Nancy Berti: ‘Sogno una scuola che si concentri sulla praticità e sulla concretezza, sviluppando menti sveglie, lucide e veloci’
Di Sara Morandi
Nancy Berti è una figura iconica nel mondo della danza, una passione che ha abbracciato fin dall’infanzia. La sua carriera è cominciata nel salotto di casa, trasformato in un piccolo palcoscenico, per poi spiccare il volo verso i più grandi teatri internazionali. Dalla danza classica ai ritmi vibranti delle danze latino-americane, Nancy ha saputo fondere la disciplina e la passione in un mix esplosivo, gareggiando e vincendo su palcoscenici di tutto il mondo. La sua determinazione e il talento l’hanno portata a collaborare anche con leggende come Andrea Bocelli e Carl Lewis, esperienze che hanno arricchito non solo la sua carriera, ma anche la sua crescita personale. La maestra Berti non è solo una ballerina con un background ricco di successi, ma anche un’insegnante appassionata e una coreografa innovativa. La sua visione per la scuola dei sogni è quella di un luogo che stimola e non incute timore, un contesto che incoraggia i giovani a credere nel proprio potenziale e a superare le sfide con fiducia e coraggio. Nancy sogna di creare una scuola dove ogni studente possa sviluppare la capacità di affrontare il mondo con mente sveglia e cuore aperto, trasformando ogni ostacolo in un’opportunità per crescere.
Dove ha origine la sua passione per la danza e quali ricordi conserva dei suoi primi passi nel mondo della danza?
“La passione per la danza non è qualcosa che è nata per caso né si è sviluppata più avanti con l’età. Al contrario, ho trascorso i nove mesi in cui ero nel grembo di mia madre in una balera, una dancehall dove la gente andava a ballare. Era l’inizio degli anni ’80 e i miei genitori erano proprietari di questo locale. Quando sono nata, il mio tempo era scandito dalla musica dell’orchestra. Invece di guardare i cartoni animati come gli altri bambini, per me l’intrattenimento erano le melodie dell’orchestra. Le sigle dei cartoni animati erano sostituite dalle canzoni suonate dal vivo, e per me era naturale vivere circondata da musica, muovere i piedi e osservare le persone ballare in pista, vedere le coppie danzare insieme. Questa passione non è nata per caso; era semplicemente parte della mia vita felice. Ricordo di ballare nel salotto di casa con i dischi di Carmelo. Lo spazio tra il divano e la televisione era il mio teatro, il mio palco, e ballavo immaginando che la carta da parati con un bosco autunnale fosse il mio pubblico, la mia platea. Uno dei miei primi ricordi è la mia prima lezione di danza a quattro anni. Nella mia mente, sapevo già che la danza sarebbe stata il mio futuro”.
Nel suo percorso di crescita e di successo, quali sono state le sfide più significative che ha affrontato e come è riuscita a superarle?
“Un percorso di crescita e successo è inevitabilmente accompagnato da molte sfide. È una sfida quotidiana, oserei dire, e particolarmente significative sono quelle che ti spingono a cambiare lo status o il livello di ciò che stai facendo. In queste situazioni, devi raccogliere tutte le tue energie e cercare di dare una svolta alla tua carriera. Uno degli episodi più significativi è quando decidi di lasciare casa perché senti che l’ambiente familiare ti sta troppo stretto. Ti immergi così in una giungla più grande di te, e devi raccogliere tutto il coraggio possibile. Un’altra sfida si presenta proprio quando, avendo lasciato casa, vuoi affermarti in un ambiente che prima era sconosciuto, ma che ora è diventato il tuo nuovo mondo. Vuoi imporre la tua presenza, lasciare il tuo nome scritto da qualche parte. Ricordo in particolare, quando, in giovane età rispetto alla media della categoria dei professionisti in cui ballavo, cercavo di affermarmi. Dovevo riuscire a impormi da giovane contro leggende del settore. Era una sfida quotidiana, contro il tempo, contro me stesso, e contro la maturità e la qualità di ballo degli altri. Tuttavia, queste sfide ti portano a migliorarti. Erano difficili, ma anche meravigliose. Se potessi tornare indietro, rifarei tutto e anche di più. Superare questi ostacoli richiede di mettere in campo tutte le tue forze, di coltivare un fuoco interiore e un desiderio di successo che non lasciano spazio a dubbi. Devi riuscirci con le tue forze, lavorando su te stesso ogni giorno, sia in sala, in viaggio, o durante una competizione. Nel bene o nel male, porti a termine il tuo percorso, diventando più forte e preparandoti a raggiungere ciò che hai sempre desiderato”.
