Rapporto OCSE sull’Italia: più ombre che luci
Lo scorso 23 aprile è stato pubblicato il nuovo rapporto OCSE sull’Italia (qui il testo, per ora disponibile solo in inglese), l’ultimo di una serie di documenti che cominciò a ricevere visibilità e attenzione nel nostro Paese nel 1998 con la presentazione di uno studio specificamente dedicato all’istruzione, svoltosi alla Fiera di Roma nell’ambito del Forum PA con la partecipazione attiva dell’allora ministro Luigi Berlinguer. Occasione nella quale Norberto Bottani, al tempo direttore dell’Unità per le statistiche e gli indicatori dell’OCSE, sottolineò come l’Italia soffrisse di una profonda frattura tra l’istruzione accademica e quella tecnica/professionale evidenziando che il sistema italiano non offriva percorsi post-secondari tecnici rispetto a paesi come la Germania.
Una osservazione che ricompare ora, a quasi trent’anni di distanza, nel Rapporto del 2026, presentato a Roma lo scorso 23 aprile dal capo economista dell’OCSE Stefano Scarpetta, che pur essendo (a differenza di quello monotematico del 1998) in prevalenza dedicato a problematiche di carattere eminentemente economico, riserva uno dei suoi quattro capitoli a una accurata, a tratti impietosa analisi del sistema educativo italiano evidenziandone i ritardi e i gap rispetto alla media dei Paesi europei in molti settori (basse performance degli studenti, squilibri territoriali e sociali, pochi asili, pochi laureati: il 32% contro una media UE del 44%) ma soprattutto il mismatch tra i profili formativi del sistema di istruzione e le competenze richieste dal mondo economico.
“In un contesto di invecchiamento della popolazione”, ha detto Scarpetta, “molti giovani italiani non hanno un’occupazione, non seguono un corso di formazione o lasciano il Paese”. In questo contesto occorre “proseguire il lavoro avviato dalle riforme [si riferisce a quelle avviate con PNRR, NdR] per migliorare ulteriormente la transizione dalla scuola al mondo del lavoro, la formazione professionale e dei lavoratori, nonché riformare le politiche del mercato del lavoro”.
Per questo tra le Policy Recommendations poste a conclusione di questo capitolo del Rapporto viene evidenziata in neretto, in quanto raccomandazione “chiave”, la seguente: “Continuare ad ampliare la rete degli istituti tecnici terziari ITS. Potenziare ulteriormente l’apprendimento basato sul lavoro e l’esperienza lavorativa obbligatoria o i tirocini di alta qualità nell’ambito della formazione professionale e generale”.
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