Competenze non cognitive, i prossimi passi della sperimentazione. Restano aperti i nodi dei fondi e dei tempi

Dopo il boom di adesioni, anticipato da Tuttoscuola nelle scorse settimane – quasi 1.500 istituzioni scolastiche, pari a circa una scuola autonoma su cinque – la sperimentazione nazionale sulle competenze non cognitive e trasversali prevista dalla legge 22/2025 entra ora nella fase decisiva.

La commissione tecnica nominata dal Capo Dipartimento per il sistema di istruzione e formazione del MIM sta lavorando intensamente in queste settimane per esaminare le 596 candidature pervenute, molte delle quali presentate da reti di scuole, per un totale di circa 1.491 istituzioni scolastiche coinvolte. Un numero largamente superiore alle attese, che ha reso questa una delle sperimentazioni più partecipate nella storia della scuola italiana.

Secondo il cronoprogramma previsto, la commissione dovrebbe concludere i propri lavori nelle prossime settimane, così da consentire l’emanazione, presumibilmente entro la fine di luglio, del decreto del Ministro con l’elenco delle istituzioni scolastiche e delle reti ammesse alla sperimentazione. Da settembre 2026, salvo diverse indicazioni, i progetti potranno quindi prendere avvio nelle scuole selezionate.

L’eccezionale partecipazione rappresenta senza dubbio un successo per il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Non sempre, infatti, le sperimentazioni nazionali hanno raccolto una risposta così ampia da parte delle scuole. In questo caso, invece, la forte adesione dimostra che il tema delle competenze non cognitive è percepito come una priorità educativa dalle comunità professionali e risponde a un’esigenza reale del sistema scolastico.

L’avvio della sperimentazione, tuttavia, porta con sé anche alcune questioni che richiedono risposte tempestive.

La prima riguarda le risorse economiche. La legge prevede un percorso di sperimentazione articolato e impegnativo, che non si limita alla formazione iniziale dei docenti, ma comprende attività di ricerca-azione, progettazione didattica, implementazione, monitoraggio, documentazione e valutazione degli esiti. Si tratta di un lavoro che accompagnerà le scuole per tre anni e che richiederà tempo, competenze e organizzazione.

E’ vero che la legge 22 prevede la solita clausola di invarianza finanziaria (“Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”). Ma è altrettanto vero che essa specifica che “le amministrazioni competenti (in tal caso il MIM, ndr) provvedono agli adempimenti ivi previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”. Dal momento che la sperimentazione prevede tra l’altro individuazione di percorsi formativi basati su metodologie didattiche innovative (…) all’interno di impegnativi progetti di durata triennale, è naturale attendersi che siano dirottati sulla sperimentazione fondi anche europei destinati alla formazione. Al momento, però, non sono ancora state rese note le risorse che saranno destinate alle istituzioni scolastiche per sostenere questo impegno. È un punto cruciale. Dopo la consistente mole di finanziamenti che negli ultimi anni ha interessato il sistema scolastico, sarebbe difficile comprendere come una sperimentazione di tale rilevanza strategica possa essere avviata senza prevedere adeguati fondi a supporto delle scuole. Una risposta chiara su questo fronte appare ormai urgente.

Un secondo nodo riguarda l’orizzonte temporale della sperimentazione. La legge 22/2025 parla di un percorso triennale, ma il primo anno è stato di fatto assorbito dal Ministero per predisporre il quadro normativo, raccogliere le candidature e organizzare la selezione delle scuole. Appare quindi ragionevole che il triennio decorra dall’effettivo avvio delle attività, previsto per settembre 2026, e si concluda al termine dell’anno scolastico 2028/2029, garantendo così tre anni pieni di sperimentazione, ricerca-azione e valutazione dei risultati.

Resta inoltre da capire quante saranno le scuole effettivamente autorizzate. Il numero finale potrebbe risultare inferiore rispetto alle circa 1.500 istituzioni che hanno presentato domanda, poiché la commissione ministeriale sta procedendo alla selezione dei progetti secondo i criteri previsti dall’avviso. Qualunque sia l’esito della selezione, il dato di partenza conserva tutta la sua forza: quasi il 20% delle istituzioni scolastiche autonome italiane ha scelto volontariamente di candidarsi a una sperimentazione che pone al centro lo sviluppo delle competenze per la vita.

Sul significato di questa straordinaria partecipazione è intervenuto anche Maurizio Lupi (leader di Noi Moderati), primo firmatario della legge n. 22/2025, molto attento a far sì che la sperimentazione dia frutti: “1.500 scuole hanno chiesto di partecipare alla sperimentazione sulle competenze non cognitive e trasversali: un segnale molto importante. Hanno scelto volontariamente di impegnarsi in un percorso che mette al centro la formazione integrale della persona”.

Per Lupi, “l’ampia adesione dimostra che questo tema è sentito dalle comunità educative e risponde a un’esigenza reale. Ora inizia la fase più importante: accompagnare le scuole nel lavoro di sperimentazione, ricerca e valutazione previsto dalla legge. Le scuole hanno già lanciato un messaggio chiaro e positivo. È un patrimonio che va sostenuto con convinzione, nell’interesse dei nostri giovani e del futuro del Paese”. Vedremo come si muoverà ora il Ministero.

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