Ha avuto l’opportunità di collaborare con figure iconiche come Andrea Bocelli e Carl Lewis. Quale esperienza o apprendimento porta con sé da queste collaborazioni?
“La collaborazione con figure iconiche è stata per me un’esperienza unica, vissuta con un po’ di ingenuità. Mi sono trovata immersa nel vortice della mia carriera, e ricordo con affetto la semplicità e l’umanità di queste persone straordinarie. Non c’era alcuna tensione o soggezione, anzi, il mio obiettivo era tradurre in parole e gesti semplici ciò che dovevano realizzare. Prima di tutto, dovevo conquistarli umanamente; una volta che si fidavano di me a livello personale, allora mi ascoltavano anche professionalmente. Ricordo con grande piacere queste esperienze, ma ciò che mi è rimasto più impresso non è tanto l’aspetto professionale o la responsabilità del palcoscenico, quanto la loro personalità. Erano persone grandiose, leggendarie, eppure tra le più umili che abbia mai incontrato. Sono orgoglioso di averle conosciute e la loro umanità è qualcosa che non potrò mai dimenticare. Con Andrea Bocelli, ad esempio, ho sviluppato un’ottima amicizia che dura tuttora. Il tempo passato insieme, vissuto nella semplicità, ci ha portato a costruire un legame forte. Nonostante fossero figure di spicco, erano persone normali che avevano bisogno di aiuto in ambiti in cui io potevo offrire il mio supporto. Questa collaborazione è stata per me un grande privilegio”.
In qualità di docente e coreografa, quale pensa sia il ruolo fondamentale dell’istruzione nella formazione di giovani e quali valori ritiene siano imprescindibili da trasmettere?
“Istruire e formare i giovani è una responsabilità immensa. Credo che sia fondamentale aver vissuto in prima persona un certo tipo di carriera e aver superato varie sfide personali, prima di riuscire a trasmettere ad altri come affrontare la vita. Non si finisce mai di imparare tutto ciò che si può fare e comprendere che la vita non è facile. La vita è una serie continua di sfide da superare, una dopo l’altra. È essenziale infondere nei giovani positività e fiducia, dimostrando loro che possono farcela con le proprie forze, grazie alla loro dedizione, determinazione e un sogno ben definito nella mente. Con “sogno” non intendo una semplice canzone, ma un’immagine o una visione per cui lavorare quotidianamente. È fondamentale sviluppare la capacità di credere nei propri mezzi e talenti. Secondo me, questo è il dono più grande che possiamo lasciare ai giovani di oggi. I valori seguiranno di conseguenza. Per esempio, il valore dell’unità e della coesione emerge lavorando giornalmente con la fiducia di poter raggiungere i propri obiettivi. Dobbiamo lasciare ai giovani la possibilità di farcela con le loro forze, perché ne hanno le capacità e il potenziale”.
Qual è la sua visione per la scuola ideale che sogna di costruire per i giovani del domani?
“La mia visione di una scuola ideale è quella che si concentra sulla praticità e sulla concretezza, lavorando per sviluppare menti sveglie, lucide e veloci. Una scuola che non fa paura, ma che stimola a trovare soluzioni. È essenziale dare fiducia agli studenti, incoraggiandoli a puntare sulle proprie capacità, perché con coraggio si può arrivare lontano. Questa scuola ideale dovrebbe fornire agli studenti le abilità e le competenze necessarie per risolvere i problemi, senza temerli. I problemi fanno parte della vita quotidiana e sono normali; ciò che conta è la scaltrezza nel trovare una soluzione il più velocemente possibile. Questo approccio porterà, un giorno, a concretizzare la visione del loro sogno nella vita, nel lavoro o in qualsiasi altro desiderio abbiano. In sintesi, immagino una scuola che non incuta paura, che non lasci gli studenti spaventati all’idea di affrontare il mondo esterno. Piuttosto, deve dotarli di strumenti utili per superare ogni sfida della vita, con fiducia e coraggio. Una scuola che formi persone forti e pronte ad affrontare un mondo complesso, ma che offre infinite possibilità”.
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