Le politiche scolastiche della ‘Nuova America’/1: l’universal school choice
Il manifesto elettorale di Donald Trump, basato sulla proposta dell’universal school choice, è una delle politiche pubbliche più controverse degli ultimi anni negli Stati Uniti. Si tratta di una sfida complessa che coinvolge aspetti sociali, culturali, tecnici e amministrativi, mettendo in discussione il ruolo dello Stato, le forme di rendicontazione pubblica, la competizione tra scuole e la capacità delle famiglie di effettuare scelte consapevoli per l’educazione dei figli.
L’idea centrale della “school choice” è chiara: famiglie e studenti diventano clienti di un’offerta educativa, mentre la scuola è considerata un prodotto regolato dal mercato, che dovrebbe sostituire il monopolio statale percepito come inefficiente e resistente alle riforme.
Le origini: dalle charter schools ai voucher
Le charter schools, istituite nel 1988, hanno rappresentato la prima risposta concreta a questa filosofia. Si tratta di scuole pubbliche gestite in autonomia da gruppi di insegnanti, che si assumono la responsabilità della didattica e della gestione amministrativa, pur rimanendo finanziate dallo Stato. Due anni dopo, nel 1990, l’introduzione dei voucher scolastici ha cambiato ulteriormente lo scenario, consentendo alle famiglie di utilizzare fondi pubblici per iscrivere i figli in scuole private o paritarie.
Negli anni successivi il movimento per la “school choice” progredisce con un profondo riorientamento dell’idea originale, con l’ingresso nel mercato di attori economici del settore privato.
Le diverse visioni politiche
La politica scolastica statunitense ha oscillato tra il sostegno e il rifiuto della school choice.
- George W. Bush ha introdotto nel 2002 la possibilità di chiudere scuole con performance insoddisfacenti, dando agli studenti l’opportunità di iscriversi in istituti con risultati migliori.
- Il governo federale, con l’amministrazione sia conservatrice sia democratica, supporta programmi di school choice per le fasce deboli di studenti. Barak Obama fa un’aperta scelta di campo in tal senso.
- Joe Biden e Kamala Harris, invece, si oppongono ai voucher e alle charter schools a scopo di lucro, sostenendo che le risorse pubbliche debbano restare nel circuito delle scuole locali tradizionali e delle charter di qualità riconosciuta.
Perché la school choice divide l’America?
L’idea di scuole non gestite dalla burocrazia vede la convergenza di interessi diversi: per i democratici sono una barriera per fermare i vouchers, per i conservatori si tratta di una attesa deregolazione, per gli educatori è una opportunità per rimotivare gli studenti, per alcuni imprenditori si apre la porta del ricco settore dell’istruzione, per i gruppi etnici è la possibilità di coltivare la propria cultura.
L’ipotesi che le charter schools avrebbero migliorato l’intera scuola statunitense trova un crescente consenso mentre si fa strada, quasi tacitamente e non senza opposizioni, l’accettazione dell’utilizzo di risorse pubbliche per sostenere le scelte delle famiglie.
Nella “public school choice” ricade la liberalizzazione delle iscrizioni nelle tradizionali scuole pubbliche, nell’area pubblica, seppur marginali, si collocano anche le magnet schools e le specialist schools, finanziate da diversi stati e caratterizzate da particolari impostazioni dell’insegnamento e del curriculum. I programmi voucher che mirano a facilitare l’iscrizione a scuole private assumono diverse configurazioni, la formula classica è un contributo dato alle famiglie: nella prima esperienza l’accesso era riservato agli studenti di famiglie a basso reddito che ricevono una sorta di “carta di debito” da spendere per l’educazione.
Una terza soluzione sono le agevolazioni fiscali previste per chi spende per l’educazione dei propri figli o per chi devolve risorse a favore di organizzazioni che distribuiscono borse di studio per gli studenti.
L’accesa controversia sulla costituzionalità dei vouchers, soprattutto per l’apertura agli studenti di scuole rette da gruppi religiosi, dura fino al 2002. Meno problematiche e divisive dei voucher le charter schools, scuole pubbliche a finanziamento statale ma a gestione privata, sono la più rilevante innovazione recente nell’organizzazione del sistema scolastico del paese.
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