Superiori, cambia la geografia della scuola/1: ‘travaso’ di 70 mila studenti dal Sud al Nord

In dieci anni il numero complessivo degli studenti delle superiori statali è rimasto pressoché invariato, ma è profondamente cambiata la loro distribuzione sul territorio. Tra il 2015-16 e il 2024-25 il Mezzogiorno ha perso oltre 73 mila iscritti, mentre il Centro-Nord ne ha guadagnati quasi 67 mila. L’Emilia-Romagna cresce del 10,7%, mentre Molise e Basilicata perdono circa il 14%. Una trasformazione che viene da lontano e che può avere conseguenze non soltanto sull’organizzazione della rete scolastica, ma anche sugli equilibri demografici e sulla disponibilità futura di giovani qualificati nelle diverse aree del Paese.

La scuola superiore italiana cambia geografia. E lo fa mentre il numero complessivo dei suoi studenti rimane, almeno per ora, sostanzialmente stabile.

Nell’arco di un decennio, dal 2015-16 al 2024-25, gli iscritti agli istituti statali della secondaria di II grado sono infatti diminuiti di appena 6.536 unità, pari allo 0,3%. Dietro questa sostanziale stabilità nazionale si nasconde però un movimento molto più profondo: gli studenti diminuiscono sensibilmente nel Mezzogiorno e aumentano nel Centro-Nord.

Insomma, a parità di dimensioni complessive del sistema, il baricentro della scuola secondaria superiore statale si è progressivamente spostato verso settentrione. Con tutto ciò che ne consegue.

Nelle regioni del Sud gli studenti sono diminuiti in dieci anni di 53.152 unità (-7,5%), mentre nelle Isole se ne contano 20.004 in meno (-6,5%). Complessivamente, dunque, il Mezzogiorno ha perso 73.156 studenti delle superiori statali.

Contemporaneamente è avvenuto il fenomeno opposto nel resto del Paese. Il Nord-Ovest ne ha guadagnati 24.413 (+4,2%), il Centro 22.200 (+4,5%) e il Nord-Est 20.007 (+4,7%). In totale sono 66.620 studenti in più nel Centro-Nord.

La spaccatura Nord-Sud nei numeri

La tabella di sintesi sulla variazione degli studenti registrata al termine del decennio rende evidente la diversa traiettoria delle cinque aree territoriali.

Il Sud conserva il maggior numero di studenti tra le cinque macroaree considerate: erano 707.746 nel 2015-16 e sono 654.594 nel 2024-25. Ma detiene anche il primato più preoccupante: è l’area che nell’arco del decennio ha perso il maggior numero di iscritti.

Dal +10,7% dell’Emilia-Romagna al -14,2% del Molise

Il dettaglio regionale rende ancora più evidente la divaricazione territoriale. Tutte le otto regioni del Mezzogiorno hanno perso studenti alle Superiori nell’arco del decennio, mentre nel Centro-Nord prevale nettamente il segno positivo: tra le dieci regioni considerate, soltanto il Veneto registra un lieve arretramento (-382 studenti, -0,2%).

A guidare la crescita è l’Emilia-Romagna, che passa da 178.762 a 197.935 studenti: 19.173 in più, pari a un incremento del 10,7%, il più elevato d’Italia sia in termini assoluti sia percentuali. Segue, per numero di studenti guadagnati alle Superiori, la Lombardia, con 16.289 iscritti in più (+4,6%). Incrementi consistenti si registrano anche in Toscana (+9.330, +6,1%) e Lazio (+9.133, +3,9%).

Sul versante opposto la contrazione investe senza eccezioni il Mezzogiorno. In valori assoluti il calo maggiore si registra in Puglia, che in dieci anni perde 19.581 studenti (-9,5%), seguita dalla Campania (-17.705, -5,8%) e dalla Sicilia (-16.464, -7%).

Sono però soprattutto le variazioni percentuali a dare la misura dell’impatto sui territori meno popolosi. Il Molise ha perso il 14,2% degli studenti delle superiori statali in appena un decennio, passando da 14.439 a 12.387. Quasi identica la contrazione della Basilicata (-14%), mentre la Puglia perde il 9,5% e la Calabria l’8%.

Gli estremi raccontano forse meglio di ogni media nazionale quanto sia cambiata la geografia della scuola: mentre l’Emilia-Romagna in dieci anni ha guadagnato più di uno studente ogni dieci, Molise e Basilicata ne hanno perso circa uno ogni sette.

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