RaiPlay Sound, Manila Nazzaro: ‘Sogno una scuola in cui si insegni l’empatia. Talvolta i giovani fanno fatica a dimostrarla, anche se la possiedono’

Di Sara Morandi

Manila Nazzaro, autrice e conduttrice del nuovo podcast “Fantastiche”, è già disponibile dal 06 luglio in esclusiva su RaiPlay Sound. Un format che celebra le icone del piccolo schermo italiano, tra cui Raffaella Carrà e Antonella Clerici. Con un racconto avvincente e toccante, Manila e il suo co-conduttore Roberto Alessi guidano il pubblico attraverso sei episodi che esplorano la vita, le carriere e le sfide di donne straordinarie che hanno cambiato il volto della televisione italiana. In ogni episodio di “Fantastiche”, l’ascoltatore viene immerso nelle storie di talento, successo e resilienza delle protagoniste, grazie a un mix di aneddoti, curiosità e momenti cruciali. Questo podcast non solo illumina l’evoluzione della TV italiana, ma riflette anche i cambiamenti sociali e culturali che hanno influenzato il ruolo delle donne nel mondo dello spettacolo. Infine, la conduttrice ha condiviso la sua visione di una scuola ideale, un luogo dove l’empatia occupa un posto centrale nell’educazione. Immagina un istituto che abbraccia la diversità, promuovendo la libertà sessuale e di scelta, e che incoraggia gli studenti a vivere secondo le proprie inclinazioni senza giudizio o discriminazione. Un sogno di scuola in cui le nuove generazioni possano crescere in un ambiente inclusivo e aperto, pronto a formare individui consapevoli e rispettosi delle differenze altrui.

In che modo “Fantastiche” riesce a catturare l’essenza delle protagoniste della televisione italiana e quali sfide avete affrontato nella realizzazione di questo podcast per renderlo coinvolgente e fedele alla realtà delle loro vite?

“Abbiamo tentato di raccogliere, l’essenza più vera, sincera e rispettosa delle protagoniste. Non solo del personaggio, ma soprattutto della persona. Se avrete modo di ascoltare i ricordi e gli aneddoti che Roberto Alessi ha raccontato durante la sua carriera da giornalista e da direttore di giornale, attraverso di lui e la mia memoria di grande fan di queste grandi protagoniste, potrete capire come abbiamo narrato l’essere dei personaggi pubblici e delle persone comuni. Abbiamo cercato di raccogliere l’essenza più semplice, quella che forse è la più scontata e per questo a volte mai raccontata. Tuttavia, è proprio di questa essenza di cui avevamo più bisogno di sapere qualcosa in più. Immagino che il nostro racconto celebri anche le fragilità di queste donne. Raccontando le loro vulnerabilità, alcune delle quali sono state condivise da loro stesse in prima persona, le avviciniamo molto di più al nostro mondo. Forse questo renderà molto felici coloro che, come me, provengono dal mondo della televisione e apprezzano le grandi icone che non ci sono più. La scommessa più grande che abbiamo affrontato, io e Roberto, nel narrare le protagoniste è stata evitare di fare semplicemente un resoconto biografico come si trova su Wikipedia. Volevamo invece trasmettere l’immagine e il ricordo che avevamo di loro. Io, da grande appassionata di televisione, vedevo il sogno della televisione attraverso gli occhi di una bambina, mentre Roberto, con la sua penna e i suoi ricordi, portava l’esperienza di un giornalista che aveva conosciuto alcune di queste protagoniste in modo molto stretto. La prova che ci siamo posti era riuscire a raccontare la loro parte più umana, quella più fragile e vulnerabile, che le avvicina a tutti noi. Volevamo andare oltre la superficie e mostrare il lato viscerale delle loro vite, quello che spesso rimane nascosto dietro l’apparenza pubblica”.

Considerando la varietà delle figure femminili presentate in “Fantastiche”, come avete selezionato le storie da raccontare e quali criteri avete utilizzato per scegliere le protagoniste di ogni episodio?

