Valditara: “Via lo smartphone. Libro, carta e penna”. Dall’IA alla dispersione scolastica, la scuola del futuro secondo il ministro
Dalla sfida dell’Intelligenza Artificiale al ritorno alle competenze fondamentali, dalla riforma della filiera tecnologico-professionale alla lotta contro la dispersione scolastica. È una visione della scuola che tiene insieme innovazione e tradizione quella delineata dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, il 14 ottobre 2026 a Palermo, in occasione della giornata inaugurale di La Sicilia fa Scuola – Stati Generali dell’Istruzione. Un intervento nel quale non sono mancati riferimenti ai risultati degli studenti italiani nelle rilevazioni internazionali, agli investimenti per il Mezzogiorno e alle nuove priorità didattiche, con un messaggio di fondo: la scuola deve prepararsi alle trasformazioni tecnologiche senza rinunciare a sviluppare le capacità intellettuali e culturali degli studenti. L’appuntamento, ospitato ai Cantieri Culturali alla Zisa, è stato promosso dall’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia e con il supporto scientifico di INDIRE. Davanti a dirigenti scolastici, docenti, personale ATA e studenti, Valditara ha illustrato risultati e prospettive del sistema educativo, alla presenza, tra gli altri, del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e dell’assessore Mimmo Turano.
«Serve ottimismo»: il riconoscimento al lavoro delle scuole
«Voglio iniziare questo mio intervento con una nota positiva di ottimismo». Valditara ha scelto di aprire il proprio discorso con un invito alla fiducia, sostenendo la necessità di riconoscere i risultati raggiunti dalla scuola italiana e il contributo quotidiano di chi vi lavora. Un riconoscimento rivolto in particolare agli insegnanti, ai dirigenti e al personale scolastico, chiamati ogni giorno a confrontarsi con difficoltà organizzative, educative e sociali. Il ministro ha ricordato, a questo proposito, il comportamento delle maestre di Marsala durante il recente maltempo, annunciando un riconoscimento a Roma e risorse per contribuire alla ricostruzione della scuola danneggiata. Un episodio richiamato come esempio del senso di responsabilità che caratterizza il lavoro educativo. L’invito a guardare anche alle esperienze positive ha fatto da premessa a una riflessione più ampia sui risultati del sistema scolastico italiano e sulle riforme che, secondo il ministro, dovrebbero accompagnarne l’evoluzione.
Scuola italiana e risultati OCSE: il confronto con la Finlandia
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il posizionamento della scuola italiana nelle indagini internazionali. Valditara ha richiamato una presentazione svolta a Roma da Andreas Schleicher, responsabile dell’area Education dell’OCSE, riferendo dei riconoscimenti che sarebbero stati rivolti al sistema educativo italiano.
«L’Italia ha ottenuto gli stessi risultati della scuola finlandese in lingua, matematica, scienze», ha affermato il ministro, facendo riferimento all’ultima indagine PISA da lui citata. Il confronto con la Finlandia, tradizionalmente considerata un modello di riferimento nel dibattito internazionale sull’istruzione, è stato utilizzato per sostenere la necessità di superare una rappresentazione esclusivamente negativa della scuola italiana. Valditara ha inoltre parlato di risultati superiori alla media OCSE nelle tre discipline e di progressi nelle scienze rispetto al 2022.
Si tratta di affermazioni riportate nell’ambito dell’intervento ministeriale, che richiedono una lettura puntuale dei dati di riferimento per essere valutate nella loro effettiva portata. Le comparazioni internazionali, infatti, devono tenere conto degli indicatori utilizzati, degli ambiti di competenza e dei periodi considerati. Al di là dei confronti, il punto sul quale il ministro ha insistito riguarda la capacità della scuola italiana di sviluppare competenze e la necessità di valorizzare il lavoro svolto nelle classi.
Intelligenza Artificiale, Valditara: prima di tutto bisogna formare l’intelligenza umana
Se i risultati delle rilevazioni internazionali hanno rappresentato il punto di partenza, è stato soprattutto il futuro della didattica a occupare una parte significativa dell’intervento. Al centro, inevitabilmente, l’Intelligenza Artificiale.
