Apertura a Valditara da sinistra? La sortita di Marco Campione

“«Non ha più senso la distinzione tra licei e istituti tecnici e professionali». Questa dichiarazione del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha il pregio di portare al centro del dibattito una questione spesso elusa: l’organizzazione della scuola secondaria italiana è ancora adeguata al nostro tempo?

Questo interrogativo apre un intervento di Marco Campione – un passato di militanza nel Pd, già responsabile scuola del Pd in Lombardia – apparso lo scorso 22 maggio sul sito web del trimestrale il Mulino, destinato a fare discutere a sinistra. L’articolo infatti così prosegue: “Confesso il mio pregiudizio: sono d’accordo con il ministro, e lo ero già prima del suo insediamento, essendomi occupato di questi temi al Mim durante i governi di centrosinistra della XVII Legislatura e alla Camera nella XVIII durante il governo Draghi. Condivido in particolare il suo sforzo di valorizzare la filiera tecnologico-professionale, di cui questa dichiarazione è solo l’ultima manifestazione, ma la condivisione di fondo non deve nascondere i nodi problematici e le contraddizioni

Segue una serie di osservazioni critiche, ma volte a rafforzare l’idea di fondo della “licealità” di tutti gli indirizzi di scuola secondaria superiore, che Campione condivide paragonandola addirittura alla visione della scuola di Gramsci di una scuola unitaria “di cultura generale, umanistica, formativa, che contemperi lo sviluppo della capacità di lavorare manualmente e lo sviluppo delle capacità del lavoro intellettuale” (Quaderni del carcere).

A questo punto, osserva Campione, l’idea di Valditara sarebbe ancor più rafforzata se accompagnata da una riforma dei cicli, prevedendo una “scuola media di cinque anni che tenga insieme la scuola secondaria di primo grado con il primo biennio della secondaria di secondo grado”. Posticipare la scelta del liceo di due anni rafforzando le competenze di base “preparerebbe la strada a un triennio liceale con diversi indirizzi su basi più solide e meno condizionate dall’origine sociale”.

Il modello delineato da Campione si articola comunque su una scansione 5+5+3 (o eventualmente 5+4+4, aggiunge), che sembra porsi in contrasto con la quadriennalizzazione dell’istruzione tecnica e professionale di cui al modello 4+2 voluto da Valditara, ma ciò non toglie che il terreno di confronto proposto da Campione sia costruttivo e propositivo, lontano dai diktat e dalle scomuniche di altri esponenti del Pd e dei suoi intellettuali di area, che giunsero a paragonare l’attuale ministro alla “morte nera” di Star Wars.

Certo, occorre capire se e fino a che punto la sortita dialogante di Marco Campione, già in passato accusato di essere un pasdaràn ultrariformista, sarà gestita politicamente dal Pd schleiniano, più incline al confronto duro che alle mediazioni (ma anche criticato, sul fronte opposto, dalla neo sinistra radicale per i suoi cedimenti alle politiche scolastiche neoliberali).

A noi sembra che in questi tempi difficili per la scuola e per i giovani il dialogo e lo spirito costruttivo siano da preferire allo strepito delle reciproche contumelie.

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