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Calo nascite: meno 120mila alunni il prossimo anno scolastico. Quali effetti sulla scuola?

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Calo nascite: meno 120mila alunni il prossimo anno scolastico. Quali effetti sulla scuola?

Il prossimo anno scolastico più di 120mila banchi resteranno vuoti. A tale cifra ammonta infatti la perdita di alunni comunicata ai sindacati dal Ministero dell’Istruzione e causata dal tasso di denatalità. Il calo di iscritti a scuola è in aumento: se cinque anni fa si perdevano meno di 50mila alunni l’anno, nell’ultimo biennio il calo si è attestato attorno ai 70-75mila iscritti. Secondo La Repubblica siamo passati da quasi 8 milioni di iscritti a meno di 7 milioni e 300mila. E se guardiamo al futuro, il numero di alunni iscritti a scuola sembra destinato a diminuire.

Basta fare qualche calcolo: nel 2020 i nuovi nati sono stati 404.89215mila in meno rispetto al 2019Numeri che la crisi causata dalla pandemia potrebbe far scendere ulteriormente.

Per ora gli effetti del calo nascite sulla scuola sono  pochi, tanto che gli organici, il prossimo anno scolastico, resteranno immutati: si faranno meno classi con più insegnanti a disposizione. Questo, per qualche migliaio di docenti, si tradurrà nella perdita di titolarità della cattedra e dovranno presentare domanda di trasferimento. E molte di queste domande potrebbero non avere esito positivo in quanto parte delle cattedre libere sarà assegnate con priorità ai docenti in sovrannumero. 

Gli effetti del calo di alunni iscritti a scuola non dovrebbero essere comunque visibili: con i prossimi pensionamenti, infatti, saranno oltre 80mila le cattedre vacanti. Discorso che non vale per il sostegno, dove le nomine sono destinate a sfiorare quota 200mila.

Questo senza contare che una riduzione annunciata del numero di iscritto a scuola potrebbe portare a un nuovo taglio dei fondi dedicati all’Istruzione e anche se per il prossimo anno il Ministero dell’Istruzione ha garantito lo stesso organico del personale docente e Ata dell’anno in corso, potrebbe non essere lo stesso per i prossimi anni.

Infatti, già nel Def 2022, il Documento di economia e finanza per il 2022 approvato lo scorso 6 aprile, si prevede una sforbiciata alle risorse da destinare al settore istruzione pari a mezzo punto di Pil in cinque anni. Per la Uil scuola, si tratta di un taglio prossimo ai 7 miliardi di euro, per la Gilda degli insegnanti, “è inaccettabile che, dopo anni di tagli, sulle risorse destinate alla scuola si abbatta ancora la scure della politica”.

Inoltre, come facilmente prevedibile, con meno cattedre in organico, saranno meno anche le possibilità di spostamento, e avvicinamento a casa, per i docenti vincolati nella sede di prima assunzione. Secondo il Comitato nazionale docenti vincolati, gli insegnanti che sperano di rientrare almeno nella provincia di residenza sono 67mila.

Lo scopo del Ministero dell’Istruzione è intanto quello, nei prossimi mesi, di cercare di smembrare le classi pollaio e di garantire personale aggiuntivo alle scuole per fronteggiare la pandemia da Covid19 ancora in corso. 

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