Valditara ha indicato l’IA come una delle grandi trasformazioni con cui il sistema scolastico è chiamato a confrontarsi. Ma ha posto una condizione: l’innovazione tecnologica non può sostituire la formazione delle capacità cognitive degli studenti. Comprendere un testo, costruire un ragionamento, padroneggiare il linguaggio e sviluppare autonomia di giudizio restano, nella visione illustrata dal ministro, gli strumenti indispensabili per utilizzare consapevolmente le nuove tecnologie.
La questione non riguarda soltanto la disponibilità di applicazioni digitali o la loro introduzione nelle attività didattiche. Riguarda piuttosto il rapporto tra ciò che uno studente deve imparare a fare autonomamente e ciò che può affidare al supporto di uno strumento tecnologico. È un interrogativo che investe direttamente il lavoro degli insegnanti: come integrare l’Intelligenza Artificiale nella didattica senza indebolire le competenze che rendono possibile un apprendimento consapevole? Nel ragionamento di Valditara, la risposta passa dal rafforzamento delle discipline fondamentali e dalla centralità della persona nel processo educativo.
«Via lo smartphone. Libro, carta e penna»: il richiamo alla scuola primaria
È in questa prospettiva che si colloca una delle espressioni più nette pronunciate dal ministro: «Via lo smartphone. Libro, carta e penna». Il riferimento è alla scuola primaria e alla necessità, secondo Valditara, di dare priorità alla lettura, alla scrittura e alle attività che consentono ai bambini di consolidare le abilità di base. Il messaggio non è stato presentato come un rifiuto generalizzato dell’innovazione digitale. Al contrario, il ministro ha riconosciuto la rilevanza dell’Intelligenza Artificiale, distinguendo però tra l’utilizzo delle tecnologie e la formazione delle competenze necessarie per governarle. La questione educativa diventa allora quella dell’equilibrio tra strumenti tradizionali e nuove opportunità digitali. In quali momenti dell’apprendimento è utile ricorrere alla tecnologia? E quali attività richiedono invece un esercizio diretto, continuativo e personale?
Il richiamo a libri, quaderni e penne si inserisce in una riflessione che attribuisce particolare importanza ai processi di lettura, comprensione e scrittura, considerati fondamentali anche per affrontare le sfide poste dall’Intelligenza Artificiale.
Nuove Indicazioni Nazionali, più spazio a grammatica e sintassi
Un altro tema affrontato da Valditara riguarda l’insegnamento della lingua italiana e il ruolo delle regole linguistiche. «Basta con lo spontaneismo espressivo», ha affermato il ministro, sostenendo la necessità di recuperare quella che ha definito una «cultura della regola». Nella prospettiva illustrata a Palermo, grammatica e sintassi devono tornare ad assumere un ruolo centrale fin dai primi anni di scuola, come strumenti per sviluppare precisione nell’espressione, chiarezza nel pensiero e capacità di comunicazione. Il richiamo si collega alle nuove Indicazioni nazionali e alla volontà di rafforzare le competenze fondamentali. La questione, sul piano didattico, apre una riflessione sul rapporto tra conoscenza delle strutture linguistiche e libertà espressiva. La padronanza delle regole, infatti, può rappresentare uno strumento per rendere più consapevole la comunicazione, ma il suo sviluppo chiama in causa anche le metodologie utilizzate dagli insegnanti. L’obiettivo indicato dal ministro è quello di consolidare le basi culturali degli studenti, affinché possano affrontare con maggiore autonomia sia gli studi successivi sia l’utilizzo delle nuove tecnologie.
