Condizionatori nelle scuole, bocciato emendamento: senza un piano strutturale il problema resta aperto
Mentre l’Italia attraversa la quarta ondata di calore dell’estate, torna con forza una domanda destinata ad accompagnare anche l’avvio del prossimo anno scolastico: le scuole sono davvero pronte ad accogliere studenti e personale a metà settembre, quando temperature ben oltre i 30 gradi potrebbero essere ancora la normalità? Non è una questione contingente, ma uno degli effetti più evidenti della crisi climatica che investe direttamente il sistema scolastico. Eppure, nonostante gli allarmi lanciati negli ultimi anni e le ripetute segnalazioni arrivate durante gli esami di Stato, il tema della climatizzazione degli edifici scolastici continua a rimanere ai margini delle priorità politiche.
Il no ai condizionatori riaccende il dibattito
A riaprire la discussione è stata la bocciatura, alla Camera, di un emendamento che proponeva di destinare risorse all’installazione di impianti di climatizzazione nelle scuole. “La scuola viene definita una priorità, ma durante gli esami di maturità migliaia di studenti hanno affrontato prove in aule trasformate in forni”, ha denunciato la deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli, ricordando come il caldo non rappresenti più un’emergenza occasionale, bensì una condizione strutturale con cui il sistema scolastico dovrà fare i conti negli anni a venire.
Un tema che Tuttoscuola segue da tempo. Nei nostri approfondimenti abbiamo evidenziato come non sia più sufficiente affrontare le ondate di calore con misure emergenziali o ordinanze temporanee: serve un vero piano nazionale di climatizzazione degli edifici scolastici, integrato con interventi di efficientamento energetico, isolamento termico, schermature solari e riqualificazione degli spazi. Continuare a considerare la climatizzazione un lusso anziché un’infrastruttura essenziale significa ignorare una trasformazione climatica ormai sotto gli occhi di tutti.
le attività scolastiche nei mesi più caldi se la maggior parte degli edifici non è in grado di garantire condizioni ambientali adeguate?
I numeri raccontano una scuola ancora impreparata
Secondo gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito, riferiti all’anno scolastico 2022/2023, solo 3.966 edifici scolastici sui 61.308 censiti risultano dotati di impianti di condizionamento, pari appena al 6,45% del totale. Per oltre la metà degli edifici è indicata esplicitamente l’assenza di sistemi di raffrescamento, mentre per circa il 40% il dato non è disponibile. Nel complesso, oltre il 93% delle scuole italiane non garantisce ambienti climatizzati. Numeri che confermano quanto evidenziato da Tuttoscuola negli ultimi mesi: il problema non riguarda soltanto il comfort, ma investe direttamente la salute, la sicurezza e la qualità dell’apprendimento. Numerose ricerche internazionali mostrano infatti che temperature elevate compromettono concentrazione, memoria, rendimento scolastico e benessere psicofisico, con effetti ancora più marcati per bambini e adolescenti.
L’Italia resta un’anomalia in Europa
Anche il confronto internazionale invita a riflettere. Secondo gli ultimi dati Eurydice sull’organizzazione del tempo scuola (a.s. 2025/2026), l’Italia continua ad avere il periodo di vacanze estive più lungo d’Europa, con 97 giorni di sospensione delle lezioni, mentre dispone di appena 15 giorni di pausa distribuiti durante l’anno scolastico. La maggior parte dei sistemi educativi europei adotta invece una distribuzione più equilibrata delle interruzioni, con estati più brevi e pause più frequenti nel corso dell’anno.
Tuttavia, trasferire automaticamente quel modello nel contesto italiano appare oggi poco realistico se non si interviene contemporaneamente sulla qualità del patrimonio edilizio scolastico. Portare studenti e docenti in aula a giugno, luglio o nella prima metà di settembre, senza edifici adeguatamente climatizzati, rischierebbe infatti di aggravare un problema già evidente.
Dall’emergenza alla programmazione
La vera sfida non è decidere se installare o meno i condizionatori, ma ripensare la scuola alla luce di un clima che sta cambiando.
Nei nostri approfondimenti abbiamo sostenuto la necessità di superare la logica dell’emergenza e costruire una strategia nazionale che integri climatizzazione, efficientamento energetico, sostenibilità ambientale e adattamento climatico degli edifici scolastici. Le risorse investite nella riqualificazione delle scuole non rappresentano un costo aggiuntivo, ma un investimento sulla qualità dell’istruzione, sulla salute delle comunità scolastiche e sulla continuità didattica.
Con l’avvicinarsi di settembre, il rischio è che il dibattito si riaccenda soltanto quando le aule torneranno a trasformarsi in serre. Ma la crisi climatica non aspetta il calendario scolastico. E la scuola, se vuole continuare a essere un luogo di apprendimento efficace e inclusivo, dovrà imparare ad adattarsi a una nuova realtà, trasformando quella che oggi appare un’emergenza in una scelta strutturale di politica educativa.
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