Francesco Ferri: ‘Nella scuola dei miei sogni non esiste avidità ma solo amore’

Di Sara Morandi

Francesco Ferri è il doppiatore italiano scelto per dare vita a Michael Jackson nel film biografico del 2026, intitolato “Michael” e diretto da Antoine Fuqua, nelle sale dal 22 Aprile. In questo progetto, Ferri presta la sua voce a Jaafar Jackson, che interpreta il leggendario Re del Pop, mentre la versione da bambino di Michael è doppiata da Gabriele Tonti. L’abilità di Ferri nel catturare l’essenza di un’icona così amata e complessa ha richiesto un impegno profondo e una preparazione scrupolosa, che ha comportato la visione e la revisione meticolosa delle scene originali per aderire perfettamente alla vocalità di Jackson. Con una carriera costellata da una vasta gamma di personaggi, da Ned Leeds nel Marvel Cinematic Universe a Viktor Hargreeves in “The Umbrella Academy”, Francesco Ferri dimostra una versatilità straordinaria. La sua capacità di adattarsi a ruoli così diversi è alimentata dall’amore per la diversità dei personaggi e dalla sfida continua di interpretare emozioni sempre nuove. Immaginando una scuola dei sogni, Ferri sottolinea l’importanza di avere insegnanti esperti e appassionati, pronti a condividere le loro tecniche e a modellare le future generazioni di doppiatori. In questa scuola ideale, non c’è spazio per l’avidità, ma solo per l’amore incondizionato per l’arte del doppiaggio. Con la sua dedizione e la sua esperienza, Francesco Ferri rappresenta un faro per chi aspira a seguire le sue orme, ricordando che i bravi doppiatori sono prima di tutto attori, e che la pazienza e la determinazione sono ingredienti essenziali per il successo in questo affascinante mestiere.

Nel film biografico “Michael” (2026), hai prestato la tua voce al leggendario Michael Jackson. Quali sono state le sfide principali nel doppiaggio di un’icona così complessa e amata, e come ti sei preparato per questo ruolo?

“Principalmente non mi definisco un caratterista. È stato interessante poter esplorare una vocalità così particolare. La vera sfida è stata renderlo più naturale possibile, nonostante il suo particolare timbro di voce. Siamo stati molto attenti sotto questo punto di vista e ci tengo a rinnovare i miei ringraziamenti a Roberto Gammino che ha fatto un lavoro straordinario nel dirigere il film. Per quanto riguarda la preparazione, si è trattato semplicemente di vedere e di rivedere la scena in originale per riuscire ad incollarsi bene alla sua vocalità”.

Hai doppiato una vasta gamma di personaggi, da Ned Leeds nel Marvel Cinematic Universe a Viktor Hargreeves in The Umbrella Academy. Quali sono gli aspetti più stimolanti e gratificanti del lavorare con personaggi così diversi, e come riesci a mantenere la tua versatilità?

“Questo è abbastanza semplice! Lo stimolo viene proprio dalla diversità di personaggi che vengono proposti. Molti, fra cui io, lo definiscono “un serio gioco”. La meraviglia sta nel vestire ogni giorno dei panni diversi, interpretare personaggi mai visti ed esprimere emozioni nuove. Quando si ha a che fare con dei bravi attori viene naturale seguirli in quello che esprimono. In sostanza riesco ad essere così versatile perché ho la fortuna di doppiare bravi attori!”.

Hai iniziato la tua carriera di doppiatore giovanissimo e sei diventato una delle voci più riconoscibili in Italia. Puoi raccontarci di più su come sei entrato nel mondo del doppiaggio e quali consigli daresti ai giovani che aspirano a seguire le tue orme?

“Grazie mille, non credevo nemmeno di essere arrivato ad essere riconoscibile in realtà. È un bel complimento. Mio nonno è sempre stato appassionato di teatro e i bambini in questo mestiere sono sempre serviti. Ho fatto un provino e una volta constatato se effettivamente fossi portato sono stato iscritto a una scuola di doppiaggio per bambini tenutasi negli studi della Sefit a Roma. Sono stati i miei insegnanti Simone Mori, Tiziana Avarista, Massimo de Ambrosis e Rossella Acerbo che hanno iniziato a farmi fare i primi piccoli turni quando avevo circa 11 anni e da allora me ho fatto la mia vita e ho coltivato la mia passione. Mi è capitato proprio l’altra volta di parlare con una ragazza molto brava che cercava di entrare nel mondo del doppiaggio. Mi sento di dare lo stesso consiglio. Terminate i vostri studi e iniziate a studiare recitazione. I bravi doppiatori sono prima di tutto attori. Occorre padroneggiare la recitazione per potersi esprimere al meglio al leggio
(e anche fare meno fatica).
Un altro consiglio è di non arrendersi. Moltissime volte sembrerà che vi si stiano chiudendo infiniti portoni, mentre in realtà non è necessariamente così. Ci vuole pazienza, rispetto e un po’ di faccia tosta, perché no”.

Immaginando una scuola dei sogni, quali esperienze e/o strumenti reputi indispensabili per preparare le future generazioni?

“Sicuramente degli insegnanti di esperienza, ma soprattutto che vogliano davvero trasmettere qualcosa a chi sta ascoltando. Che abbiano voglia di insegnare, di condividere le loro tecniche, le loro esperienze. Che non si fermino al mero – e più che lecito- compenso – ma che siano li principalmente per modellare quelli che poi saranno (speriamo) le colonne portanti di questo mestiere, come lo sono stati i nostri maestri e i loro maestri di conseguenza. Nonostante l’amore che provo per questo mestiere riconosco che in alcuni casi al suo interno si celi un’avidità, a volte nemmeno così celata. Nella scuola dei miei sogni non esiste questa avidità. Solo amore per il doppiaggio”.

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