Ecco la sperimentazione più partecipata in Italia
Di Damiano Previtali
Come risaputo le vere innovazioni non stanno nei cogenti articoli dei decreti ministeriali, ma nelle comunità professionali che intenzionalmente decidono di intraprendere percorsi di miglioramento. Se poi questa volontà di miglioramento riguarda il cuore della scuola, ovvero le competenze per la vita, e suscita l’interesse di 1.491 istituzioni scolastiche, allora il discorso si fa interessante.
Stiamo parlando della legge del 19 febbraio 2025, n. 22, che ha introdotto una sperimentazione nazionale triennale sull’introduzione delle competenze non cognitive e trasversali in tutti i percorsi formativi ed educativi, a partire dalla scuola dell’infanzia e fino all’istruzione degli adulti. Con riferimento a quanto definito dalla legge, con il DM 15 gennaio 2026, n. 6 e il DD 30 marzo 2026, n. 537 sono state fornite alle istituzioni scolastiche indicazioni per la presentazione delle candidature ai fini della partecipazione alla sperimentazione. Le candidature pervenute sono in totale 596, di cui 482 sono state avanzate da singole istituzioni scolastiche, mentre il 114 da reti di scuole. Alcune reti comprendono un numero molto significativo di istituzioni scolastiche (si arriva anche a 92 scuole aderenti). Un’adesione così massiccia e, allo stesso tempo, inattesa pretende alcune considerazioni e, fors’anche, una maggiore attenzione.
La prima considerazione riguarda il numero delle adesioni
Abbiamo visto molte sperimentazioni nazionali, fra cui alcune tanto enfatizzate quanto disattese[1]. Mentre all’inverso, la sperimentazione sulle competenze non cognitive e trasversali è cresciuta, inaspettatamente ed oltre ogni previsione. Così con quasi 1500 istituzioni scolastiche potenzialmente coinvolte[2] abbiamo la sperimentazione nazionale ex art. 11[3] più partecipata e diffusa mai registrata in Italia[4]. Questo significa che ha intercettato un bisogno reale presente nelle comunità professionali, in quanto le scuole, da tempo, stanno già lavorando e/o riflettendo su questo tema ma, con la sperimentazione, ora hanno la possibilità di un confronto per una miglior definizione e organizzazione delle proprie esperienze. Quando si intercetta un numero così alto di scuole, su un tema strategico per il miglioramento delle competenze degli studenti e dunque, in definitiva, per il futuro del Paese, bisogna che in qualche stanza ministeriale si accenda una luce, anche solo per il fatto che un movimento così poderoso e consistente si impone all’attenzione e non può essere ignorato, ma deve essere governato.
La seconda considerazione riguarda il tema della sperimentazione
Il titolo della legge 22 riporta la definizione di “competenze non cognitive e trasversali”, mentre altri parlano di competenze socio-emotive, oppure di competenze per la vita, competenze chiave, metacompetenze, ma di fatto il tema sotteso a tutte le denominazioni sta nel rinnovato ruolo della scuola, in una società sempre più complessa, per la formazione integrale e armonica della persona. Questo è il tema di sempre della scuola che oggi trova una particolare attenzione in relazione ai cambiamenti repentini e a volte contraddittori che rischiano di disperdere il senso profondo dei processi formativi ed educativi. In definitiva la domanda di sempre sul ruolo della scuola nella società oggi ci interpella e sollecita nuove risposte. Così l’alta adesione delle istituzioni scolastiche alla sperimentazione, a nostro avviso, è da leggere dentro questo contesto ed ha come sfondo integratore proprio la ricerca di senso del fare scuola, con la speranza di dare un ordine e una sostenibilità alla proliferazione delle riforme. Infatti, la scuola è oggetto di continue manutenzioni e ristrutturazioni di cui non si valuta la sostenibilità e, proprio per questo motivo, rischiano di destabilizzare le fondamenta dell’edificio a cui bisognerebbe, prima di tutto, mettere mano per un consolidamento condiviso e compartecipato. L’adesione alla sperimentazione è un chiaro segnale di interesse a partecipare e prendere parola sulla madre delle riforme, quella che si pone la domanda sulle competenze necessarie per la persona che abita il mondo di oggi dovrà affrontare l’incerto domani.
La terza considerazione riguarda il governo della sperimentazione
Una sperimentazione nazionale per “l’individuazione delle competenze non cognitive e trasversali il cui sviluppo è funzionale al successo formativo” con “l’individuazione di buone pratiche relative a metodologie e a processi di insegnamento che ne favoriscano lo sviluppo” e “la verifica degli effetti”[5] è già un’operazione complessa, se poi coinvolge potenzialmente quasi 1500 istituzioni scolastiche, a partire dalla scuola dell’infanzia e fino all’istruzione degli adulti, diventa molto complessa. L’alta adesione è un bel segnale sulla vitalità delle nostre scuole, se consideriamo che l’autonomia scolastica si sostanzia proprio nella capacità di intraprendere percorsi di “autonomia didattica e organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo”[6], ma allo stesso tempo rende l’operazione difficile da governare, se consideriamo che la macchina ministeriale, solo per mettere in moto la sperimentazione e iniziare a individuare le scuole interessate, ha richiesto oltre un anno di tempo. Dentro questo scenario l’unica possibilità di governo sta proprio nell’autonomia. In sostanza, una sperimentazione leggera che si autogoverna, in cui le scuole possano uscire dall’aggravio burocratico-amministrativo a cui quotidianamente sopravvivono, per dimostrare la propria capacità di “autonomia didattica e organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo”. In questo scenario al Ministero spetta dare un quadro di riferimento, che abbiamo già visto ed apprezzato con gli “Orientamenti culturali e prospettive di lavoro per l’attuazione della legge 22”[7], mentre al “Comitato tecnico-scientifico” (CTS) nominato dal Ministro, che la legge prevede “per il monitoraggio e la valutazione complessiva della sperimentazione”[8], spetterà poi trovare le metodologie e gli strumenti più adeguati per rilevare e documentare gli esiti a livello nazionale. Con la grettezza della brevità, potremmo dire che: al centro compete definire l’input e rilevare l’output, perché il resto, considerata la complessità, è meglio lasciarlo all’autonomia e alla libera intraprendenza delle scuole.
