Le nuove Indicazioni Nazionali per i licei non possono diventare programmi prescrittivi. Le critiche della CISL Scuola
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei continuano ad alimentare il confronto nel mondo della scuola. A intervenire, con due documenti inviati alla Commissione incaricata della revisione, sono la CISL Scuola e l’associazione IRSEF IRFED, che mettono in guardia dal rischio di trasformare le Indicazioni in un impianto troppo prescrittivo, in contrasto con l’autonomia scolastica e con la libertà di insegnamento. Per il sindacato la distinzione tra “Indicazioni” e “Programmi” non è soltanto terminologica. È, al contrario, una questione sostanziale che riguarda il modello stesso di scuola delineato dal sistema italiano. Le Indicazioni, sottolinea la CISL Scuola, dovrebbero definire livelli essenziali comuni su tutto il territorio nazionale, lasciando però alle scuole la responsabilità della progettazione curricolare e delle scelte didattiche. Da qui la critica a un testo che, secondo le osservazioni inviate alla Commissione, appare in alcuni punti poco coerente e caratterizzato da una marcata disomogeneità tra le discipline. Una frammentazione che farebbe emergere, secondo i firmatari, l’assenza di una regia culturale e pedagogica unitaria capace di armonizzare obiettivi, linguaggi e impostazioni metodologiche.
“Serve un confronto vero con le scuole”
Uno dei punti più critici riguarda il metodo seguito nella revisione. CISL Scuola e IRSEF IRFED chiedono infatti una interlocuzione più approfondita con le scuole, non limitata a una consultazione formale, ma fondata su un reale confronto professionale con docenti e dirigenti scolastici. Secondo il sindacato, soltanto un dialogo strutturato con chi opera quotidianamente nelle classi potrebbe verificare la reale sostenibilità degli obiettivi di apprendimento previsti dalle nuove Indicazioni. Una richiesta che richiama, indirettamente, un nodo ormai ricorrente nelle riforme scolastiche degli ultimi anni: il rapporto tra elaborazione ministeriale e pratiche concrete delle scuole. Quanto le innovazioni curricolari riescono davvero a misurarsi con la complessità delle aule, con i divari territoriali e con le trasformazioni sociali che attraversano il sistema educativo?
La critica alla “Premessa”: una scuola poco aderente alla realtà
Particolarmente severe le osservazioni sulla Premessa del documento ministeriale. Secondo CISL Scuola, emerge un’idea di scuola e di studente troppo astratta, poco ancorata ai contesti reali in cui oggi si trovano a operare insegnanti e dirigenti.
Nel testo, osserva il sindacato, si insiste molto sui concetti di talento e merito, mentre resterebbe sullo sfondo il tema dell’equità educativa e delle condizioni necessarie per garantire pari opportunità di apprendimento. Scarsa attenzione verrebbe inoltre riservata alle fragilità sociali, alle disuguaglianze territoriali e alle difficoltà che caratterizzano una parte crescente della popolazione scolastica.
Non solo. Le osservazioni evidenziano anche l’assenza di riferimenti significativi agli sviluppi della ricerca psicologica e neuroscientifica sui processi di apprendimento, oggi sempre più presenti nel dibattito pedagogico internazionale.
Didattica trasmissiva e competenze critiche
Tra i rilievi compare anche quello relativo all’impostazione metodologica. Nella Premessa, sostiene la CISL Scuola, prevale una concezione ancora fortemente trasmissiva dell’insegnamento, centrata soprattutto sulla trasmissione dei contenuti.
Uno spazio insufficiente sarebbe invece dedicato allo sviluppo del pensiero critico, delle competenze trasversali e delle pratiche laboratoriali, pur presenti in alcune discipline. Un elemento che riapre il confronto sul ruolo della scuola secondaria superiore: luogo di semplice acquisizione di saperi o ambiente formativo capace di sviluppare autonomia, interpretazione critica e partecipazione?
Il nodo del “primato” della cultura occidentale
Non manca poi una critica di carattere culturale e politico all’enfasi attribuita al cosiddetto “primato” della cultura occidentale, già comparso nelle Indicazioni del primo ciclo.
Per CISL Scuola si tratta di un’impostazione “anacronistica e antistorica” in una società sempre più globale e interconnessa. Un passaggio destinato probabilmente a restare al centro del dibattito pubblico, perché investe direttamente il modo in cui la scuola interpreta oggi il rapporto tra identità culturale, pluralismo e cittadinanza.
Le osservazioni inviate alla Commissione si soffermano infine in modo più dettagliato sulle discipline considerate centrali nell’impianto complessivo delle Indicazioni, in particolare Storia e Lingua e letteratura italiana.
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