Chi smette di immaginarsi ha già abbandonato la scuola
Messaggio promozionale
La dispersione più insidiosa non è quella che si misura nei dati sull’abbandono. È quella silenziosa di chi resta in classe ma ha smesso di sentirsi dentro al futuro. Ci sono studenti che frequentano regolarmente, svolgono i compiti, superano le verifiche. E studenti che accumulano assenze e faticano a restare agganciati alla scuola. Sembrano agli antipodi, eppure spesso condividono la stessa condizione: non riescono più a immaginarsi. Hanno smesso di collegare ciò che imparano a una possibile idea di sé nel domani.
Le Linee guida per l’orientamento del 2022 hanno riportato al centro questa questione. Orientare non significa soltanto aiutare a scegliere un percorso scolastico o professionale, ma costruire nel tempo la capacità di leggere sé stessi, riconoscere possibilità, immaginare traiettorie. Molti insegnanti incontrano ogni giorno studenti che non trovano parole per raccontarsi, che rispondono “non lo so” a qualsiasi domanda sul futuro, come se non li riguardasse davvero. Non è semplice disinteresse.
È una fragilità narrativa: una difficoltà a pensarsi dentro scenari possibili. L’orientamento narrativo parte da qui. Non dall’idea che esista un’attitudine stabile da individuare attraverso test e profili, ma dalla convinzione che le persone costruiscano la propria identità attraverso le storie che abitano: quelle che leggono, ascoltano, condividono e raccontano. Per questo pratiche come lettura condivisa, narrazione guida, scrittura riflessiva, orientamento di gruppo e socializzazione possono diventare dispositivi profondi di orientamento, perché aiutano a dare nome ai propri desideri, riconoscere paure, ampliare il numero di futuri che riescono a immaginare.
C’è poi una dimensione decisiva che riguarda l’equità. Sentire le storie degli altri, confrontarsi con esperienze differenti, scoprire che esistono possibilità diverse da quelle già assegnate dal proprio contesto sociale produce spesso un potente effetto di apertura. Orientare davvero significa allora lavorare non soltanto sugli accessi, ma sugli esiti possibili: autoefficacia, capacità di progettarsi, agentività. È su questa idea di scuola che lavora da anni l’Associazione Pratika, attraverso percorsi di formazione e il Corso Biennale per associati sull’orientamento narrativo, dedicato a docenti ed educatori che vogliono integrare pratiche orientative nel curricolo quotidiano. Perché chi smette di immaginarsi, in fondo, ha già iniziato ad allontanarsi dalla scuola.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Solo gli utenti registrati possono commentare!
Effettua il Login o Registrati
oppure accedi via