Matematica, una «rivoluzione» che parta dalla realtà
Accanto alla lingua italiana, Valditara ha dedicato attenzione all’insegnamento della matematica. Il ministro ha parlato della necessità di una «rivoluzione della matematica», capace di coinvolgere anche gli studenti che ritengono di non avere una particolare predisposizione per questa disciplina. L’impostazione richiamata prevede un percorso che parta dall’osservazione della realtà per arrivare progressivamente alla comprensione dei concetti teorici. Non soltanto, dunque, attenzione ai risultati delle prove e alle competenze misurate dalle rilevazioni internazionali, ma anche al modo in cui gli apprendimenti vengono costruiti. Nel suo intervento Valditara ha ricordato inoltre un incontro del 2019 a Parigi con il matematico Cédric Villani, nell’ambito di una riflessione sulle relazioni tra matematica e intelligenza artificiale. Il richiamo alle discipline STEM si inserisce così in una prospettiva più ampia: rendere accessibili conoscenze complesse, valorizzando modalità didattiche che consentano agli studenti di comprenderne il significato e le applicazioni.
Dispersione scolastica in Sicilia: dal 18,8% al 13,7% in tre anni
Un capitolo rilevante dell’intervento è stato dedicato alla Sicilia e ai risultati che il ministro attribuisce agli investimenti realizzati negli ultimi anni. Secondo i dati comunicati da Valditara, la dispersione scolastica esplicita nell’Isola è passata dal 18,8% del 2022 al 13,7% del 2025, con una riduzione di 5,1 punti percentuali. Il ministro ha inoltre indicato una previsione di ulteriore diminuzione per il 2026, quando il valore potrebbe attestarsi intorno al 12%.
«La Sicilia ha una dispersione esplicita che si avvia a essere inferiore a quella della Germania», ha dichiarato, richiamando il confronto internazionale per sottolineare i progressi registrati. Ancora più marcata, secondo i dati illustrati, la riduzione della dispersione implicita, passata dal 16% al 9,2%, per la prima volta sotto la soglia del 10%. Si tratta di due indicatori che descrivono aspetti differenti del fenomeno: l’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione e la presenza di competenze insufficienti anche tra gli studenti che proseguono gli studi.
Valditara ha collegato questi risultati agli investimenti destinati all’Isola. «Dal 2022 abbiamo stanziato oltre 2,1 miliardi di euro per l’istruzione nell’Isola, di cui oltre 1,150 miliardi per l’edilizia scolastica», ha spiegato, sostenendo che l’impegno finanziario abbia contribuito al miglioramento degli indicatori. Il rapporto tra investimenti e risultati rappresenta uno degli elementi centrali della lettura proposta dal ministro. La sua valutazione apre anche una questione importante per il sistema scolastico: comprendere come consolidare nel tempo i progressi registrati e come intervenire sulle difficoltà di apprendimento che possono persistere anche quando diminuisce l’abbandono.
Mezzogiorno, investimenti in nidi, mense e palestre
Il bilancio presentato a Palermo ha riguardato anche il complesso delle regioni meridionali. Valditara ha dichiarato che al Mezzogiorno sono stati destinati oltre il 56% dei nuovi posti negli asili nido, quasi il 56% degli interventi sulle mense scolastiche e più del 51% degli investimenti nelle palestre. Il ministro ha inoltre sostenuto che siano stati superati gli obiettivi del PNRR, richiamando il rafforzamento del tempo scuola e le iniziative di contrasto all’abbandono. L’attenzione alle infrastrutture e ai servizi educativi si collega al tema delle opportunità formative offerte agli studenti. Nidi, mense e palestre non rappresentano soltanto interventi strutturali: la loro disponibilità incide sulle possibilità organizzative delle scuole, sull’ampliamento del tempo educativo e sulle esperienze di apprendimento. Il tema delle risorse si intreccia quindi con quello delle disuguaglianze territoriali e della capacità del sistema scolastico di offrire condizioni adeguate nei diversi contesti.
