Sciopero scuola 30 ottobre: docenti e ATA in piazza per salari, contratti e investimenti. Nuova mobilitazione il 20 novembre
Nuova giornata di sciopero e manifestazioni oggi, venerdì 30 ottobre, con possibili ripercussioni anche sul regolare svolgimento delle attività scolastiche. La mobilitazione nazionale, proclamata dall’Unione Sindacale di Base (USB) e rivolta ai lavoratori del settore pubblico e privato, coinvolge anche il personale della scuola. All’iniziativa si affianca quella promossa da USI-CIT, con la partecipazione di USI Educazione e USIS. Nelle principali città italiane sono previste manifestazioni alle quali prenderanno parte anche studenti e universitari. Al centro della protesta ci sono il potere d’acquisto dei salari, il finanziamento dei servizi pubblici e le scelte di politica economica del Governo. Per il mondo dell’istruzione, alle rivendicazioni generali si aggiungono richieste specifiche che riguardano le retribuzioni di docenti e personale ATA, l’organizzazione del sistema scolastico e gli investimenti nell’istruzione pubblica. Una mobilitazione che non si esaurirà con la giornata di oggi: per venerdì 20 novembre è già stato proclamato un nuovo sciopero generale dalla CGIL, al quale aderirà anche la FLC CGIL.
Sciopero del 30 ottobre: le richieste di docenti e personale ATA
Sul fronte scolastico, i COBAS Scuola, insieme ad ADL, Clap e Sial, hanno annunciato la partecipazione allo sciopero e alle manifestazioni, indicando una serie di obiettivi che riguardano direttamente le condizioni di lavoro del personale. Tra le principali rivendicazioni figura la richiesta di un aumento di 300 euro netti mensili per docenti e ATA, da riconoscere nella terza tranche salariale del contratto, prevista dal 1° gennaio 2027. Secondo i promotori della protesta, si tratterebbe di un recupero parziale del potere d’acquisto perso nell’ultimo decennio a causa dell’inflazione e dell’aumento dei costi energetici. Le richieste non si limitano, però, alla dimensione economica. I sindacati chiedono anche l’introduzione di un ruolo unico per i docenti di tutti gli ordini e gradi di scuola, con parità di trattamento salariale e normativo, prendendo come riferimento le condizioni attualmente più favorevoli. Per il personale ATA viene invece rivendicato il riconoscimento dei buoni pasto, considerati dai promotori una forma di compensazione delle differenze retributive e di orario rispetto al personale docente.
Riforma degli istituti tecnici e autonomia differenziata tra i temi della protesta
Tra le ragioni della mobilitazione trovano spazio anche questioni che riguardano l’organizzazione del sistema scolastico. I COBAS chiedono la cancellazione della riforma degli istituti tecnici, contestando il rischio di una riduzione delle ore di lezione, delle discipline e dei posti di lavoro. La richiesta è quella di mantenere l’attuale tempo scuola. Un’altra posizione riguarda l’autonomia differenziata, alla quale le organizzazioni sindacali si oppongono per le possibili conseguenze sull’unitarietà del sistema nazionale di istruzione e degli altri servizi pubblici. A queste rivendicazioni si aggiunge la richiesta di aumentare gli investimenti nella scuola pubblica, accompagnandoli a una riduzione della spesa militare. È proprio il rapporto tra risorse destinate ai servizi pubblici e altre voci del bilancio dello Stato a rappresentare uno dei temi comuni alle diverse componenti della mobilitazione.
Manifestazioni in tutta Italia, studenti di nuovo in piazza
La protesta interesserà numerose città italiane. Sono previste manifestazioni a Roma, Milano, Bologna, Torino, Firenze, Napoli e Palermo. Nella Capitale, i COBAS Scuola hanno indicato come appuntamento piazza dei Cinquecento, alle ore 10.30. Alla mobilitazione partecipano realtà differenti: oltre ai lavoratori della scuola e agli studenti, sono attesi universitari, agricoltori, autotrasportatori, movimenti per il diritto alla casa e centri sociali. L’USB ha sottolineato la necessità di unire le diverse vertenze, chiedendo interventi per il controllo dei prezzi, il recupero del potere d’acquisto di salari e pensioni e una maggiore attenzione alla spesa pubblica destinata ai servizi sociali.
Anche Rifondazione Comunista/Sinistra Europea ha annunciato il proprio sostegno alla mobilitazione, rilanciando la proposta denominata “1% Equo”, che prevede una tassazione dei grandi patrimoni per finanziare sanità, scuola pubblica, diritto alla casa e servizi. Sul piano dell’ordine pubblico, l’attenzione resta elevata dopo i disordini registrati durante le manifestazioni del 17 ottobre. Sono previsti controlli sul territorio, interlocuzioni con gli organizzatori e attività di monitoraggio finalizzate a prevenire eventuali episodi di violenza.
Il 20 novembre nuovo sciopero generale: aderisce anche la FLC CGIL
La giornata del 30 ottobre non sarà l’ultimo appuntamento di protesta delle prossime settimane. Venerdì 20 novembre è infatti previsto un nuovo sciopero generale proclamato dalla CGIL, in coincidenza con la giornata di mobilitazione europea delle studentesse e degli studenti. All’iniziativa aderirà anche la FLC CGIL, con un’astensione dal lavoro per l’intera giornata che interesserà il personale del comparto e dell’Area dirigenziale Istruzione e Ricerca, gli atenei e i docenti universitari, la formazione professionale e le scuole non statali.
La mobilitazione coinvolgerà dunque un’ampia parte del mondo della conoscenza, dalla scuola all’università, dalla ricerca all’AFAM, fino alla formazione professionale e all’educazione degli adulti. Tra le principali richieste della FLC CGIL figura lo stanziamento, nella Legge di Bilancio, delle risorse necessarie a garantire retribuzioni adeguate all’aumento del costo della vita, anche in vista dei rinnovi contrattuali relativi al triennio 2028-2030. Il sindacato chiede inoltre l’istituzione di un fondo perequativo per ridurre le differenze retributive tra i lavoratori dei settori della conoscenza e quelli degli altri comparti della Pubblica amministrazione.
Salari e investimenti: le questioni aperte per la scuola
Le due mobilitazioni, pur promosse da organizzazioni differenti e con piattaforme rivendicative proprie, riportano al centro alcune questioni comuni: il livello delle retribuzioni, la perdita di potere d’acquisto, le risorse destinate all’istruzione e il riconoscimento economico delle professionalità che operano nel sistema educativo. Per docenti e personale ATA, il tema salariale si intreccia con quello delle condizioni di lavoro e delle prospettive di sviluppo del sistema scolastico. Per le istituzioni, le richieste sindacali pongono invece la questione delle priorità di investimento e delle risorse da destinare al settore. La successione degli scioperi del 30 ottobre e del 20 novembre mostra come il confronto tra organizzazioni sindacali e Governo sia destinato a proseguire nelle prossime settimane, anche in relazione alle scelte contenute nella Legge di Bilancio 2027.
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