Per condividere con le scuole l’input, ovvero un quadro di riferimento comune a livello nazionale (leggi gli “Orientamenti culturali …”) e l’output, ovvero la metodologia per “la valutazione complessiva della sperimentazione” (leggi CTS), la legge già prevede “un Piano straordinario di azioni formative, di durata triennale, rivolto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado”[9]. Ma poi dobbiamo lasciare che le istituzioni scolastiche, in collaborazione con università, enti di ricerca, enti accreditati per la formazione, possano dare dimostrazione della loro intraprendenza. A questo punto resta il problema dei tempi.
La quarta considerazione riguarda i tempi per la sperimentazione
Il dettato normativo della legge n. 22/2025 pone particolare attenzione “alla verifica degli effetti dello sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali sul miglioramento”[10] tant’è che “al termine dei tre anni di sperimentazione il Ministro dell’istruzione e del merito presenta alle Camere una relazione sugli esiti”[11]. Proprio l’attenzione sugli esiti richiede una rinnovata considerazione sui tempi per la sperimentazione. La legge prevede una sperimentazione triennale a partire dall’anno scolastico 2025/2026, ma sta di fatto che questo anno scolastico è stato utilizzato dalla macchina ministeriale per istruire il percorso e per raccogliere le domande delle scuole interessate. Pertanto, considerato che un anno scolastico è oramai passato e che l’avvio della sperimentazione avverrà solo con l’emanazione del Decreto del Ministro che autorizza le scuole, tutti dovrebbero convenire che la sperimentazione per essere effettivamente triennale dovrebbe iniziare a settembre 2026 e terminare ad agosto 2029. D’altra parte, a differenza del PNRR, non vi sono scadenze perentorie che ci vengono imposte, senonché il miglioramento, che la norma pone come finalità della sperimentazione, ha necessità di tempo. Infatti, proprio il miglioramento, dentro contesti organizzativi complessi come quelli delle Istituzioni scolastiche, pretende di avere a disposizione il tempo necessario per essere promosso, rilevato, valutato e documentato. Pertanto, sine ira et studio, ovvero con distacco e obiettività, è inevitabile il prolungamento della sperimentazione fino all’a.s. 2028/2029 (compreso).
In conclusione, la legge 22/2025, inaspettatamente, ha promosso un movimento di scuole, ampio e diffuso su tutto il territorio nazionale per una sperimentazione sulle competenze non cognitive e trasversali. Il movimento è il più partecipato che mia si sia registrato, la sperimentazione è il cuore della scuola in quanto riguarda un’educazione realmente integrale, aperta alla persona nella sua totalità. In definitiva una vera opportunità di miglioramento che non possiamo dissipare e di cui dobbiamo sentire tutta la responsabilità.
[1] Caso emblematico la sperimentazione di cui al Decreto ministeriale n. 344 del 3 dicembre 2021 e al connesso Decreto Dipartimentale n. 2451 del 7 dicembre 2021 concernente l’ampliamento e l’adeguamento della sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado che intendeva arrivare all’attivazione di mille nuove classi e si è fermata a 243.
[2] Le candidature sono al vaglio della Commissione tecnica nominata con il compito di valutare le proposte progettuali inviate dalle istituzioni scolastiche. La Commissione sta procedendo con l’analisi della documentazione pervenuta e alla valutazione delle proposte progettuali secondo quanto previsto dalle disposizioni ministeriali. Si presume che al termine dei lavori della Commissione il numero delle istituzioni scolastiche che saranno autorizzate alla partecipazione alla sperimentazione possa scendere sensibilmente rispetto al numero delle candidature pervenute.
[3] L’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 è l’articolo che permette l’attivazione delle sperimentazioni.
[4] In merito a sperimentazioni con un alto numero di partecipanti ricordiamo il progetto Valutazione e Sviluppo (VALeS)[4] che, nel 2012, ha anticipato la messa a regime del SNV di cui al DPR n. 80/2013 (vedi Circolare del MIUR del 3 febbraio 2012, n. 16). Il progetto era aperto a 300 scuole, chiesero di partecipare oltre 1000 scuole. La sperimentazione riguardò comunque solo le trecento scuole selezionate (Vedi Nota MIUR n. 1812 del 1° agosto 2012).
[5] Legge n. 22/2025, art. 4 comma 2.
[6] Cfr. DPR n. 275/1999, Capo II.
[7]Vedi allegato 2 al DD n. 537 del 30 marzo 2026.
[8] Legge n. 22/2025, art. 4 comma 5.
[9] Legge n. 22/2025, art. 3 comma 1.
[10] Legge n. 22/2025, articolo 4, comma 3, lettera d.
[11] Ibidem art. 4.
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