Decreto sicurezza, via libera del Senato: rafforzate le tutele per tutto il personale scolastico

Con 96 voti favorevoli e 46 contrari, l’Aula del Senato ha approvato il decreto sicurezza, che passa ora all’esame della Camera per la conversione definitiva entro il 25 aprile 2026. Un provvedimento ampio, che interviene su ordine pubblico e sicurezza urbana, ma che nel passaggio parlamentare ha introdotto modifiche significative anche per il mondo della scuola.

Tra queste, spicca l’estensione delle tutele penali a tutto il personale scolastico, una misura che risponde a un’esigenza sempre più avvertita nelle comunità educative.

Non solo docenti: la protezione si allarga a tutto il personale

Una delle novità più rilevanti riguarda l’ambito di applicazione delle norme a tutela del personale. Il testo approvato a Palazzo Madama supera l’impostazione iniziale, che si concentrava principalmente su docenti e dirigenti, estendendo esplicitamente le protezioni anche al personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata).

In caso di lesioni personali, dunque, le aggravanti previste dal decreto si applicheranno a tutti i lavoratori della scuola, riconoscendo il ruolo educativo e di presidio sociale svolto dall’intera comunità scolastica.

Una scelta che appare in linea con un dato di realtà: gli episodi di aggressione o minaccia non riguardano più soltanto gli insegnanti, ma coinvolgono sempre più spesso anche altre figure presenti negli istituti, in particolare nei contesti più complessi.

Sicurezza e scuola: un equilibrio delicato

L’intervento normativo si inserisce in un quadro più ampio di attenzione alla sicurezza, anche alla luce dei crescenti episodi di violenza giovanile. Non a caso, il decreto collega alcune misure – come quelle relative ai maltrattamenti sugli animali – a comportamenti considerati indicatori di disagio e devianza.

Ma quale impatto avranno queste norme nella quotidianità scolastica?
Il rafforzamento delle tutele penali può rappresentare un deterrente, ma non esaurisce il problema.

La scuola, infatti, resta un luogo educativo prima che repressivo. E se da un lato si rafforzano gli strumenti di protezione per chi vi lavora, dall’altro emerge la necessità di interventi strutturali sul piano pedagogico, relazionale e sociale: prevenzione del disagio, educazione alla convivenza civile, supporto psicologico.

Daspo urbano e coltelli: possibili riflessi sul contesto scolastico

Pur non essendo misure specificamente rivolte alla scuola, alcune disposizioni del decreto potrebbero avere ricadute indirette anche sugli ambienti educativi.

È il caso dell’ampliamento del Daspo urbano, ora applicabile anche a specifiche aree e in presenza di comportamenti reiterati che mettano a rischio la sicurezza. Una maggiore flessibilità che potrebbe interessare anche zone limitrofe agli istituti scolastici, spesso teatro di fenomeni di microcriminalità o aggregazioni problematiche.

Analogamente, la riformulazione delle norme sul porto di coltelli – che reintroduce il criterio del “giustificato motivo” – si inserisce nel dibattito sulla sicurezza giovanile, tema che interroga direttamente le scuole.

Un segnale politico, ma la sfida resta educativa

Il passaggio al Senato conferma l’impianto del decreto, ma ne modifica alcuni punti sensibili, tra cui proprio quelli relativi alla scuola. L’estensione delle tutele al personale Ata rappresenta un segnale politico chiaro: la sicurezza nelle scuole è una responsabilità collettiva e riguarda tutte le figure che vi operano.

Resta però aperta una questione di fondo: è sufficiente intervenire sul piano penale per affrontare fenomeni complessi come la violenza giovanile?

Nel passaggio alla Camera, che dovrà concludersi entro tempi molto stretti, il dibattito potrebbe riaccendersi anche su questo punto. Perché se la sicurezza è una condizione necessaria, è la qualità delle relazioni educative a determinare, nel lungo periodo, il clima delle nostre scuole.

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