Bullismo, scuola e sport: prevenire significa educare. L’8 ottobre al CONI il confronto sulla responsabilità della comunità educante
La prevenzione del bullismo non può fermarsi ai cancelli della scuola. Palestre, campi da gioco, spogliatoi e associazioni sportive sono luoghi nei quali bambini e adolescenti trascorrono una parte importante del proprio tempo, costruiscono relazioni, sperimentano appartenenza e competizione, imparano a confrontarsi con regole, vittorie e sconfitte. Proprio per questo possono diventare anche spazi decisivi di prevenzione.
È da questa prospettiva che prende le mosse “Oltre il bullismo. Lo sport come luogo di tutela, responsabilità e prevenzione”, l’incontro in programma giovedì 8 ottobre 2026, dalle 9.30 alle 13.00, nel Salone d’Onore del CONI a Roma, promosso da ASC, UNI, FIDAE e Accredia.
Al centro della mattinata ci sarà un interrogativo che riguarda direttamente anche il mondo della scuola: chi è responsabile della prevenzione? E soprattutto, come si passa dagli obblighi formali di tutela alla costruzione quotidiana di ambienti nei quali ragazzi e ragazze possano sentirsi realmente protetti?
Bullismo, la prevenzione è una responsabilità condivisa
Il confronto metterà insieme scuola, istituzioni, mondo dello sport ed esperti per approfondire gli strumenti oggi disponibili e le possibili alleanze educative. Tra i temi affrontati ci saranno i sistemi di safeguarding nello sport e la UNI 12000:2025, la norma dedicata alla prevenzione e al contrasto del bullismo.
Ma il punto più interessante, soprattutto dal punto di vista educativo, è probabilmente un altro: le regole, da sole, bastano?
Una procedura può indicare cosa fare quando un episodio si verifica, stabilire responsabilità e definire strumenti di intervento. La prevenzione richiede però qualcosa che viene prima: adulti capaci di riconoscere i segnali, contesti nei quali chiedere aiuto non venga vissuto come una debolezza, relazioni fondate sul rispetto e comunità nelle quali nessuno possa pensare che ciò che accade a un ragazzo “non lo riguardi”.
Kaladich: la responsabilità della comunità educante
A portare nel confronto il punto di vista della scuola sarà anche Virginia Kaladich, presidente nazionale FIDAE, che interverrà nella sessione “Dalle regole alla prevenzione” sul tema “Educare alla prevenzione: la responsabilità della comunità educante”.
Un’espressione, quella di comunità educante, che allarga inevitabilmente il perimetro delle responsabilità. Prevenire il bullismo non può essere infatti un compito delegato soltanto ai docenti, ai dirigenti scolastici o agli specialisti chiamati a intervenire quando il problema è ormai emerso. Significa chiamare in causa tutti gli adulti che, con ruoli differenti, entrano nella vita dei più giovani: famiglie, insegnanti, allenatori, dirigenti sportivi, educatori e istituzioni.
Lo sport, da questo punto di vista, rappresenta un osservatorio particolarmente significativo. Nel gruppo e nella squadra emergono dinamiche di leadership, appartenenza ed esclusione; si costruiscono gerarchie e si sperimentano il confronto con il limite, la frustrazione e il riconoscimento dell’altro. Tutte dimensioni che possono diventare occasioni educative, ma che richiedono adulti preparati a leggerle e a intervenire.
Dalle norme alla cultura della prevenzione
Dopo i saluti istituzionali di Marco Di Paola, vicepresidente del CONI, Maria Chiara Iannarilli, consigliere regionale del Lazio, Massimo De Felice, presidente di Accredia, e Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Lazio, alle 10.05 si entrerà nel vivo con la sessione “Dalle regole alla prevenzione”.
Interverranno Stefano Sibilio, vicedirettore generale UNI, sul valore della normazione; Emanuele Montemarano, coordinatore del gruppo di lavoro UNI “Prevenzione e contrasto al bullismo” e project leader della UNI 12000:2025, che illustrerà il nuovo modello per la prevenzione e il contrasto del fenomeno; Maria Cecilia Morandini, presidente ASC, sul passaggio dagli obblighi di tutela alla cultura della prevenzione nello sport; e la stessa Kaladich.
A moderare i lavori sarà Domenico Costantino, professore di Diritto di famiglia e Diritto privato in ambito sportivo all’Università di Bari.
Uno sport che protegge: servono nuove alleanze
Alle 10.55 il confronto proseguirà con la tavola rotonda “Lo sport che protegge. Responsabilità, prevenzione e nuove alleanze contro il bullismo”.
Parteciperanno Francesco Montini, componente della Giunta nazionale CONI e presidente delle Fiamme Oro; Maria Alessandra Livi, professoressa di Diritto dello sport all’Università La Sapienza; Francesco Ettorre, presidente della Federazione Italiana Vela e componente della Giunta nazionale CONI; Gabriele Vescio, presidente della Federazione Italiana Pentathlon Moderno; e Gianfranco Ravà, commissario straordinario della Federazione Cricket Italiana.
Il tema delle alleanze è centrale. Scuola e associazioni sportive condividono spesso gli stessi ragazzi, ma non necessariamente comunicano tra loro. Eppure un disagio che emerge in classe può manifestarsi anche durante un allenamento; allo stesso modo, dinamiche nate all’interno di un gruppo sportivo possono avere conseguenze nelle relazioni scolastiche e digitali.
Pensare alla prevenzione significa allora anche superare la frammentazione degli ambienti educativi, costruendo linguaggi e responsabilità comuni.
La parola ai ragazzi
Un passaggio particolarmente significativo della mattinata arriverà alle 12 con “Oltre le regole. Le voci dello sport e dei giovani”.
Interverranno Vittorio Andrea Vaccaro, ex atleta e vicepresidente della Commissione nazionale atleti del CONI, e Valentina Rodini, ex atleta e componente della Giunta nazionale CONI. Dalle 12.20 saranno poi direttamente i ragazzi a prendere la parola, con domande e riflessioni rivolte ai protagonisti dell’incontro.
Non è un dettaglio. Parlare di bullismo senza ascoltare chi vive quotidianamente le relazioni tra pari rischia infatti di produrre risposte costruite esclusivamente dal punto di vista degli adulti. Dare spazio alla voce dei giovani significa invece riconoscerli non soltanto come destinatari delle misure di protezione, ma come protagonisti della costruzione di ambienti più sicuri e rispettosi.
Le conclusioni, previste alle 12.40, saranno affidate alla presidente ASC Maria Cecilia Morandini e saranno dedicate agli impegni condivisi per uno sport più sicuro e alla diffusione degli strumenti di prevenzione.
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