Scuola, il paradosso dell’innovazione: 1 su 2 bocciata per Wi-Fi e bagni. Solo il 6% degli studenti la definisce ‘moderna’

L’innovazione didattica corre, ma gli edifici scolastici arrancano. È il paradosso che emerge dall’ultima indagine del Censis realizzata nell’ambito del progetto Iride – La scuola vista dai giovani, che ha coinvolto oltre 8.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado e 1.000 diplomati tra i 18 e i 24 anni. Se da un lato la scuola italiana investe in metodologie innovative, laboratori e competenze digitali, dall’altro continua a fare i conti con criticità strutturali che incidono sulla quotidianità degli studenti: connessioni internet inaffidabili, servizi igienici inadeguati, edifici datati e problemi di comfort ambientale.

I numeri fotografano una realtà che appare ancora lontana dall’idea di una scuola pienamente al passo con i tempi. Il 56,3% degli studenti giudica insufficiente o gravemente insufficiente il Wi-Fi dell’istituto, mentre quasi uno su due (49,4%) boccia lo stato dei bagni. Seguono le criticità legate al riscaldamento: il 38,7% ritiene inadeguato l’impianto, una valutazione che richiama il tema più ampio del benessere negli ambienti scolastici, aggravato nei mesi più caldi dall’assenza di sistemi di climatizzazione in gran parte degli edifici.

Il peso di un patrimonio edilizio ancora vecchio

Le difficoltà segnalate dagli studenti non sorprendono se lette alla luce dello stato del patrimonio scolastico italiano. Una parte consistente delle scuole è infatti ospitata in edifici costruiti molti decenni fa, spesso nati per destinazioni d’uso diverse e successivamente adattati all’attività didattica. Secondo i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, inoltre, il 63,2% delle scuole secondarie di secondo grado è ancora privo del certificato di agibilità, con forti differenze territoriali.

In questo contesto, Wi-Fi e bagni finiscono per rappresentare molto più di semplici servizi: diventano il simbolo della distanza tra le aspettative di una scuola chiamata a formare cittadini competenti nell’era digitale e la realtà materiale degli edifici in cui quella formazione si svolge ogni giorno.

Laboratori promossi, le aule convincono meno

L’indagine restituisce però anche segnali incoraggianti. Gli studenti apprezzano soprattutto gli ambienti destinati a una didattica più innovativa: laboratori, biblioteche, aule di informatica e spazi attrezzati raccolgono il 44,9% di giudizi positivi. Valutazioni favorevoli arrivano anche per gli altri spazi interni (44,6%), per gli ambienti dedicati ad attività culturali come aula magna e teatro (40,7%) e per le aree esterne (39,7%).

Più tiepido il giudizio sulle aule tradizionali, che restano il cuore della vita scolastica quotidiana. Solo il 30,2% degli studenti le valuta positivamente, mentre il 40,3% si limita a considerarle “sufficienti” e quasi tre su dieci esprimono un giudizio negativo. Una situazione analoga riguarda gli edifici nel loro complesso e gli impianti sportivi, dove alle valutazioni positive continua ad affiancarsi una quota consistente di studenti che ne denuncia l’inadeguatezza.

Una scuola “normale”, ma non moderna

Colpisce soprattutto la percezione complessiva degli spazi scolastici. Il 41% degli studenti definisce la propria scuola semplicemente “normale”, il 34,4% la considera “vecchia” e appena il 5,9% la descrive come “moderna”. Più di uno studente su sei la ritiene inoltre poco attrezzata o sporca, mentre una minoranza non trascurabile parla addirittura di edifici inadeguati, pericolosi o fatiscenti.

Quel giudizio di “normalità” merita una riflessione. Più che indicare soddisfazione, sembra raccontare una forma di adattamento a condizioni considerate ormai abituali: strutture che funzionano, ma senza offrire quegli standard qualitativi che una scuola contemporanea dovrebbe garantire.

Lo sguardo cambia dopo il diploma

Interessante anche il confronto con chi la scuola l’ha appena lasciata. Tra i diplomati cresce la quota di chi ricorda il proprio istituto come funzionale, pulito, accogliente e persino moderno. È il segno di una rilettura dell’esperienza scolastica forse più indulgente con il passare del tempo. Tuttavia, anche tra gli ex studenti continuano a prevalere le definizioni di scuole “normali” e “vecchie”, a conferma che il problema resta strutturale.

La sfida non è solo costruire, ma rendere credibile l’innovazione

I risultati dell’indagine pongono una questione che va oltre la semplice manutenzione degli edifici. Negli ultimi anni il sistema scolastico ha investito in digitalizzazione, ambienti di apprendimento innovativi e nuove metodologie didattiche. Tuttavia, quando la connessione non funziona, i servizi igienici sono inadeguati o il caldo e il freddo compromettono la permanenza in aula, il rischio è che proprio gli elementi più basilari dell’esperienza scolastica finiscano per indebolire la credibilità dell’innovazione.

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