Calendario scolastico: alla primaria si torna sui banchi il 31 agosto, ma solo in Emilia Romagna. Ecco perché

L’Emilia-Romagna prova a rispondere a una delle questioni che ogni anno riemergono con forza all’avvicinarsi di settembre: come conciliare i tempi delle famiglie con quelli della scuola. La Regione ha infatti annunciato una sperimentazione che consentirà la riapertura delle scuole primarie già dal 31 agosto 2026, con due settimane di attività dedicate ai bambini dai 6 agli 11 anni prima dell’avvio ufficiale delle lezioni.

Non si tratterà, però, di un vero anticipo dell’anno scolastico. Fino al 14 settembre gli alunni non seguiranno lezioni curricolari né saranno impegnati nelle tradizionali attività didattiche. Le scuole ospiteranno invece iniziative educative, laboratoriali e ricreative gestite da educatori professionali e operatori del Terzo settore, in una formula che richiama il modello del pre e post scuola già diffuso in molti territori.

Una scelta che, almeno per ora, sembra allontanare l’ipotesi – sostenuta nei mesi scorsi dall’ex ministra del Turismo Daniela Santanchè – di una revisione strutturale del calendario scolastico nazionale per favorire il comparto turistico. Una proposta che aveva suscitato reazioni contrastanti e che aveva trovato ampie resistenze anche nel mondo della scuola.

La sperimentazione: 3 milioni di euro e 100 mila bambini coinvolti

Il progetto regionale partirà in forma sperimentale in 42 comuni dell’Emilia-Romagna, comprendendo tutti i capoluoghi e diverse aree montane e interne. L’investimento iniziale previsto è di 3 milioni di euro e riguarda una platea potenziale di circa 100 mila alunni della scuola primaria.

Secondo la Regione, l’obiettivo è offrire un supporto concreto alle famiglie nelle settimane considerate più critiche dal punto di vista organizzativo ed economico, quando molte attività lavorative riprendono mentre le scuole restano ancora chiuse.

L’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti, ha spiegato che l’ipotesi di modificare direttamente i giorni obbligatori di lezione avrebbe rischiato di dividere sia i genitori sia il personale scolastico. Da qui la scelta di una soluzione alternativa: utilizzare gli spazi scolastici come presidio educativo e sociale già prima dell’avvio ufficiale delle lezioni.

Il presidente della Regione Michele de Pascale ha parlato di un intervento pensato per “coprire il periodo più critico per molte famiglie”, sottolineando come l’intenzione sia quella di trasformare gradualmente la misura in un intervento strutturale. A regime, il costo stimato sarebbe di circa 10 milioni di euro l’anno.

Una risposta educativa o un servizio sociale?

La decisione apre però anche interrogativi più ampi sul ruolo della scuola nella società contemporanea. Sempre più spesso agli istituti viene chiesto di rispondere non soltanto a esigenze formative, ma anche a bisogni sociali, organizzativi e di welfare familiare.

La scelta emiliano-romagnola sembra muoversi proprio su questo crinale: da una parte il tentativo di offrire continuità educativa e presidio territoriale; dall’altra il rischio che la scuola venga percepita soprattutto come servizio di custodia, soprattutto nei periodi di sospensione delle lezioni.

Non a caso, il progetto distingue nettamente tra attività educative integrative e vera attività didattica, affidando gli interventi a figure esterne e non ai docenti curricolari. Una distinzione che potrebbe evitare conflitti sul piano contrattuale e pedagogico, ma che lascia aperta la discussione sul significato stesso del “tempo scuola”.

Calendario scolastico 2026/27: le prime regioni hanno deciso

Nel frattempo, diverse regioni hanno già definito le date di avvio del prossimo anno scolastico 2026/27.

I primi studenti a tornare in classe saranno quelli della Provincia autonoma di Bolzano, il 7 settembre. Seguiranno, il 10 settembre, Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Trento e Veneto.

Il 14 settembre riprenderanno le lezioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte e Umbria. Calabria, Lazio, Toscana e Sicilia inizieranno invece il 15 settembre.

La prima campanella suonerà il 16 settembre in Basilicata e Sardegna, mentre la Puglia partirà il 17 settembre.

Le altre regioni non hanno ancora ufficializzato il calendario, ma le delibere dovrebbero arrivare nelle prossime settimane.

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