Filiera 4+2, Valditara punta sul rapporto tra scuola e lavoro
Un altro pilastro della visione ministeriale è rappresentato dalla riforma della filiera tecnologico-professionale 4+2. Valditara ha ribadito la volontà di rafforzare il collegamento tra formazione, competenze tecniche e sistema produttivo, valorizzando anche il ruolo della formazione professionale regionale, definita «un asse portante del percorso formativo dei nostri giovani». Il ministro ha espresso apprezzamento per la riforma della formazione professionale illustrata dal governo siciliano e per l’interesse manifestato dalle scuole dell’Isola verso il nuovo modello. Secondo Valditara, la riforma starebbe incontrando un particolare entusiasmo proprio nel Mezzogiorno. Al centro del ragionamento, la necessità di riconoscere la «diversità e bellezza dei talenti» dei giovani, offrendo percorsi differenti in relazione alle attitudini e alle aspirazioni personali. La collaborazione con le imprese viene considerata dal ministro uno strumento per favorire l’accesso a occupazioni qualificate e meglio retribuite, contribuendo allo stesso tempo allo sviluppo economico dei territori.
L’attenzione verso il modello italiano, ha aggiunto, sarebbe emersa anche all’estero. Il tema solleva una questione che riguarda direttamente studenti, famiglie e scuole: come costruire percorsi capaci di avvicinare i giovani al lavoro senza ridurre la formazione alla sola preparazione professionale? Nella prospettiva delineata dal ministro, la valorizzazione dei talenti passa attraverso il riconoscimento di differenti forme di apprendimento e la possibilità di scegliere percorsi coerenti con le proprie inclinazioni.
Equità e NEET: il tema delle opportunità educative
Nel quadro dei risultati illustrati, Valditara ha affrontato anche il tema dell’equità del sistema educativo e dei NEET, i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi. Il ministro ha sostenuto che negli ultimi anni l’Italia abbia registrato una riduzione significativa di questa componente della popolazione giovanile, richiamando il ruolo della formazione nel favorire maggiori opportunità di inserimento sociale e professionale. Ha inoltre citato un confronto sulla spesa per studente, indicando per il 2023 un investimento di 13.970 dollari, a fronte di una media OCSE di 13.231 dollari.
Secondo Valditara, gli stanziamenti successivi avrebbero ulteriormente rafforzato la posizione italiana. Anche in questo caso, le cifre sono quelle richiamate nell’intervento ministeriale e il loro confronto richiede di considerare le definizioni statistiche e i periodi di riferimento utilizzati. Il punto politico ed educativo sottolineato dal ministro riguarda la necessità di garantire opportunità di inserimento sociale e professionale. Ha inoltre citato un confronto sulla spesa per studente, indicando per il 2023 un investimento di 13.970 dollari, a fronte di una media OCSE di 13.231 dollari.
Secondo Valditara, gli stanziamenti successivi avrebbero ulteriormente rafforzato la posizione italiana. Anche in questo caso, le cifre sono quelle richiamate nell’intervento ministeriale e il loro confronto richiede di considerare le definizioni statistiche e i periodi di riferimento utilizzati. Il punto politico ed educativo sottolineato dal ministro riguarda la necessità di garantire opportunità formative e valorizzare le differenti capacità degli studenti, evitando che le condizioni di partenza ne limitino le prospettive.
Scuola e identità culturale: il richiamo ad Atene, Roma e Gerusalemme
Nella parte conclusiva del suo intervento, Valditara ha allargato lo sguardo dal sistema scolastico al ruolo della cultura nella formazione delle nuove generazioni. Ha richiamato la centralità della persona, la libertà e la democrazia come principi fondamentali della tradizione occidentale, individuando simbolicamente in Atene, Roma e Gerusalemme alcuni dei riferimenti culturali di questa eredità. In tale contesto ha espresso una valutazione sui totalitarismi del Novecento, sostenendo che fascismo, nazismo e comunismo abbiano negato quei principi. Il ministro ha quindi ricordato il contributo della Sicilia alla storia culturale e artistica italiana, richiamando anche Goethe e l’immagine del Paese «dove fioriscono i limoni». Una parte dell’intervento che evidenzia come, nella visione proposta da Valditara, la scuola non debba limitarsi alla trasmissione di competenze tecniche o professionali, ma conservare una funzione culturale e formativa più ampia.
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