di rispettare la vita di tutti. L’inno di Francesco, che ringrazia Dio per tutte le cose — il sole, l’acqua — celebra la bellezza, la necessità e la condivisione. Pace e fraternità sono fondamentali. San Francesco mi ha rivelato un personaggio di un’etica profondamente importante. Non a caso, Dante Alighieri ammira due figure: Francesco, che appare nel quattordicesimo canto del Paradiso, e Maria, alla conclusione. Esaminando la storia, potremmo pensare che il progresso ci renda più consapevoli. Mio nonno credeva nel progresso, ma è accaduto il contrario: siamo diventati più indifferenti. Questo faceva soffrire San Francesco, perché vedeva il punto in cui non approfittiamo della vita che potrebbe essere bella e godibile. In sintesi, sia Galileo che San Francesco ci offrono lezioni preziose: uno attraverso la scienza, l’altro attraverso l’etica e la pace. Entrambi ci invitano a vivere con consapevolezza e fratellanza”.

Immaginando una scuola ideale per le nuove generazioni: quali aspetti ritiene siano fondamentali per preparare i ragazzi ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo e in continua trasformazione?

“Immagino che, a partire dall’età delle scuole superiori, gli studenti debbano essere educati a comprendere e riflettere su cosa significhi realmente la guerra. Mostrare filmati e documentari che illustrano gli orrori e le devastazioni della guerra può dare concretezza alle parole, facendo comprendere che oggi, più che mai, la guerra è un fenomeno osceno, orrendo, sanguinario e folle. È fondamentale far capire che la guerra non dovrebbe mai essere considerata un’opzione, specialmente in un’epoca come la nostra, in cui le armi moderne sono immensamente più distruttive rispetto a quelle del passato. La cultura della pace deve essere un elemento centrale nell’educazione scolastica. Le scuole, a partire dalle superiori, dovrebbero promuovere attivamente questa cultura. È essenziale che la scuola, in quanto istituzione, accompagni gli alunni verso una cultura della pace aumentando così una consapevolezza sempre crescente. Alla base di tutto, c’è sempre la ricerca di un approfondimento della vita e di come proteggerla. Promuovere questa comprensione è essenziale per costruire una società più pacifica e inclusiva. Educare alla pace non è solo un dovere scolastico, ma un impegno sociale per un futuro migliore”.

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