Compiti a casa, Valditara: ‘Assegnarli entro la fine delle lezioni. Diario cartaceo insieme al registro elettronico’
Compiti assegnati entro la fine delle lezioni, niente consegne aggiunte sul registro elettronico nel tardo pomeriggio, la sera o durante il fine settimana. E ancora: verifiche programmate collegialmente per evitare che più prove si concentrino nella stessa giornata e ritorno al diario cartaceo, da utilizzare insieme al registro elettronico per responsabilizzare gli studenti e favorire anche la loro disconnessione dai dispositivi digitali. Sono le indicazioni contenute nella nuova nota del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per l’anno scolastico 2026/2027.
Il documento nasce da un problema che, evidentemente, continua a essere segnalato dalle famiglie. Il Ministero riferisce infatti di “diversi casi” nei quali i compiti vengono inseriti sul registro elettronico nel tardo pomeriggio o nelle ore serali, talvolta per il giorno successivo. In altre situazioni le consegne arriverebbero persino durante il fine settimana. Il risultato? Alunni e genitori costretti a controllare ripetutamente il registro per verificare eventuali aggiornamenti, con la necessità, sottolinea la nota, di riprogrammare anche “la vita familiare e il tempo libero” in funzione degli impegni scolastici.
Compiti entro la fine delle lezioni
Da qui l’indicazione più netta: i compiti dovrebbero essere assegnati entro il termine dell’orario delle lezioni, evitando interventi successivi. Non è una presa di posizione contro i compiti a casa. Al contrario, il Ministero ne ribadisce la funzione educativa: devono rappresentare un’occasione di riflessione e di rielaborazione personale di quanto affrontato durante le lezioni. Proprio perché abbiano questa funzione, però, servono “tempi distesi”, che secondo la nota non possono essere compressi dalla quantità delle consegne e da un carico eccessivo. Il punto, dunque, non è eliminare il lavoro domestico, ma interrogarne tempi, quantità e organizzazione. Un compito comunicato quando la giornata scolastica è ormai terminata rischia di perdere parte della propria funzione formativa e di trasformarsi in una richiesta alla quale studenti e famiglie devono continuamente tenersi pronti a rispondere.
Diario cartaceo e registro elettronico insieme
In questo quadro torna in primo piano uno strumento che la digitalizzazione sembrava aver relegato in secondo piano: il diario cartaceo. La nota ne raccomanda l’utilizzo sia nel primo sia nel secondo ciclo, spiegando che annotare direttamente i compiti può abituare gli studenti a una crescente autonomia nella gestione degli impegni scolastici, senza dover dipendere esclusivamente dal registro elettronico.
Non si tratta, quindi, di sostituire il digitale con la carta. L’indicazione ministeriale è quella di utilizzare il diario “assieme al registro elettronico”. Ai dirigenti scolastici viene chiesto di vigilare sul rispetto delle indicazioni e di attivarsi affinché il diario cartaceo venga effettivamente utilizzato. La questione tocca un nodo educativo non secondario: chi deve ricordare allo studente che cosa deve fare? Il registro elettronico, il genitore che lo consulta o lo studente stesso?
Verifiche, evitare più prove nella stessa giornata
La nota interviene anche sulla programmazione delle verifiche. Ferma restando l’autonomia didattica degli insegnanti, il Ministero ritiene necessario che docenti e Consigli di classe pianifichino le prove in modo da evitare la concentrazione di più verifiche nella stessa giornata scolastica. La programmazione dovrebbe essere concordata collegialmente e consentire una distribuzione equilibrata delle prove durante la settimana, evitando carichi di lavoro eccessivamente concentrati. Una misura che si lega direttamente anche ai compiti pomeridiani: distribuire meglio le verifiche significa permettere agli studenti di organizzare in maniera più razionale il tempo da dedicare allo studio a casa, con un’attenzione particolare alle giornate festive. È un passaggio significativo perché sposta il problema dal singolo docente al coordinamento complessivo della classe. Una verifica può essere perfettamente sostenibile se considerata isolatamente e diventare molto più gravosa quando, nello stesso giorno, si somma ad altre due prove.
La disconnessione entra nell’organizzazione scolastica
C’è poi una parola che nella nota merita attenzione: disconnessione. I dirigenti vengono invitati a promuovere nei Collegi dei docenti una riflessione su compiti e verifiche ispirata a criteri di “ragionevolezza, equità, proporzionalità” e finalizzata anche a favorire la disconnessione degli alunni dai dispositivi digitali. È forse questo uno degli aspetti più interessanti dell’intervento ministeriale. Il registro elettronico ha semplificato molti aspetti della comunicazione tra scuola e famiglia, ma la possibilità tecnica di aggiornarlo in qualsiasi momento rischia di tradursi nella necessità, per studenti e genitori, di controllarlo in qualsiasi momento. La nota prova a tracciare un confine: la tecnologia resta, ma non dovrebbe trasformare il tempo extrascolastico in una sorta di prolungamento permanente della giornata in classe.
Patto di corresponsabilità e Regolamento di istituto: cosa possono fare le scuole
Non tutto, però, viene regolato direttamente dal Ministero. La riflessione avviata nei Collegi dei docenti potrà tradursi, attraverso il coinvolgimento degli organi collegiali, in integrazioni del Patto educativo di corresponsabilità e del Regolamento di istituto. Saranno quindi anche le singole comunità scolastiche a poter definire regole più precise sull’organizzazione di compiti e verifiche.
La nota si inserisce inoltre in un percorso già avviato: richiama espressamente le precedenti indicazioni ministeriali dell’11 luglio 2025 e del 28 aprile 2025, segno che il problema non nasce oggi e che le raccomandazioni già formulate non hanno evidentemente impedito il ripetersi delle criticità segnalate. Ed è proprio questo il punto sul quale si misurerà l’efficacia delle nuove indicazioni. Stabilire che un compito debba essere comunicato entro la fine delle lezioni è relativamente semplice; più complesso è costruire nelle scuole una vera cultura della programmazione condivisa, capace di mettere insieme autonomia dei docenti, responsabilità degli studenti e organizzazione della vita familiare.
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