Le scuole europee fanno fatica a trovare un equilibrio tra la tecnologia e i metodi didattici più tradizionali

Una nuova ricerca europea, commissionata da Epson e condotta tra studenti, insegnanti e responsabili IT delle scuole in sei Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Polonia, Regno Unito e Spagna), rivela un divario tra la quantità di tecnologia presente nelle aule e la sua efficacia nel supportare l’apprendimento. Il nocciolo della questione è la richiesta da parte degli studenti europei di usare la tecnologia durante le lezioni. Il 64% degli studenti italiani (79% la media europea) afferma di usarla praticamente in ogni aspetto della propria vita, mentre il 66% (58% la media) si aspetta che venga ampiamente utilizzata in classe.

I sistemi educativi europei hanno reagito: l’UE ha investito oltre 23 miliardi di euro nella tecnologia e nelle competenze nel campo dell’istruzione, ma solo il 49% dei responsabili IT delle scuole italiane (contro ben il 69% della media europea) concorda sul fatto che gli istituti abbiano introdotto più tecnologia nell’ultimo anno. Ma questo non sempre si traduce in risultati migliori. I dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) mostrano che i risultati globali in matematica e lettura sono calati in modo significativo.

La tecnologia nelle scuole c’è, ma non viene utilizzata al meglio

Molti insegnanti (45% in Italia, 66% la media europea) dichiarano che, sebbene l’adozione della tecnologia abbia subito un’accelerazione, il suo uso efficace non ha tenuto il passo. Il 75% dei docenti (allineato al 76% europeo) e il 76% dei responsabili IT scolastici (81% in Europa) concordano sul fatto che gli investimenti si siano concentrati sui dispositivi piuttosto che sul modo in cui vengono utilizzati.

Secondo Epson, molte scuole si trovano ad affrontare un “divario nell’equilibrio tra apprendimento e tecnologia”. Il 53% degli insegnanti italiani (57% la media) e il 69% dei responsabili IT scolastici (63% la media) sono concordi sul fatto che il settore dell’istruzione abbia investito nei sistemi tecnologici più rapidamente di quanto essi possano essere integrati in modo efficace.

Niente estremismi, serve più equilibrio nell’uso della tecnologia

Anziché rifiutarla, come hanno fatto alcuni sistemi educativi, l’83% dei docenti (in linea con l’81% europeo) e l’82% dei responsabili IT scolastici (87% in Europa) sostengono che è necessario un uso più equilibrato della tecnologia. Laddove schermi e risorse tradizionali come carta e libri di testo coesistono, l’apprendimento individuale e quello in gruppo si integrano, l’intelligenza artificiale e il giudizio umano lavorano insieme e gli investimenti nei sistemi digitali sono più ponderati. L’88% degli insegnanti italiani (allineato all’86% della media) dichiara che un migliore equilibrio tra l’uso della tecnologia e i metodi didattici tradizionali potrebbe migliorare i risultati degli studenti.

L’equilibrio fra tecnologia e le forme tradizionali di insegnamento non raggiunge la sufficienza: il voto italiano è 5,5, la media europea 5

Per capire quanto sia ampio il divario nell’equilibrio tra tecnologia e apprendimento, Epson ha chiesto ai docenti di valutare da 1 (per niente equilibrato) a 10 (perfettamente equilibrato) in che misura i diversi tipi di tecnologia vengano introdotti e bilanciati rispetto alle forme più tradizionali di istruzione. I risultati sono:

  • 5,5 (5,0 la media europea) per quanto riguarda l’equilibrio tra schermi individuali e carta durante le lezioni, con il 63% (pari alla media europea) che afferma che ci sono troppi schermi individuali;
  • 5,9 (5,3 la media europea) per quanto riguarda l’equilibrio tra schermi individuali e condivisi durante le lezioni, mentre il 49% (52% in Europa) ritiene che ci siano troppi schermi individuali;
  • 5,3 (4,7 la media europea) per l’equilibrio tra IA e giudizio umano, supervisione e metodi didattici tradizionali, con il 68% (65% in Europa) che ritiene si dia troppa importanza all’IA.

Questo porta a un punteggio complessivo combinato italiano di 5,5 su 10 (media dei valori sopra indicati) per l’equilibrio fra le tre aree: leggermente migliore del 5 riscontrato a livello europeo, ma sempre insufficiente. Questo è il punteggio dell’European Learning Technology Balance Index.

Allo stesso tempo, è stato chiesto agli insegnanti di valutare, su una scala da 1 (per niente sufficiente) a 10 (completamente sufficiente) se ritengono che gli istituti scolastici dispongano di risorse e formazione tecnologiche sufficienti per garantire i migliori risultati degli studenti. In media, i docenti italiani hanno dato alla scuola un punteggio di 5,4 su 10 (leggermente superiore al 4,9 della media europea), mentre quello dei responsabili IT è stato di 5,5 (in linea con il 5,4 europeo).

 Il futuro dell’istruzione non è “più tecnologia”. È “un equilibrio migliore”

“Per colmare il divario nell’accesso alle tecnologie didattiche – ha affermato la dott.ssa Sarah Henkelmann-Hillebrand, responsabile del settore istruzione di Epson Europe – serve un cambio di mentalità. I sistemi educativi devono andare oltre la semplice adozione di dispositivi tecnologici e concentrarsi invece su come vengono utilizzati. Questo significa progettare in funzione dei risultati di apprendimento, riequilibrare gli strumenti digitali e quelli fisici, creare esperienze in classe più condivise e collaborative e definire regole chiare per le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale. Significa anche investire in tecnologie che supportino un insegnamento efficace, non solo in più dispositivi. Significa investire non solo in più dispositivi, ma anche in tecnologie che supportino un insegnamento efficace. Il futuro dell’istruzione non è più tecnologia. È un equilibrio migliore”.

Questi risultati provengono dallo studio “Educate to Empower 2026”, commissionato da Epson. Il rapporto completo è visionabile qui.

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