Dalle discipline all’IA: un ebook per comprendere le nuove Indicazioni dei Licei
L’e-book Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei si presenta come un volume corale, accurato nell’architettura e ricco di contributi capaci di intrecciare analisi normativa, riflessione pedagogica e attenzione ai saperi disciplinari. La sua forza non sta soltanto nella qualità dei singoli saggi, ma nella scelta di affrontare la bozza delle Indicazioni come un oggetto complesso, da interrogare non solo per ciò che prescrive, ma per il modo in cui costruisce una visione della scuola, dello studente, del docente e della funzione culturale del liceo.
Il volume si apre con il prologo Se una notte d’inverno un professore, firmato da Reginaldo Palermo e Stefano Stefanel, e chiaramente ispirato al testo di Calvino “Se una notte d’invero un viaggiatore” che definisce subito il tono dell’opera: un invito al confronto, alla lettura critica e alla discussione pubblica sulla scuola come spazio di responsabilità e di interpretazione. L’immagine del ministero che consuma l’analisi in fretta e quella della scuola attraversata da riforme successive, spesso presentate come innovazioni decisive ma poi riassorbite da logiche più tradizionali, offrono una chiave efficace per comprendere l’impianto dell’intero libro. Non si tratta di un volume ideologico, ma di un testo che sceglie la complessità del confronto e rifiuta l’idea che i documenti scolastici possano essere liquidati con slogan o letture superficiali. Il riferimento alla complessità è visibile sin dalla dedica iniziale del libro, che rimanda ad una riflessione di Edgar Morin, recentemente scomparso.
Primo livello di lettura
La Sezione 1 propone una lettura generale del documento e ne affronta l’ossatura culturale e pedagogica. Nel capitolo “Le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei: struttura generale e Premessa. Appunti per un’analisi critica”, Aluisi Tosolini osserva innanzitutto come le Indicazioni siano costruite in due registri differenti: una premessa ampia, retoricamente forte e culturalmente ambiziosa, e una parte disciplinare più tecnica e operativa. Questa asimmetria non è soltanto stilistica: segnala una difficoltà di integrazione tra l’enunciazione valoriale e la concreta struttura curricolare, con il risultato di un documento che appare talvolta più giustapposto che realmente organico. Tosolini insiste inoltre sul fatto che il format non è rispettato in modo omogeneo tra discipline e percorsi, e questo rende visibile una mancanza di regia complessiva nella costruzione del testo questo aspetto è riscontrabile soprattutto, ma non soltanto, per le discipline di Storia e Filosofia).
Il secondo contributo di Tosolini, “Le tensioni irrisolte della Premessa”, approfondisce questo aspetto con uno sguardo intertestuale e più teorico. Il saggio mostra come la premessa richiami riferimenti pedagogici, filosofici e tecnologici molto diversi tra loro, ma spesso senza una vera mediazione concettuale. Il risultato è un impianto che mescola personalismo, competenze europee, lessico dell’innovazione e categorie psicopedagogiche contemporanee, producendo una forte densità retorica ma anche alcune contraddizioni strutturali. In questo quadro, il richiamo alla persona, alla relazione educativa e alla formazione integrale convive con un impianto che resta fortemente normativo e selettivo, soprattutto nella definizione delle competenze e degli esiti attesi.
Chiude la sezione Il ruolo delle Indicazioni nazionali: Pecup, didattica, pedagogia e società di Simone Giusti, che amplia la prospettiva e collega il piano normativo a quello educativo e sociale. Il suo contributo è importante perché aiuta a collocare le Indicazioni dentro una visione più ampia della scuola, intesa non solo come luogo di trasmissione dei saperi, ma come istituzione chiamata a tenere insieme curricolo, soggettività, responsabilità pubblica e trasformazione sociale. In questo senso il libro non si limita a commentare un testo ministeriale: lo usa come occasione per interrogare la direzione complessiva della scuola italiana.
Dentro le discipline
La Sezione 2 entra nel cuore delle discipline e mostra che il problema non è solo generale, ma anche profondamente curricolare. Antonio Brusa, con “Consolidatissima tradizione”. La storia nella bozza delle Indicazioni, riflette sul modo in cui la disciplina viene ripensata nella bozza, tra selezione dei contenuti e continuità con la tradizione disciplinare. La questione, qui, non è soltanto ciò che viene incluso o escluso, ma il modo in cui la disciplina viene strutturata come sequenza di nuclei tematici e prescrizioni di contenuto. Il rischio che emerge è quello di una forte chiusura disciplinare, poco aperta a un uso realmente critico del sapere storico in chiave formativa e interpretativa. Qualcosa di analogo con quanto accaduto con le Nuove Indicazioni nazionali del primo ciclo d’istruzione.
