La protesta degli adulti. Cgil e COBAS proclamano due (distinti) scioperi generali
La stagione autunnale delle proteste e dei disordini non riguarda solo i giovani che stanno infiammando numerose piazze in tutto il paese.
La Confederazione CGIL ha confermato la decisione di indire lo sciopero generale di tutti i settori pubblici e privati per il giorno 20 novembre, la stessa data di quello europeo degli studenti, e lo ha fatto ancora una volta da sola, subito criticata da CISL e UIL, a cui giudizio è scorretto “il ricorso allo sciopero generale contro una manovra di bilancio di cui non si conosce ancora il testo”.
Unitaria, invece, la richiesta di nuovi aumenti: in una lettera indirizzata ai ministri Valditara e Bernini il 21 ottobre 2026, i sindacati Flc Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA Unams e ANIEF, chiedono nuove risorse per il contratto scuola 2025-2027 per recuperare il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione e dei rincari dei beni di prima necessità degli ultimi mesi.
Le motivazioni dello sciopero della CGIL vanno invece ben al di là della manovra di bilancio. Come si legge nel sito del sindacato, si va dal caro vita al fisco (si chiede l’indicizzazione dell’Irpef al tasso di inflazione) dalla “piena rivalutazione delle pensioni” al “mancato adeguato finanziamento di salute, istruzione, politiche sociali e non autosufficienza, sostegno all’abitare, previdenza”.
Le imponenti risorse necessarie per far fronte a tutto ciò si troverebbero, oltre che in una generica maggiore equità fiscale, essenzialmente riconvertendo le “spese per il riarmo”. Che è quanto viene chiesto anche da una parte del cosiddetto “campo largo”, quella facente capo al M5S di Giuseppe Conte e alla AVS di Bonelli e Fratoianni.
Anche questa volta, però, rispetto all’iniziativa del sindacato di Landini si va a posizionare in anticipo quella della Confederazione COBAS, di cui fanno parte i Cobas scuola, guidati dal loro leader storico Piero Bernocchi. In un comunicato COBAS fa un elenco di rivendicazioni e proposte molto simile a quello della CGIL: lotta al caro vita, indicizzazione delle retribuzioni e delle pensioni all’inflazione reale, massicci investimenti nei settori pubblici Scuola-Università, Sanità, Trasporti, Servizi di Assistenza, riduzione dell’orario di lavoro e legge sul salario minimo.
E in più, per quanto riguarda il settore della scuola, “aumento di 300 euro netti mensili per docenti ed ATA nella terza tranche salariale di contratto (che deve scattare il 1° gennaio 2027) cancellazione della riforma dei Tecnici”, etc.
Di tutto e di più, insomma, in concorrenza con la CGIL: sarà interessante valutare la portata dello sciopero del 30 ottobre (un venerdì, come il 20 novembre) che indica la stessa fonte di finanziamento: il “taglio drastico delle spese militari”.
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