Decreto Sicurezza 2026: via libera definitivo. Più tutele penali per il personale scolastico. Cosa cambia per la scuola

Con il voto favorevole della Camera – 203 sì, 117 no e 3 astenuti – il Decreto Sicurezza 2026 è stato definitivamente convertito in legge, chiudendo un iter parlamentare rapido ma segnato da tensioni politiche e rilievi istituzionali. Pochi giorni prima, il 17 aprile, il Senato aveva approvato il provvedimento con 96 voti favorevoli e 46 contrari.

Il testo, adottato a fine febbraio dal Consiglio dei Ministri e sostenuto anche dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, introduce una serie di misure che incidono anche sul mondo della scuola, con particolare attenzione al tema della sicurezza e della tutela del personale.

Un decreto “a doppio binario”

L’approvazione definitiva non chiude però del tutto la partita. Sullo sfondo resta infatti una soluzione tecnica già delineata dall’esecutivo: l’adozione di un nuovo decreto legge “sostitutivo” destinato a intervenire su una delle norme più controverse del testo.

Sotto osservazione è finito in particolare l’articolo relativo agli incentivi economici per gli avvocati coinvolti nei rimpatri volontari dei migranti. Per superare le criticità sollevate dal Quirinale ed evitare rallentamenti o possibili impugnative, il Governo avrebbe scelto una strada parallela: lasciare invariata la legge di conversione appena approvata e intervenire subito dopo con un nuovo decreto correttivo.

Una soluzione che consente di mettere in sicurezza l’intero impianto normativo, evitando il rischio di decadenza del provvedimento in caso di ostruzionismo parlamentare.

Scuola e sicurezza: cosa cambia davvero

Tra i passaggi più rilevanti per il settore scolastico spicca il rafforzamento della tutela penale per il personale, tema tornato centrale negli ultimi anni alla luce dell’aumento degli episodi di aggressione.

Più protezione per docenti e dirigenti

L’articolo 11 introduce una nuova fattispecie di reato nel codice penale per le lesioni personali commesse ai danni di dirigenti scolastici e personale docente, educativo e ATA, quando collegate all’esercizio delle loro funzioni.

Le pene risultano sensibilmente inasprite:

  • reclusione da 2 a 5 anni per lesioni “base”
  • da 4 a 10 anni in caso di lesioni gravi
  • da 8 a 16 anni per lesioni gravissime

Non solo: viene previsto l’arresto obbligatorio in flagranza, segnale di una linea più rigorosa sul piano repressivo.

Si tratta di un intervento che risponde a una domanda crescente di tutela da parte del personale scolastico, ma che apre anche interrogativi sull’efficacia delle sole misure penali nel prevenire fenomeni complessi come la violenza nelle scuole.

Reati aggravati nelle aree scolastiche

Un secondo intervento riguarda i contesti: il decreto introduce un’aggravante specifica per il porto ingiustificato di oggetti atti a offendere se il fatto avviene all’interno o nelle immediate vicinanze degli istituti scolastici.

L’aumento della pena – da un terzo alla metà – punta a rafforzare il presidio di sicurezza attorno agli ambienti educativi, considerati luoghi sensibili.

Docenti e responsabilità: un terreno ancora aperto

Nel corso dell’iter parlamentare è emersa anche una proposta – non entrata nel testo finale – che riguarda la possibile incompatibilità con l’insegnamento per i docenti condannati in via definitiva per reati gravi contro la persona o l’ordine pubblico.

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