Sostegno, formazione e inclusione: il dibattito riaperto dalle parole di Luca Trapanese
Torna al centro del confronto pubblico il tema della formazione degli insegnanti di sostegno. A riaccenderlo è stato Luca Trapanese, con un intervento affidato ai social che ha suscitato reazioni contrastanti, soprattutto tra famiglie e docenti. L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli, noto anche per il suo impegno sui temi della disabilità e per essere padre adottivo di Alba, bambina con sindrome di Down, è tornato sulle dichiarazioni relative al TFA sostegno. Parole che, estrapolate dal contesto originario, hanno alimentato una polemica che lo stesso Trapanese ha voluto ridimensionare, senza tuttavia modificarne il contenuto: “Non credo nel TFA e i genitori non ci fanno affidamento”, ha ribadito, precisando che il suo ragionamento si inseriva in una riflessione più ampia.
Oltre la contrapposizione tra famiglie e docenti
Il punto, secondo Trapanese, non è alimentare uno scontro tra insegnanti e genitori, ma interrogarsi sulla qualità complessiva del sistema. “Se diventa una lotta tra noi, perdiamo tutti”, è il senso del suo intervento, che invita a spostare il focus dalle singole esperienze alle criticità strutturali.
Nel suo racconto convivono esempi virtuosi e situazioni problematiche. Da un lato, l’esperienza positiva della figlia Alba, seguita da un’insegnante ritenuta competente; dall’altro, le difficoltà vissute da molti studenti con disabilità, per i quali la scuola non sempre riesce a garantire un reale percorso inclusivo.
Il nodo della formazione: vocazione e competenze
Al centro della riflessione emerge una questione cruciale: la formazione degli insegnanti di sostegno. Trapanese riconosce l’impegno e la dedizione di molti docenti, ma sottolinea come la sola “vocazione” non sia sufficiente a garantire qualità e continuità educativa.
Il rischio, evidenzia, è quello di generare disuguaglianze tra studenti, legate alla variabilità delle competenze professionali. Un tema noto da tempo anche agli addetti ai lavori, che richiama il dibattito sulla stabilizzazione dei docenti specializzati e sulla necessità di percorsi formativi più solidi e coerenti.
Una proposta: verso una laurea dedicata
Da qui la proposta: superare la centralità del TFA e immaginare un percorso strutturato, stabile e riconosciuto a livello universitario. “Perché non istituire una laurea specifica per il sostegno?”, si chiede Trapanese.
L’idea è quella di costruire una filiera formativa più chiara e qualificante, capace di rafforzare le competenze professionali e, allo stesso tempo, di incidere sulle dinamiche interne alla scuola: dal rapporto con i dirigenti alla collaborazione con le famiglie.
Una proposta che si inserisce in un dibattito già avviato a livello nazionale, dove più volte si è discusso della necessità di riformare i percorsi di accesso alla professione docente, soprattutto in un ambito delicato come quello dell’inclusione.
Disabilità e aspettative: un cambiamento culturale
Nel suo intervento, Trapanese allarga lo sguardo anche al piano culturale. Rispetto a qualche decennio fa, osserva, è cambiato profondamente il modo di intendere la disabilità. Le aspettative delle famiglie non si limitano più all’inserimento scolastico, ma riguardano l’intero progetto di vita: autonomia, lavoro, relazioni.
Un’evoluzione che interpella direttamente la scuola e la qualità delle figure educative che vi operano. “Il futuro di mia figlia dipenderà anche dalle competenze delle persone che incontrerà”, è il messaggio implicito che attraversa il suo racconto.
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