Nel cuore dell’Autonomia
Il DPR 275, attuativo della Legge 59 del 1997, porta la data dell’8 marzo 1999 ed entra in vigore il 25 agosto dello stesso anno. Da allora sono trascorsi venticinque anni nei quali le istituzioni scolastiche avrebbero dovuto ripensare profondamente il proprio assetto, emancipandosi dal centralismo amministrativo e dalla burocrazia. Eppure su questa ricorrenza è stato scritto sorprendentemente poco: qualche articolo, alcune interviste, riflessioni sparse su ciò che è stato realizzato e su ciò che è rimasto inapplicato. Nulla che restituisse davvero la portata del processo.
Il volume Autonomia 25. Una storia incompiuta, pubblicato da Tuttoscuola, colma finalmente questo vuoto. Lo fa con un’analisi rigorosa e insieme equilibrata, capace di «unire lettura critica, visione prospettica e analisi storica». Basandosi su dati, norme e memoria istituzionale, gli autori – Agata Gueli, Alfonso Rubinacci e Giancarlo Sacchi – offrono a chi lavora nella scuola e a chi la scuola la vive, un quadro completo, che mette in luce tanto le opportunità quanto le irrisolte contraddizioni dell’autonomia.
Tra le opportunità, il testo ricorda il ruolo del PTOF come identità e narrazione delle scuole, le innovazioni nate dal basso – spesso più efficaci dei decreti –, l’emergere di una nuova leadership educativa. Accanto a queste, però, si stagliano le zone d’ombra: un’autonomia priva di risorse, una burocrazia crescente, disuguaglianze territoriali che si ampliano, una leadership dirigenziale rimasta troppo spesso sulla carta.
Il decreto 275 del 1999 è definito dagli autori il vero «cuore normativo» dell’autonomia scolastica: avrebbe dovuto sancire l’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e sperimentazione. La loro riflessione mostra invece come nessuno di questi ambiti abbia raggiunto una piena realizzazione. La storia dell’autonomia, dunque, è davvero – come recita il titolo – una storia incompiuta.
Dalla prefazione del già ministro Patrizio Bianchi che colloca l’autonomia nel cuore della democrazia italiana, il volume ripercorre le radici culturali e politiche del concetto di autonomia: dalla stagione della partecipazione e dei Decreti Delegati, con il passaggio dalla “scuola dello Stato” alla “scuola della comunità”, alla riforma del Titolo V del 2001, che ha reso l’istruzione materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Un percorso che si è spesso arenato, lasciando molte norme inattuate o affidate al contenzioso costituzionale. Si ricordano anche le proposte di legge per l’autogoverno istituzionale – Aprea 2008, ADI 2017 sugli ISAS, Testo unificato 2012 – mai approvate, ma accomunate dall’intento di attribuire alle scuole piena personalità giuridica e organi di governo realmente rappresentativi del territorio.
Il volume collega poi l’autonomia – la mancata autonomia – alle sfide stringenti del presente, come il regionalismo differenziato, le nuove figure del middle management, la riduzione della dispersione scolastica tramite il PNRR, l’intelligenza artificiale nella scuola, sicurezza, benessere, inclusione.
La sintesi del contributo è racchiusa in una frase degli autori, che vale come manifesto: «L’autonomia non è un capitolo chiuso, ma un cantiere aperto. E il suo futuro dipende da noi.» Occuparsi di autonomia significa occuparsi delle persone che abitano la scuola e che rappresentano il presente e il futuro del Paese. L’autonomia scolastica non è stata – e non è – un’utopia irrealizzabile: sono dirigenti, docenti, studiosi e decisori pubblici a poter ancora completare questa storia incompiuta.
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