Luca Losi: “Sogno una scuola che stimoli la capacità di riflettere e di elaborare una propria visione critica”
Di Sara Morandi
Luca Losi è il Coordinatore artistico del Teatro Politeama di Poggibonsi e un’importante figura nel panorama culturale della Valdelsa. Da oltre trent’anni, promuove le arti performative, sottolineando l’importanza del teatro come strumento educativo e sociale. Con iniziative come le Rassegne Kids e Teatro a Merenda, ha affrontato temi civili e sociali, coinvolgendo le giovani generazioni in un dialogo continuo con la cultura.
Il Festival della Pedagogia Lef, dove collabora con istituzioni scolastiche e associazioni locali, riflette il suo impegno nella promozione di una visione educativa condivisa. Un esempio è la proiezione del film “Se domani non torno”, che ha messo in luce l’importanza del rispetto e dell’amore nelle relazioni umane.
Losi immagina una scuola ideale come un luogo di apertura e sperimentazione, dove la curiosità è stimolata e gli studenti possono esplorare varie espressioni artistiche. In questa scuola, l’apprendimento diventa un viaggio di scoperta, incoraggiando il pensiero critico e la ricerca di risposte, abbracciando sia le tradizioni artigianali del teatro che le moderne tecnologie.
Come ritiene che il Festival della Pedagogia Lef contribuisca all’educazione e alla crescita delle nuove generazioni attraverso eventi come la proiezione del film “Se domani non torno”?
“Guardi, come Coordinatore artistico del Teatro Politeama di Poggibonsi e con l’Associazione culturale Timbre, organizzo da oltre trent’anni Rassegne di teatro destinate alle nuove generazioni, dalla scuola d’infanzia alle superiori, come Kids e Teatro a Merenda. Questo per dire che credo moltissimo nel portare certi temi civili e sociali al pubblico delle giovani generazioni. Ogni anno cerco di raccogliere le migliori proposte teatrali in grado di stimolare la riflessione e lo sviluppo della personalità. Quello che ci interessa è dare l’innesco a una condivisione, all’elaborazione con i docenti, con gli altri studenti e con le famiglie. Sicuramente un film come quello dedicato al tragico caso di Giulia Cecchettin svolge un ruolo fondamentale nell’educazione delle giovani generazioni verso sentimenti come l’amore, il rispetto di sé e dell’altro e sicuramente spinge a considerare la vita altrui nella sua importanza e nella sua unicità. È un messaggio potente e il Politeama, proponendone la proiezione per le scuole, si è fatto portatore di una visione di cui le nuove generazioni hanno un enorme bisogno”.
Quali sono, secondo Lei, gli aspetti più significativi del coinvolgimento delle associazioni e degli istituti scolastici locali nel Festival della Pedagogia?
“Sicuramente negli anni, il Festival è giunto ormai alla sua nona edizione, si è creato uno spirito di collaborazione molto forte che porta le diverse realtà locali a proporre eventi in linea con lo spirito della rassegna e quindi anche a pensarli in funzione di un loro inserimento in Lef (che, ricordo, rappresenta l’acronimo di Libertè Egalitè Fraternitè). In realtà il Festival porta avanti lo stesso tipo di visione di cui si fa interprete ormai da tempo la Fondazione Elsa, con il Teatro Politeama. Le nuove generazioni sono sempre al centro degli spettacoli che proponiamo, soprattutto come fruitrici, naturalmente. Ma non solo. Per fare un esempio, nello spettacolo I Persiani di Silvio Castiglioni dei Sacchi di Sabbia, che fa parte della rassegna Discipline(s) e che è entrato a far parte anche del cartellone del Festival della Pedagogia, ad alcuni studenti di un liceo valdelsano è stata data la possibilità di esibirsi nel coro della tragedia greca”.
Guardando alla Sua carriera musicale e al successo dei Pikes in Panic, quale lezione o esperienza porterebbe nel Suo attuale lavoro di organizzazione di spettacoli?
“La carriera musicale e di autore è una parte legata alla mia gioventù che è stato molto bello vivere ma che oggi considero del tutto chiusa. Certo che aver avuto esperienza con il mondo dello spettacolo dal vivo fin da quando ero un ragazzo mi ha aiutato ad avere una maggiore conoscenza diretta di questo mondo e delle dinamiche uniche che lo caratterizzano”.
Può descrivere come sarebbe la scuola dei Suoi sogni per i giovani del futuro? Quali caratteristiche ed elementi innovativi vorrebbe vedere implementati?
“Sicuramente, come il nostro lavoro testimonia ormai da decenni, la mia scuola ideale va verso un’apertura sempre maggiore. Credo che sia particolarmente importante stimolare la curiosità, quella buona, e conseguentemente la capacità di riflettere, di elaborare una propria visione critica, di avere dubbi e cercare le risposte.
Probabilmente mi farei aiutare da alcuni degli autori e attori che vengono a proporre i loro lavori nel nostro teatro, prenderei spunto dalle loro modalità di lavoro e dai temi che vanno a indagare, e che parlano della vita di ognuno di noi, spesso con una punta d’ironia e con l’utilizzo dell’assurdo. Farei sperimentare agli studenti i mezzi rappresentativi più diversi, dal mestiere dell’attore all’utilizzo del video, della musica e della danza, fino a scoprire la dimensione artigianale del teatro con i suoi mestieri antichi e moderni, come anche la preparazione di scene e costumi”.
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