Il sisma dei Campi Flegrei sollecita l’urgenza di un piano straordinario per la sicurezza degli edifici scolastici
La nuova scossa tellurica (magnitudo 4.4) dei giorni scorsi nella zona dei Campi Flegrei di Napoli ha ricordato per intensità e durata quella del 30 giugno di un anno fa, la più violenta degli ultimi 40 anni: allora la magnitudo registrata fu di 4.6, la più alta da quando il fenomeno del bradisismo è ritornato a farsi sentire.
La nuova scossa, di poco inferiore alla precedente dello scorso anno, ha comportato l’immediata chiusura per almeno un giorno delle scuole della “zona rossa” di Bagnoli-Fuorigrotta e nei comuni Flegrei, per consentire gli opportuni controlli tecnici e le verifiche sulla idoneità statica degli edifici scolastici.
All’interno della cosiddetta zona rossa dei Campi Flegrei si trovano quattro Comuni: Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida, i cui territori sono classificati come zona 2 per rischio sismico, zona per la quale il Dipartimento della Protezione Civile ritiene possibili forti terremoti.
Nel territorio dei quattro comuni sono presenti complessivamente 160 scuole: 46 dell’infanzia, 50 della primaria, 12 comprensivi, 16 della secondaria di I grado e 36 del II grado, oltre a un CPIA per gli adulti. Sono 85 gli edifici scolastici che ospitano quelle scuole.
Quegli 85 edifici scolastici sono sicuri? Quanto sicuri, considerata la loro ubicazione in zona 2?
In base alle ultime rilevazioni relative all’anno scolastico 2023-24, pubblicate il 14 luglio 2025 sul Portale Unico del Ministero dell’istruzione, Tuttoscuola ha riepilogato la situazione che li riguarda.
Solo 31 edifici scolastici su 85, pari al 36,5% – poco più di un terzo – dispongono della certificazione di collaudo statico (CIS, il documento che attesta le condizioni di sicurezza delle strutture portanti del fabbricato), mentre i restanti 54 ne sono privi.
Due edifici scolastici sono stati costruiti secondo un progetto antisismico, e per altri cinque risulta esservi stato un adeguamento antisismico.
Il quadro d’insieme che emerge dai dati del Portale non può non preoccupare, considerata anche la caratteristica sismica del territorio (e non mancano gli avvisi da parte della comunità scientifica, come lo studio che prevede “Tra il 2030 e il 2035 possibile punto critico”). Ne ha parlato anche la puntata di ieri di Report su Rai3.
Poiché non è pensabile che le Amministrazioni locali siano indifferenti o inadempienti per i necessari interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, si deve dedurre che il problema è prima di tutto economico (inclusa la complessità amministrativa di orientare e spendere risorse anche dove ci fossero). Viene da pensare che la situazione dei Campi Flegrei non sia un’eccezione, ma rappresenti piuttosto, in modo emblematico, una situazione strutturale: il fabbisogno finanziario a carico dello Stato per mettere in sicurezza tutti i 40mila edifici scolastici, al cui interno vivono oltre sette milioni di alunni delle scuole statali di ogni ordine e grado, e con loro anche un milione tra docenti e personale ATA, è enorme.
Serve uno straordinario e coraggioso piano pluriennale. In vista delle prossime elezioni politiche, perché le forze politiche – tutte – non si impegnano sin d’ora a realizzarlo, chiunque vinca, e con il sostegno di chi sarà all’opposizione? Sarebbe un segnale, ormai raro, da Politica con la P maiuscola, uno di quelli che servirebbe per riavvicinare al voto tante persone, a partire dai giovani.
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