PNRR Istruzione, Fondazione Agnelli: la spesa accelera ma il traguardo resta lontano

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’istruzione ha cambiato passo negli ultimi mesi, ma difficilmente riuscirà a recuperare il tempo perduto. È questa la fotografia che emerge dal terzo monitoraggio pubblicato dalla Fondazione Agnelli, che analizza lo stato di avanzamento degli investimenti sulla base dei dati ufficiali della piattaforma Italia Domani, aggiornati al 26 febbraio 2026.

Il dato più evidente è quello relativo alla spesa: le risorse effettivamente utilizzate per gli interventi destinati a servizi per l’infanzia, scuola e università raggiungono il 45,6% dei fondi assegnati, quasi nove punti percentuali in più rispetto all’ottobre scorso. Un’accelerazione significativa, ma ancora insufficiente se si considera che la conclusione del Piano è ormai alle porte.

Il confronto con il resto del PNRR

L’analisi della Fondazione Agnelli evidenzia come il comparto istruzione continui a procedere più lentamente rispetto al resto del Piano nazionale.

Nello stesso periodo, infatti, la spesa complessiva del PNRR italiano è passata dal 38,9% al 55,6%, con una crescita quasi doppia rispetto a quella registrata dal settore dell’istruzione. Anche il comparto dell’edilizia scolastica, pur rappresentando l’ambito più avanzato all’interno della Missione Istruzione, si ferma al 52% delle risorse spese.

Secondo Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, gli ultimi mesi hanno certamente registrato un miglioramento, anche grazie alla progressiva rendicontazione di interventi già realizzati. Tuttavia, il rischio che una parte consistente dei progetti non venga completata entro le scadenze concordate con l’Unione europea rimane elevato, soprattutto per gli interventi più complessi come la costruzione delle nuove scuole innovative e il piano per gli asili nido.

Asili nido: il capitolo più delicato

È proprio l’investimento destinato ai servizi educativi per la prima infanzia a rappresentare uno dei nodi principali.

Negli ultimi anni il progetto ha subito una profonda revisione: le risorse PNRR dedicate sono passate da 4,6 a poco meno di 3,8 miliardi di euro e l’obiettivo iniziale di 264 mila nuovi posti è stato ridimensionato a circa 150 mila, concentrati quasi esclusivamente nella fascia 0-2 anni.

Alla fine di febbraio risultavano approvati 3.849 progetti, per un valore complessivo superiore ai 5 miliardi di euro, comprensivi delle risorse nazionali aggiuntive. Secondo il Governo, questi interventi consentirebbero la creazione di circa 186 mila nuovi posti.

Anche in questo caso, però, la fotografia mostra luci e ombre. È vero che la quota di finanziamenti relativa a progetti già conclusi o in fase finale è salita al 34%, con un incremento di oltre venti punti percentuali in pochi mesi. Resta però il fatto che il 62% delle risorse riguarda ancora interventi nella fase di affidamento o di esecuzione dei lavori, quella statisticamente più esposta al rischio di rallentamenti.

Divario territoriale ancora evidente

Il monitoraggio dedica particolare attenzione anche alla distribuzione territoriale degli interventi.

Le regioni del Centro-Nord mostrano un’accelerazione significativa nella conclusione dei progetti, con Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte tra i territori che hanno registrato i progressi più consistenti negli ultimi mesi.

Più complessa appare invece la situazione nel Mezzogiorno. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia continuano a collocarsi ben al di sotto della media nazionale per quota di progetti in fase conclusiva o già completati. Tra le grandi regioni emerge inoltre il ritardo del Lazio, dove solo una quota limitata delle risorse risulta associata a interventi ormai prossimi alla conclusione.

Gli obiettivi potrebbero essere raggiunti, ma le differenze resterebbero

La Fondazione Agnelli propone anche una simulazione sugli effetti che il completamento integrale del Piano potrebbe produrre sull’offerta di asili nido.

Se tutti gli interventi fossero portati a termine, la copertura nazionale passerebbe da 26,5 a 35,5 posti ogni cento bambini tra zero e due anni, superando così l’obiettivo del 33% fissato a livello nazionale.

L’incremento, tuttavia, non sarebbe uniforme. Alcune regioni del Sud registrerebbero miglioramenti importanti, ma continuerebbero a rimanere sotto la soglia nazionale, mentre le aree del Centro-Nord, già oggi caratterizzate da una maggiore disponibilità di servizi, consoliderebbero ulteriormente il proprio vantaggio. Un altro squilibrio destinato a persistere riguarda i piccoli Comuni, dove la disponibilità di posti nei nidi resterebbe inferiore rispetto ai centri più grandi.

La sfida non è solo spendere, ma realizzare

Il monitoraggio della Fondazione Agnelli conferma dunque un dato ormai ricorrente nell’attuazione del PNRR: l’avanzamento della spesa rappresenta solo uno degli indicatori da osservare. Ciò che farà realmente la differenza sarà la capacità di trasformare gli stanziamenti in opere concluse, servizi funzionanti e opportunità concrete per studenti e famiglie.

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