IA a scuola, Kaladich (FIDAE): ‘In questa epoca gli educatori si impegnino a essere sentinelle dell’umano’
Rimettere la persona al centro, rafforzare l’alleanza tra scuola e famiglia e accompagnare gli studenti nelle trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale. Sono le priorità indicate dalla FIDAE nel Manifesto 2026, elaborato dal Consiglio nazionale riunito a Trani dal 21 al 23 agosto e ispirato all’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Alla vigilia della ripresa delle attività scolastiche, il Manifesto viene affidato a gestori, coordinatori, docenti, educatori e famiglie non come una semplice dichiarazione di principi, ma come una proposta di lavoro da portare nei collegi dei docenti, negli incontri con i genitori, nei percorsi di formazione e nella progettazione educativa delle scuole.
«All’inizio di questo nuovo anno scolastico – dichiara Virginia Kaladich, presidente nazionale della FIDAE – desidero innanzitutto ringraziare quanti, ogni giorno, continuano a credere nell’educazione e a dedicare competenza, passione e cura alla crescita dei nostri ragazzi. Il Manifesto 2026 consegna alle nostre scuole una missione da vivere e una speranza da condividere, attraverso tre impegni concreti: custodire l’umano, ricostruire comunità e generare futuro».
Custodire l’umano significa riconoscere che, prima di ogni voto, risultato o prestazione, c’è una persona. Per questo la FIDAE invita le scuole a riflettere sul modo in cui vengono accolte le fragilità, accompagnati gli errori e contrastate tutte le forme di esclusione. Anche la valutazione deve diventare sempre più uno strumento capace di sostenere il percorso di crescita dello studente, senza trasformarsi in un giudizio sulla persona. Ricostruire comunità vuol dire, invece, superare una collaborazione puramente formale tra scuola e famiglia, per costruire una vera corresponsabilità educativa. Il Manifesto richiama la necessità di coinvolgere maggiormente i genitori nella vita scolastica e di formare coloro che assumono ruoli di rappresentanza, affinché possano favorire il dialogo, la partecipazione e la ricerca del bene comune.
Il terzo impegno riguarda la capacità di generare futuro in una società sempre più segnata dalle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale. Una trasformazione che la scuola è chiamata ad affrontare senza paure, ma anche senza rinunciare alla propria responsabilità educativa. «L’intelligenza artificiale può ampliare le possibilità di apprendimento, ma non potrà mai sostituire la relazione, l’ascolto, la cura e lo sguardo di un educatore sulla persona – prosegue Kaladich –. Un algoritmo non conosce la storia di uno studente, non riconosce fino in fondo una fragilità e non assume la responsabilità di accompagnare una vita. La scuola deve quindi educare all’uso consapevole delle tecnologie, coltivando quelle qualità profondamente umane che nessuna macchina può replicare: empatia, coscienza critica, creatività e responsabilità».
Da qui l’immagine scelta dal Consiglio nazionale della FIDAE: l’educatore come “sentinella dell’umano”, capace di accorgersi di chi rischia di non essere visto, di riconoscere ciò che sta nascendo e di accompagnarlo, difendendo la dignità di ogni persona e aprendo ai giovani nuove strade verso il futuro.
«Questa è la grande missione della scuola cattolica: non soltanto trasmettere competenze, ma formare persone; non soltanto preparare al futuro, ma contribuire a costruirlo; non soltanto educare alla vita, ma generare speranza. A tutte le nostre comunità scolastiche rivolgo, anche a nome del Consiglio nazionale della FIDAE, l’augurio di un buon anno scolastico. Camminiamo insieme con passione e coraggio, perché le nostre scuole siano luoghi nei quali ogni persona possa davvero fiorire», conclude la presidente Kaladich.
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