“Nel progettare la nostra prima raccolta di sei nomi, abbiamo scelto di unire figure storiche a personalità attuali che risuonano con le nuove generazioni. Questa scelta è stata fatta pensando già a una seconda edizione futura. Per la prima edizione, abbiamo voluto includere tre nomi che appartengono alla storia e che, purtroppo, non sono più con noi, insieme a tre personalità contemporanee che hanno un forte impatto sulle nuove generazioni. Nel caso specifico, abbiamo iniziato con icone come Raffaella Carrà, una figura indimenticabile e forse la regina delle signore della televisione. Abbiamo poi considerato nomi come Ornella Vanoni, un’altra leggenda della nostra cultura, e Antonella Clerici, che rappresenta una televisione più vicina al popolo. Infine, Milly Carlucci, nota per la sua precisione e professionalità, aggiunge un tocco di eleganza e di disciplina al nostro elenco. Ognuna di loro ha un carattere unico e ben definito, qualcosa che le rende inimitabili. Il nostro criterio principale è stato quello di celebrare ciò che abbiamo perduto e di onorare ciò che fortunatamente ancora abbiamo, traendo ispirazione da queste straordinarie figure”.

Da Raffaella Carrà ad Antonella Clerici, “Fantastiche” mette in luce non solo il successo ma anche le fragilità e le sfide personali di queste donne. C’è una storia che ti ha sorpresa particolarmente durante la realizzazione del podcast?

“Una notte ho fatto un sogno che mi ha portato a riflettere sulle fragilità umane, ispirandomi a figure femminili come Raffaella Carrà e Ornella Vanoni. La Vanoni, in particolare, era una donna che non si preoccupava di piacere a tutti; anzi, trovava piacere nel fatto che qualcuno non accettasse il suo modo di essere. Questo è un insegnamento prezioso per noi, che viviamo in un’epoca in cui tutto viene giudicato e puntualmente criticato. Raffaella Carrà ci ha insegnato come vivere non solo la nostra vita personale, ma anche il mondo intero che ci circonda. Era una donna che non si curava di essere un personaggio una volta spenti i riflettori; desiderava distaccare il personaggio dalla persona reale, mostrando così una serietà nella vita che a molti manca”.

Lei stessa è una donna di televisione. Nel ripercorrere le carriere di queste grandi protagoniste, ha trovato elementi del loro percorso in cui si è riconosciuta, sia professionalmente che umanamente?

“Ho voluto raccontare le storie delle donne che mi hanno ispirato. Mi riconosco nella precisione e nella professionalità di Milly Carlucci, nel sogno delle paillettes di Raffaella Carrà, nel realismo di Ornella Vanoni, e nel coraggio di Ambra Angiolini nel raccontare la sua fragilità e la lotta contro la bulimia. Riascoltando le puntate ritrovo in loro ritrovo qualcosa di me stessa; il che mi rende inevitabilmente affezionata a questi nomi e a quelli che verranno. Abbiamo scelto con grande cura e affetto queste persone, perché sono figure in cui mi riconosco e a cui vorrei somigliare, almeno per alcuni aspetti”.

Se avesse l’opportunità di creare una scuola ideale, quali elementi fondamentali includerebbe per garantire una formazione completa e stimolante per gli studenti?

“Nella mia idea di scuola perfetta, il mio sogno sarebbe quello di insegnare in qualche modo l’empatia. Al momento, non so esattamente come si potrebbe fare, o se sia effettivamente possibile. La verità è che l’empatia è spesso carente. È qualcosa che i ragazzi a volte fanno fatica a dimostrare, anche se la possiedono. Spesso, è considerato “figo” mostrarsi contrariati o andare controcorrente. Invece, credo che a volte sia fondamentale fermarsi, ascoltare e cercare di capire perché una persona ha detto o ha fatto qualcosa. L’empatia, a mio avviso, dovrebbe essere inclusa in tutte le scuole, magari come una nuova disciplina. Inoltre, la libertà sessuale deve essere raccontata come qualcosa di normale, e appartiene sia agli uomini che alle donne. Le donne, in particolare, sono ancora oppresse da tantissimi tabù. Questo vale anche per tutte quelle persone che fanno scelte d’amore differenti dalle nostre. Non ci dovrebbe essere una differenza tra le scelte; dovrebbe esserci solo libertà di scelta. Ad esempio, a me piace il bianco, a te piace il nero; a me piace il rosa, a te piace il rosso. Non dovrebbe esserci una legge che protegge solo chi ama il bianco. Ecco, intendo la libertà in tutti i sensi: la libertà di amare, di scegliere e di vivere secondo le proprie inclinazioni, senza giudizio o discriminazione”.

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