Stefano Stefanel, con La direzione delle Indicazioni, offre una lettura di insieme dell’orientamento del documento e ne interroga il senso complessivo. Il suo contributo si colloca bene nel quadro del volume perché aiuta a vedere la bozza non come una somma di parti, ma come un messaggio politico-culturale sulla scuola liceale. Proprio qui si coglie una tensione decisiva: da un lato l’enfasi sulla tradizione e sull’identità del liceo, dall’altro la difficoltà di rappresentare il presente in tutta la sua complessità, senza ridurre il cambiamento a una cornice difensiva.
Il testo di Piervincenzo Di Terlizzi, Leggere il presente, reggere il futuro. Greco, latino e identità formativa nella bozza delle Indicazioni Nazionali 2026 per il Liceo Classico: una lettura critica, mette al centro la formazione classica e il ruolo delle lingue antiche nel curricolo liceale. Qui la questione non è soltanto difendere greco e latino, ma capire quale idea di cultura e di soggettività il liceo classico voglia trasmettere. Il contributo mostra come la classicità possa essere pensata non come semplice eredità da conservare, ma come forma di interpretazione critica del presente, capace di dialogare con il mondo contemporaneo senza rinunciare alla propria specificità.
Lingua, filosofia, IA
Simone Giusti, con Tra lingua e letteratura, affronta il rapporto tra competenze linguistiche e dimensione letteraria, un nodo centrale per l’insegnamento dell’italiano. Il tema è rilevante perché tocca il confine tra padroneggiamento tecnico della lingua e costruzione di una relazione critica con i testi. Il rischio, in molti impianti curricolari, è che il lavoro sulla lingua si riduca a prestazione o esercizio, perdendo la sua dimensione formativa e interpretativa.
Mara Fornari, nel capitolo La filosofia tra tradizione e innovazione, indaga il posto della filosofia in una scuola che deve tenere insieme eredità culturale e cambiamento. La filosofia diventa così un banco di prova importante per misurare la capacità delle Indicazioni di non appiattire i saperi su un unico modello pedagogico o su una retorica della competenza priva di spessore teorico. In questo senso, il volume fa emergere una domanda di fondo: la scuola liceale intende solo trasmettere contenuti o vuole anche insegnare a pensare, discutere e interpretare il reale?
Molto attuale è poi il contributo di Susanna Sancassani e Daniela Casiraghi, Imparare con l’IA, non nonostante l’IA. Otto posizioni per una scuola che cambia prospettiva, che inserisce nel volume il tema dell’intelligenza artificiale come leva per ripensare la didattica e non come semplice questione tecnica. Questo capitolo dialoga bene con le osservazioni di Tosolini, secondo cui la sezione sull’IA nelle Indicazioni tende a essere forte sul piano simbolico ma più debole sul piano analitico: parla di sfida antropologica, ma rischia di ridurre il fenomeno a una sola dimensione generativa e linguistica. La prospettiva di Sancassani e Casiraghi è dunque preziosa perché prova a spostare il discorso dall’allarme astratto alla progettazione didattica concreta.
Valutazione e professione
Chiude la parte centrale Cristiano Corsini con La valutazione formativa tra cura e burocratizzazione, dedicato a uno dei temi più sensibili della scuola contemporanea. Il contributo è particolarmente significativo perché tocca un punto decisivo: la valutazione può essere uno strumento di cura, orientamento e crescita, oppure può trasformarsi in dispositivo burocratico che appesantisce il lavoro docente senza migliorare gli apprendimenti. In questo senso il capitolo di Corsini si colloca in continuità con il problema più generale evidenziato da Tosolini: il rischio che il linguaggio delle riforme sia ricco e ambizioso, ma poi poco capace di tradursi in pratiche coerenti e sostenibili.
L’Epilogo di Roberto Maragliano conferisce al libro un ulteriore livello di riflessione, ricomponendo i diversi fili tematici in una prospettiva conclusiva ampia e problematizzante. Nel complesso, l’opera si distingue per la qualità degli interventi, per la competenza degli autori e per la capacità di affrontare le nuove Indicazioni non come semplice oggetto normativo, ma come occasione per interrogare il senso della scuola, dei saperi e della formazione liceale oggi. Proprio per questo il volume funziona non solo come commento alla bozza, ma come strumento di lavoro per chi voglia discutere seriamente di curricolo, cultura scolastica e direzione della scuola pubblica. L’ebook, prontamente realizzato da studiosi, docenti e dirigenti noti in tutta Italia per la loro competenza e professionalità, è un documento utile e concreto, che abbina la complessità della riflessione pedagogica con la concretezza delle ricadute quotidiane che il nuovo documento ministeriale inevitabilmente pone alla scuola.
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