Ocse Pisa 2025, apprendimenti in calo: un 15enne su 5 insufficiente. L’Italia supera la media, ma restano divari e criticità

Un quindicenne su cinque nell’area Ocse presenta nel 2025 un livello insufficiente contemporaneamente in scienze, matematica e lettura. Nel 2022 era il 16%. Un peggioramento netto, che ha portato diversi esperti a parlare di una vera e propria “catastrofe” degli apprendimenti. In questo scenario internazionale particolarmente difficile, l’Italia mostra però una maggiore capacità di tenuta: supera la media Ocse in lettura, matematica e, sia pure di misura, in scienze. Un risultato rivendicato dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che invita a dire basta all’“ultimismo” sulla scuola italiana.

La fotografia scattata da Pisa 2025 è tuttavia più complessa. Perché accanto ai risultati positivi nel confronto internazionale restano il forte arretramento rispetto a dieci anni fa, le disuguaglianze legate alle condizioni socioeconomiche degli studenti, i divari territoriali, un debole senso di appartenenza alla scuola e alcuni interrogativi sull’impatto del digitale e dell’Intelligenza artificiale nella vita scolastica dei quindicenni.

Pisa 2025, l’Italia supera la media Ocse nelle tre aree

La rilevazione ha coinvolto 760mila studenti, rappresentativi di circa 33 milioni di quindicenni che frequentano le scuole dei 91 Paesi partecipanti. In Italia hanno completato la valutazione 8.946 studenti di 285 scuole, rappresentativi di circa 507mila quindicenni.

In scienze, focus centrale dell’indagine Pisa 2025, gli studenti italiani raggiungono 483 punti, sostanzialmente in linea ma leggermente sopra i 482 della media Ocse.

Più marcata la distanza in lettura: l’Italia arriva a 474 punti contro i 461 della media Ocse, un risultato sul quale si concentra la soddisfazione del ministro.

“Per la prima volta ci collochiamo significativamente al di sopra della media internazionale. Il punteggio medio italiano è superiore a quello della Finlandia, sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali riferimenti internazionali in questo ambito”, ha commentato Valditara.

Anche in matematica il risultato italiano è superiore alla media: 468 punti contro i 463 Ocse. In questo ambito gli studenti italiani ottengono risultati migliori di quelli di Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia.

Da qui la valutazione positiva del ministro, che parla di “una situazione di solidità per il nostro sistema di istruzione” e invita a smettere “con l’ultimismo”: “Non siamo affatto gli ultimi, basta con il pessimismo”.

Ma rispetto a dieci anni fa gli apprendimenti arretrano

Il confronto con gli altri Paesi, tuttavia, è soltanto uno dei modi possibili per leggere Pisa 2025. Se si osserva l’andamento nel tempo, il quadro diventa meno rassicurante.

Rispetto al 2015, infatti, in matematica l’Italia perde 24 punti. È esattamente la stessa flessione registrata dalla media Ocse.

Ed è proprio il contesto internazionale a destare particolare preoccupazione. Sono pochissimi i Paesi che mostrano miglioramenti, concentrati soprattutto nell’area asiatica, mentre in molti sistemi educativi le competenze dei quindicenni risultano in difficoltà.

Il dato forse più eloquente è quello relativo agli studenti che non raggiungono livelli sufficienti nelle tre aree fondamentali contemporaneamente: nell’area Ocse sono ormai il 20%, contro il 16% del 2022.

L’Italia, dunque, guadagna terreno nel confronto relativo con gli altri sistemi educativi, ma questo non cancella il deterioramento degli apprendimenti osservabile nel lungo periodo. Essere sopra la media Ocse non significa necessariamente aver recuperato quanto perso negli ultimi dieci anni.

Nord e Sud più vicini, ma i divari non scompaiono

Un altro capitolo riguarda le disuguaglianze interne al sistema italiano. Le differenze tra Nord e Sud appaiono attenuate rispetto al passato, ma non risultano eliminate.

Ancora più evidente è il peso delle condizioni socioeconomiche di partenza. Tra studenti provenienti da contesti economicamente favoriti e coetanei svantaggiati la distanza può raggiungere 80 punti.

È un dato che riporta al centro una delle questioni strutturali della scuola italiana: quanto riesce il sistema di istruzione a compensare le differenze di partenza? I risultati medi nazionali possono migliorare rispetto agli altri Paesi, ma la loro lettura non può prescindere dalla distribuzione delle competenze tra territori e gruppi sociali differenti.

Gli studenti italiani e la scuola: solo il 64% si sente parte della comunità

Pisa 2025 non misura soltanto le competenze. Il rapporto restituisce anche indicazioni sul rapporto che i quindicenni hanno con la propria scuola e con la comunità nella quale vivono.

E proprio qui emerge un elemento critico per l’Italia. Gli studenti italiani risultano tra i più attenti alle questioni ambientali, ma mostrano allo stesso tempo un debole senso di appartenenza alla propria scuola e una limitata fiducia nella capacità dell’istituto e della comunità di affrontare e risolvere i problemi.

Nella media dei Paesi Ocse, il 76% degli studenti dichiara di sentirsi parte della propria scuola. In Spagna la percentuale raggiunge il 90%, seguita dal Giappone.

All’estremo opposto si collocano Danimarca, Polonia, Italia e Lituania, dove la quota è pari o inferiore al 64%.

Un dato che va oltre la misurazione delle competenze disciplinari. Sentirsi parte della comunità scolastica chiama infatti in causa la qualità delle relazioni, la partecipazione e la capacità della scuola di essere percepita non soltanto come il luogo nel quale si frequentano lezioni, ma come una comunità alla quale appartenere.

Intelligenza artificiale per i compiti: la usa un quindicenne su due

C’è poi la trasformazione digitale, ormai entrata stabilmente nella quotidianità scolastica. Secondo Pisa 2025, un quindicenne italiano su due utilizza l’Intelligenza artificiale per svolgere i compiti.

Ma il rapporto tra studenti e dispositivi digitali presenta anche un altro versante. I ragazzi dichiarano di utilizzare mediamente per un’ora e mezza al giorno i dispositivi digitali a scuola per attività di svago, mentre quasi il 40% afferma che i propri compagni si distraggono spesso a causa dell’utilizzo di tablet e cellulari.

Dati che aprono un terreno delicato per la scuola: non tanto se utilizzare o meno le tecnologie, ormai parte integrante dell’esperienza degli studenti, quanto come governarne l’uso affinché diventino strumenti di apprendimento senza trasformarsi in una fonte permanente di distrazione. E, con la diffusione dell’IA generativa, la domanda riguarda sempre più anche il confine tra supporto allo studio e sostituzione dello studente nello svolgimento dei compiti.

Un’Italia sopra la media in un’Ocse che arretra

Pisa 2025 consegna quindi una fotografia che difficilmente può essere ridotta a una lettura soltanto positiva o negativa.

L’Italia supera la media Ocse nelle tre competenze rilevate: 483 contro 482 punti in scienze, 474 contro 461 in lettura e 468 contro 463 in matematica. In lettura il risultato assume un particolare valore perché, secondo quanto sottolineato da Valditara, il nostro Paese si colloca per la prima volta significativamente sopra la media internazionale.

Ma resta l’altra metà della fotografia: rispetto a dieci anni fa gli apprendimenti sono diminuiti, il contesto Ocse nel suo complesso arretra, le condizioni socioeconomiche continuano a pesare fortemente sui risultati e una quota relativamente bassa di ragazzi italiani dichiara di sentirsi parte della propria scuola.

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