Sinomine: ‘Sogno una scuola che aiuti i ragazzi a conoscersi’

Di Sara Morandi

L’ascesa di Sinomine nel panorama musicale italiano è stata rapida e impressionante, partendo da successi digitali fino a lasciare il suo segno nel mondo cinematografico. Originario di San Marcellino, ha saputo portare la sua autenticità e il suo stile unico su set prestigiosi, collaborando con attori di spicco come Max Tortora e Claudia Gerini. Sinomine ha descritto il lavoro accanto a loro come un’esperienza che ha arricchito la sua musica, permettendogli di fondere il suo progetto artistico con la narrazione cinematografica senza perdere la propria identità.

Il suo brano “Pizzico d’Amore”, cuore pulsante del film “L’amore sta bene su tutto”, è un esempio perfetto di come le sue canzoni riescano a intrecciare emozioni reali e complesse con melodie accattivanti. Sinomine non è solo un artista, ma anche un ponte tra esperienze personali e collettive, costruendo una comunità solida e coinvolgente sui social media, dove le storie dei suoi fan diventano parte integrante del suo processo creativo.

Guardando al futuro, Sinomine immagina una scuola che non si limiti a formare artisti, ma che aiuti i giovani a scoprire e valorizzare la loro unicità. Egli sogna un’istituzione educativa ricca di laboratori e spazi d’espressione, dove gli studenti possano esplorare le loro passioni e trasformare le proprie fragilità in punti di forza. Una scuola che ispiri, ascolti e formi individui consapevoli delle proprie potenzialità, pronti a plasmare il mondo con la loro creatività e talento.

Il tuo percorso musicale è stato straordinario, passando da successi digitali a una partecipazione cinematografica. Come descriveresti l’emozione di lavorare accanto ad attori affermati come Max Tortora e Claudia Gerini, e come ha influenzato questo progetto la tua musica?

“È stata un’esperienza molto emozionante. Io vengo da San Marcellino, un piccolo paese in provincia di Caserta, quindi ritrovarmi su un set cinematografico accanto ad attori come Max Tortora e Claudia Gerini, che ho sempre visto al cinema e in televisione, mi ha dato una gioia enorme. Mi sono sentito grato, ma anche molto responsabile, perché capisci subito di essere dentro un lavoro collettivo, dove ogni cosa deve stare al posto giusto. La parte più bella è stata poterci entrare senza snaturarmi, portando il progetto Sinomine e la mia musica dentro una storia. Quando scrivi per il cinema non pensi solo a quello che vuoi dire tu, ma anche a quello che la scena sta già raccontando, e la musica deve aggiungere qualcosa senza rubare spazio alla storia”.

Il brano “Pizzico d’Amore” ha un ruolo centrale nel film “L’amore sta bene su tutto”. Potresti raccontarci come è nata l’idea di questa canzone e in che modo si intreccia con la narrativa della pellicola?

““Pizzico d’Amore” è nato pensando al film. Volevo che avesse una leggerezza immediata, quasi romantica, però con dentro anche qualcosa di più vero, nostalgia, errori e fragilità.
C’è una frase del testo a cui tengo molto: “quello che in passato ci ha distrutto sta bene su tutto”. L’amore non viene visto solo come una cosa perfetta o pulita, a volte riapre ferite e ti mette davanti a parti di te che avevi lasciato da parte, però può anche diventare il punto da cui ricominciare. Poi c’è tutto il lavoro sul suono. AMES e Pi Greco sono stati fondamentali, perché hanno dato al brano una veste contemporanea, leggera e cinematografica allo stesso tempo, giusta per il mondo del film”.

Hai costruito una comunità solida e in crescita sui social media. Quali pensi siano stati i fattori chiave che ti hanno permesso di connetterti così profondamente con il tuo pubblico e di far crescere il tuo progetto artistico?

“Credo che abbia contato il fatto di non usare i social solo come una vetrina. Per me sono diventati un posto dove ascoltare davvero le persone. Spesso chiedo a chi mi segue di raccontarmi qualcosa di sé, mi arrivano messaggi e storie anche molto personali, e a volte dentro quelle parole trovo una sensazione o magari l’inizio di una strofa. È più un modo per lasciarmi attraversare da quello che le persone sentono. Quando qualcuno mi scrive “questa sembra la mia storia”, capisco che quel brano ha trovato il suo posto. Anche il nome Sinomine, “senza nome”, racconta un po’ questo, dare forma a emozioni che non hanno un nome solo”.

Immagina una scuola del futuro per i giovani, un luogo che possa ispirare e formare le nuove generazioni. Quali elementi dovrebbe avere per promuovere la creatività e il talento dei ragazzi di domani?

“Secondo me una scuola del futuro dovrebbe aiutare i ragazzi prima di tutto a conoscersi, prima ancora di formare artisti dovrebbe formare persone capaci di capire chi sono e cosa possono fare con la propria sensibilità. Puoi imparare a cantare, scrivere, recitare, disegnare, usare la tecnologia, però se non trovi una tua identità rischi solo di copiare qualcosa che esiste già. Per questo immagino una scuola piena di laboratori e strumenti, ma soprattutto piena di persone capaci di ascoltare i ragazzi senza spegnerli. Il talento spesso c’è già, solo che a volte è nascosto dietro una fragilità che un ragazzo vive come un difetto. Una scuola dovrebbe aiutarti anche lì, farti capire che quello che ti rende diverso, se impari a guardarlo bene, può diventare una forza”.

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