Federico Moccia: ‘Sogno una scuola che includa l’educazione sentimentale tra le sue discipline’
Credits by Marco Solari
Di Sara Morandi
Federico Moccia, noto regista, autore e scrittore, è una figura di spicco nel panorama culturale contemporaneo. Con una carriera che spazia dalla televisione alla letteratura, passando per la sceneggiatura e la regia cinematografica, Moccia ha saputo conquistare un vasto pubblico grazie alle sue opere che esplorano le dinamiche umane con sensibilità e profondità. La sua partecipazione come giurato al Pop Corn Festival del Corto 2026 – dal 24 al 26 luglio a Porto Santo Stefano, Monte Argentario (GR) – rappresenta un’opportunità unica per i partecipanti, che potranno beneficiare della sua vasta esperienza e del suo acuto senso critico. Moccia è noto per la sua abilità nel cogliere l’essenza delle storie, cercando sempre di valorizzare l’autenticità e l’emozione. La sua visione educativa è altrettanto affascinante e innovativa. Moccia immagina una “scuola dei sogni” per i giovani creativi del futuro, un luogo dove i film e la letteratura classica siano al centro del percorso formativo. Propone un’educazione che non si limiti a trasmettere conoscenze tecniche, ma che incoraggi una comprensione profonda delle opere d’arte e della storia, stimolando il pensiero critico e l’empatia. La sua scuola ideale includerebbe cineforum e dibattiti, arricchendo l’esperienza educativa con conversazioni critiche e analisi delle opere. Inoltre, il regista sottolinea l’importanza di un’educazione sentimentale, insegnando ai giovani l’amore e il rispetto come valori fondamentali, per costruire una società più consapevole e armoniosa.
Durante la sua carriera ha avuto l’opportunità di lavorare in diversi ambiti creativi come la scrittura, la sceneggiatura e la regia. Come crede che queste esperienze differenti influenzino il suo approccio quando si trova a giudicare i cortometraggi al Pop Corn Festival del Corto?
“Tutto ciò che un autore esplora nei diversi campi, come la sceneggiatura, la regia, la scrittura di libri, e anche il lavoro svolto in televisione, contribuisce alla sua crescita personale e professionale. Ho iniziato la mia carriera in televisione nel 1993 con il mio primo programma, “I cervelloni”. In quell’occasione, Paolo Bonolis è tornato a lavorare in televisione dopo essere stato allontanato da Mediaset, e questo ha segnato una rinascita importante per lui come conduttore di grande talento. Secondo me, tutto quello che facciamo diventa una nostra capacità personale di valutare e inquadrare i cortometraggi o, in questo caso, le storie che vengono raccontate. Ogni autore, infatti, narra una storia molto personale, quindi è fondamentale avere la maturità e l’apertura mentale per comprenderla, interpretarla e valutarla senza pregiudizi. Credo che tutte le esperienze passate e l’aver conosciuto persone diverse ci permettano di sviluppare una visione più ampia e aperta. Questo arricchisce la nostra capacità di capire e apprezzare le opere altrui, rendendoci più completi come autori e spettatori”.
La tematica di quest’anno del festival è “Luce e ombra: proiezioni dell’anima”. Cosa pensa che i partecipanti debbano tenere a mente per rappresentare efficacemente questo tema nei loro cortometraggi?
“Sono molto contento perché la tematica di quest’anno del festival “Luce, Ombre, Proiezioni dell’Anima” è particolarmente bella ed interessante. Credo che sia un lavoro di ricerca che si svolge a partire dalla scelta di intrecciare, nei diversi cortometraggi selezionati, elementi come la luce e l’ombra, oltre alla proiezione dell’anima. Penso che ci sia un lavoro preliminare già svolto: i cortometraggi arrivano e vengono valutati in base alla loro rappresentazione nel campo della luce e dell’ombra, nonché alla loro capacità di proiettare l’anima. Secondo me, ogni corto include in qualche modo questi elementi, poiché sono costantemente presenti. Molte cose che accadono sono inevitabilmente proiezioni dell’anima. L’interpretazione è data dal nostro sentire, da ciò che ci muove nel profondo. Non può esserci una netta distinzione, così come la nostra vita è fatta di luci e di ombre. Alcune cose sono facilmente comprensibili perché sono, appunto, alla luce del sole. Altre volte, ci sono aspetti che vivono nell’ombra, magari difficoltà personali che un cortometraggio, grazie alle caratteristiche del personaggio e alle sue dinamiche avvincenti, riesce improvvisamente e sorprendentemente a far emergere e portare alla luce”.
Considerando la sua esperienza nel mondo del cinema e della letteratura, quali qualità ritiene siano essenziali per un cortometraggio di successo, in particolare nelle categorie di concorso come quelle italiane, internazionali e d’animazione?
