Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei: riflessioni sul questionario
Come fa Putin a mantenere un tasso di popolarità costante, stimato all’80% tra i russi, nonostante un conflitto in Ucraina che ha causato 300.000 vittime e la svalutazione del rublo, ora sceso a circa un centesimo di euro? La risposta è semplice: il Cremlino esercita un controllo diretto sul VCIOM (l’equivalente russo dell’ISTAT). Di conseguenza, nei sondaggi in cui si chiede un parere favorevole o contrario alla guerra, l’opzione “NO” non è nemmeno prevista; l’unica alternativa è evitare di rispondere.
Recentemente il MIM, con una nota apposita, ha indetto un sondaggio sulle nuove indicazioni nazionali per i licei che sembra scritto dal Cremlino: Il questionario, composto da 21 domande a risposta multipla, risulta interamente orientato; in modo sistematico, tra le quattro opzioni di risposta, è assente quella relativa al dissenso. A titolo di esempio, l’ultima domanda posta è: “Come valuta l’insieme delle nuove Indicazioni nazionali per i Licei?“. Segue l’elenco delle quattro risposte disponibili.
- Sono pienamente condivisibili,
- Richiedono migliore definizione
- Sono parzialmente condivisibili,
- Non rispondo.
Nemmeno Bottai nel 1939 si sarebbe spinto a tanto: si assiste a un’esclusione del dissenso che mira a imporre consensi artefatti, umiliando nel contempo insegnanti e dirigenti. Questo approccio costituisce un affronto all’autonomia scolastica (come stabilito dall’art. 4 del DPR 275/99), riducendo la “consultazione” a un plebiscito predeterminato.
Dopo il mio primo articolo sulle “1000 pagine ma poche novità“, torno sul tema con una critica più profonda che questo sondaggio mi impedisce di esprimere: Le nuove Indicazioni Nazionali per i licei non rappresentano una riforma, bensì un semplice aggiornamento superficiale di un modello liceale di stampo gentiliano. Questo modello educativo si fonda su una concezione obsoleta e restrittiva della conoscenza, privilegiando l’omologazione nozionistica e la memorizzazione acritica di contenuti. Questi contenuti sono percepiti come intoccabili e dogmatici, non per il loro intrinseco valore pedagogico attuale, ma unicamente a causa della loro inerzia storica: sono sempre stati presenti nei libri scolastici di qualsiasi editore, perpetuando un ciclo di riproposizione che inibisce la riflessione critica e l’aggiornamento. In questo sistema, l’intelligenza degli studenti viene mortificata, poiché non è richiesta loro la capacità di analisi, sintesi o applicazione creativa, ma solo l’abilità di replicare informazioni stabilite da un canone immutabile. Questo approccio ostacola lo sviluppo di competenze essenziali per affrontare la complessità del mondo contemporaneo.
Il cuore gentiliano: uniformità e nozionismo
Giovanni Gentile sognava una scuola che formasse élite uniformi attraverso discipline rigide; qui ritroviamo lo stesso impianto: materie obbligatorie identiche per tutti (32 ore settimanali fisse, solo 1 di materia facoltativa, religione), zero spazio per percorsi personalizzati o materie alternative vere. Le nuove indicazioni per i Licei mantengono una rigidità curricolare eccessiva. Ad esempio, non è permessa la sostituzione di un’ora di italiano con una di recitazione, né quella di un’ora di algebra con una di statistica.
L’Intelligenza Artificiale è menzionata per l’etica algoritmica, ma il suo inserimento appare superficiale e forzato. Il testo, infatti, continua a privilegiare il “libro come strumento essenziale” a discapito dell’apprendimento basato su laboratori e “compiti autentici”, ignorando che strumenti come Chat GPT rendono il nozionismo puro obsoleto. Inoltre, le otto Competenze chiave europee, sebbene evocate come obbligo comunitario, non vengono concretamente integrate, neppure nella valutazione in pagella. Le competenze trasversali, (comunicative, digitali, sociali, imprenditoriali, espressive) pur essendo sbandierate come obiettivi formativi nelle premesse (da pag. 14 a pag. 30), rimangono pura retorica. La valutazione, infatti, è ancora incentrata sulle singole discipline e sull’interrogazione, creando una palese contraddizione: come si possono valutare competenze trasversali con un approccio disciplinare e interrogazione-centrico?
Un’alternativa possibile: introdurre il 30% di materie alternative, la pagella delle competenze, lo spostamento degli alunni e non dei docenti.
Diversi paesi del nord Europa adottano da decenni modelli più idonei ad affrontare le sfide del XXI secolo. Questi includono l’introduzione del 30% di ore dedicate a materie facoltative come, ad esempio, le competenze digitali avanzate, l’artigianato, la fotografia, la regia, la recitazione, il canto o il digital marketing. Inoltre, propongono la valutazione della creatività in ogni feedback, integrando l’intelligenza artificiale come co-pilota creativo. Solo con riforme del metodo didattico come queste il liceo potrà superare l’impostazione ottocentesca.
È indispensabile avviare veri e propri referendum scolastici, coinvolgendo in primis coloro che non sono docenti ma che hanno il diritto di esprimere le proprie esigenze formative usufruendo del servizio: studenti, genitori e rappresentanti del mondo del lavoro. È significativo notare come queste categorie fossero quasi assenti nella commissione responsabile della stesura delle nuove indicazioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Solo gli utenti registrati possono commentare!
Effettua il Login o Registrati
oppure accedi via