Superiori, cambia la geografia della scuola/2: Perché? Vent’anni fa la demografia divideva già l’Italia

Per comprendere cosa stia accadendo oggi nelle scuole superiori occorre tornare indietro di quindici-vent’anni, quando sono nate le generazioni oggi iscritte nelle scuole secondarie superiori statali.

Ed è qui che emerge un elemento particolarmente significativo: tra la metà degli anni Novanta e la fine del primo decennio del Duemila Centro-Nord e Mezzogiorno viaggiavano già in direzioni demografiche opposte.

Secondo l’Istat, l’incremento delle nascite registrato in Italia tra il 1995 e il 2008 fu infatti il risultato di dinamiche territoriali contrapposte: i nati aumentarono nelle regioni del Centro e del Nord, mentre al Sud e nelle Isole proseguì la denatalità.

Nel Centro-Nord gli incrementi furono consistenti: dall’11% del Trentino-Alto Adige al 30% della Lombardia. E spicca proprio l’Emilia-Romagna, che partiva da livelli di fecondità bassi e nel 2008 registrava oltre il 50% di nati in più rispetto al 1995. Nel Mezzogiorno accadeva il contrario: le nascite diminuivano in tutte le regioni, con flessioni comprese tra il 5% della Sardegna e il 21% della Basilicata.

La coincidenza con la geografia scolastica di oggi è significativa: l’Emilia-Romagna, che in quella fase registrò il maggiore incremento delle nascite, è oggi anche la regione italiana con il maggiore aumento percentuale degli studenti delle superiori statali (+10,7%). All’altro estremo, la Basilicata, che tra il 1995 e il 2008 aveva registrato la maggiore contrazione delle nascite, oggi ha il secondo maggiore calo percentuale di studenti (-14%), praticamente alla pari con il Molise (-14,2%).

Non si tratta naturalmente di un rapporto automatico: nell’arco di quindici-vent’anni intervengono migrazioni interne e internazionali, trasferimenti delle famiglie e percorsi scolastici differenti. Ma la corrispondenza tra le due geografie è chiara.

Solo dal 2009 lo scenario demografico cambia: la diminuzione delle nascite comincia a interessare sostanzialmente tutto il territorio nazionale, purtroppo.

Il ruolo dell’immigrazione nella crescita del Centro-Nord

A sostenere la precedente ripresa delle nascite del Centro-Nord contribuì in misura rilevante anche l’immigrazione.

Nel 2008, secondo l’Istat, in Italia nacquero oltre 72 mila bambini da coppie di genitori entrambi stranieri, pari al 12,6% del totale. Considerando anche le coppie miste, i nati con almeno un genitore straniero sfioravano quota 100 mila, il 16,7% di tutte le nascite.

L’Istat ha successivamente rilevato che proprio nelle regioni del Nord e del Centro la fase di moderata ripresa della natalità e della fecondità sperimentata tra il 1995 e il 2008 era da attribuire in primo luogo alla diffusione delle nascite con almeno un genitore straniero.

Anche questo contribuisce a spiegare perché le dinamiche della popolazione scolastica siano state così differenti nei diversi territori. E anche perché il numero di alunni stranieri, e la relativa incidenza percentuale, continui ad aumentare, soprattutto al Nord. Consentendo la tenuta, e anzi l’incremento fino ad oggi delle cattedre in quei territori, mentre nel Meridione diminuiscono e continueranno a farlo.

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