“Ringrazio per il riconoscimento della qualità che mi viene attribuita. Ho sempre amato il cinema e la letteratura fin da giovanissimo. Da ragazzo leggevo moltissimo; la lettura per me era una passione che coltivavo avidamente con i libri. Credo che molti autori, tra i più diversi, abbiano contribuito alla mia passione per la scrittura. Tuttavia, mi pongo sempre in maniera semplice di fronte a ciò che vedo, come spettatore. Non mi considero una persona dotata di straordinarie qualità o conoscenze, né mi sforzo di fare paragoni tra il cinema che conosco e quello più accademico. Credo che la bellezza di un cortometraggio risieda nel suo impatto improvviso, anche nel modo più semplice. A volte è proprio bello che un corto, realizzato in maniera semplice, riesca ad emozionarti e commuoverti in modo diretto, più di uno particolarmente complesso o realizzato con grandi mezzi. La bellezza del cinema, secondo me, sta anche nella capacità di creare un’armonia particolare con lo spettatore, un’empatia totale in cui chi guarda si dimentica di stare seguendo qualcosa che è “soltanto” un film. Si connette invece con la propria vita e le proprie esperienze, venendo così colpito e sorpreso. Credo fermamente che non ci siano qualità essenziali se non quella fondamentale di toccare il cuore”.
In qualità di membro della Giuria Artistica e mentore per molti giovani creativi, come immagina la scuola dei sogni per futuri scrittori e registi? Quali elementi crede siano fondamentali per coltivare il talento e la creatività nelle nuove generazioni?
“Grazie per la domanda; mi affascina l’idea di immaginare una scuola dei sogni per futuri scrittori e registi. Credo fermamente che ci dovrebbe essere una scuola basata sui tanti film e libri che spesso non vengono letti. Me ne rendo conto ogni volta che tengo corsi su vari argomenti, citando film che per me sono stati significativi. Uno di questi è “Tootsie” con Dustin Hoffman del 1982, dove si esplora la carriera dell’attore e le sue regole fondamentali. In questo film, Hoffman si traveste da donna per ottenere una parte che gli viene negata da registi ottusi, e grazie all’aiuto di un’amica, riesce a ottenere il ruolo e diventa una donna di successo, pur innamorandosi della splendida Jessica Lange. Questo film permette di spiegare le regole fondamentali dell’essere attore: la gavetta, lo studio, la fatica, e la generosità. Aspetti che considero essenziali per la piena realizzazione di un attore. Mi accorgo spesso che pochi hanno visto questo film, che è solo uno dei tanti che cito nei miei corsi. La scuola dei sogni per me dovrebbe prevedere la proiezione serale di almeno due film del passato. È essenziale prepararsi e comprendere il contesto storico e culturale di queste opere. Ricordo con piacere i cineforum, dove non solo potevi vedere film rari, ma anche discutere con persone esperte sugli aspetti più vari di ciò che avevi appena visto. Questo tipo di riflessione è fondamentale e dovrebbe essere presente anche in televisione, magari con un film del lunedì seguito da una spiegazione e un dibattito sulle caratteristiche del film, del regista, dello sceneggiatore e degli attori. Non si smette mai di imparare, specialmente se si ha una passione. È importante capire da dove provengono le idee e quali sono state le linee guida per molti registi, autori e sceneggiatori di rilievo”.
Quando parliamo di scuola in generale, intesa come istituzione educativa, come immagina la scuola dei suoi sogni?
“La scuola dei miei sogni per i giovani del domani è, senza dubbio, il liceo classico. Per me è fondamentale, poiché offre una formazione generale arricchita dalla storia e dal racconto del passato. Il latino e il greco, pur essendo lingue del passato, ci offrono le nostre origini e ci consentono di comprendere molto sull’etimologia delle parole, permettendoci di sviluppare una serie di ragionamenti. Nel contesto educativo odierno, sia nelle scuole superiori che nelle medie, ritengo essenziale includere una disciplina come quella dell’educazione sentimentale. Questa è una lacuna importante nel sistema attuale: l’importanza dell’amore e del rispetto reciproco. Purtroppo, nella nostra società moderna, molti giovani percepiscono la chiusura di una relazione come un fallimento totale. Forse ciò accade perché viviamo in una società che non offre molto e, pertanto, i giovani si aggrappano a qualcosa di fondamentale, come una storia d’amore, che a sedici anni appare essenziale. Tuttavia è importante comprendere che, all’interno di una relazione, è naturale e normale vivere dei cambiamenti. Questi possono prevedere momenti in cui non ci si sente sempre “Tre metri sopra il cielo”. È fondamentale che un ragazzo oggi impari ad accettare questi cambiamenti e, se necessario, cerchi di riconquistare con rispetto la persona amata, senza mai ricorrere alla violenza o all’offesa. In sintesi, ritengo che la cosa più importante sia proprio questa: una formazione che coltivi nei giovani uno sguardo d’amore verso la bellezza della vita in tutte le sue sfaccettature”.
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